Ormai è chiaro. Il Movimento Cinque Stelle non vuole il cambiamento, né è preoccupato dei rischi a cui sta andando incontro il paese, ma spera soltanto in un nuovo inciucio tra Pd e Pdl, per poter continuare la sua battaglia contro la casta, i partiti, la vecchia politica.

Con quale fine? Difficile a dirsi. Quando si ha a che fare con una setta è sempre molto complicato decifrarne i reali propositi.

Dalle dichiarazioni dei suoi portavoce emerge poi una visione della democrazia, dei rapporti tra poteri dello Stato, che è quanto di più lontano possa esserci dai principi generali dell’ordinamento repubblicano e dalle norme della Costituzione vigente.

Qualcuno dovrebbe spiegare ai neoparlamentari grillini che l’Italia è sì una Repubblica parlamentare, ma questo non significa che il parlamento ha, per così dire, una funzione governante. Il potere esecutivo risiede nel governo, che, come tutti sanno, intanto può entrare nell’esercizio delle sue funzioni in quanto riceve la fiducia delle Camere.

In parlamento si fanno le leggi, ma non è in parlamento che si decide la politica economica del paese, né le cose da fare per la scuola, l’università, l’ambiente, il lavoro, i beni culturali.

È davvero singolare, perciò, il modo in cui i rappresentanti di Grillo interpretano il proprio ruolo in parlamento. Dicono che sono lì per “controllare”. Controllare chi? I loro colleghi? E cosa c’è da controllare in parlamento?  I prezzi del caffè alla buvette?

Sto semplificando, è ovvio, ma per dire che qui siamo davvero nel campo della farsa.

Ma poi: se da un lato potrebbe essere comprensibile un loro diniego a partecipare ad un governo con esponenti politici che in questi anni, e nella stessa campagna elettorale appena terminata, hanno fortemente contestato e deriso, dall’altro è inammissibile il loro aprioristico sottrarsi alle responsabilità che derivano dal mandato ricevuto.

Ma che razza di comportamento è quello di una forza politica che ottiene il 25% dei voti e dice “fate voi, che noi vi stiamo a controllare”? Evidentemente è il comportamento di un movimento in stato confusionale, che non immaginava minimamente di doversi assumere responsabilità tanto grandi in così poco tempo.

Ma anche il portato di una percezione di sé, e di un giudizio sugli altri, che si fonda su un’arbitraria e stucchevole distinzione tra “buoni” e “cattivi”. Laddove, ovviamente, i “buoni” sono quelli del M5S, i “cattivi” tutti gli altri.

Poi c’è il lato inquietante della faccenda, che traspare dalle incaute dichiarazioni del leader assoluto del movimento. “I partiti sono finiti”, dice Grillo. E con cosa dovrebbero essere sostituiti? Ce lo spiega direttamente lui: “Le masse informate non hanno più né il bisogno né la volontà di delegare ad alcuno il loro destino. I Referendum via rete, senza quorum e propositivi diventeranno la normalità”.

Grillo, e Casaleggio, propongono insomma una sorta di inedito plebiscitarismo digitale, nel quale il cittadino, al di fuori di ogni socialità, anche di tipo politico, sarebbe periodicamente chiamato a fare un click su un si o un no, per avallare o bocciare scelte fatte dall’alto ovvero per esprimere posizioni che, nella maggior parte dei casi, nessuno raccoglierebbe.

Un'altra sortita del comico: “In un tempo abbastanza breve – un decennio o due- nulla sarà come prima. Scompariranno i media tradizionali, svanirà gran parte delle strutture gerarchiche che regolano i vari aspetti della società e dell’economia. Tra queste, anche i partiti, che saranno sostituiti dai movimenti.”

Si ha l’impressione che l’alternativa proposta da Grillo sia quella in cui masse di individui atomizzati, soli davanti agli schermi dei loro personal computer, diventano portatori di una nuova forma di protagonismo passivo di fronte all’ineffabilità del potere.

Per fare questo Grillo dice di puntare al 100%, che, tradotto, significherebbe un parlamento monocolore. È vero che in Italia negli ultimi tempi ci siamo un po’ assuefatti a certi assalti populisti e carogneschi (Si pensi al martellamento della Lega sulle Istituzioni per  oltre un ventennio), ma è accettabile che nel 2013 un leader politico dichiari candidamente che il suo obiettivo è sbarazzarsi di tutti gli altri partiti e di voler ottenere la totalità della rappresentanza in parlamento? No, non è accettabile. Ma è il segno dei tempi, in un paese che ha smarrito se stesso, attanagliato da una grave crisi economica, le cui istituzioni sono ormai solo un cumulo di macerie.

La politica in quest’ultimo periodo ha dato una prova pessima di sé, tra corruzione, ruberie ed inettitudine. Grillo è un epifenomeno di tutto ciò, nutrito dalla rabbia e dalla disperazione dei cittadini. Ma non è la soluzione.