Prima di parlare di un nuovo racconto made in U.S.A. e per chiarire uno dei punti fondamentali del fotografo/viaggiatore consapevole è necessaria un’importante riflessione: che si tratti di un viaggio lungo un mese, di un week end o semplicemente di una gita fuori porta lo story board mentale di quello che si vuole rappresentare deve sempre essere pianificato in precedenza all’evento stesso. Nella narrazione del mio arrivo negli Stati Uniti ho descritto le emozioni provate nel rivivere New York (a mio modesto parere la città delle città) adesso vorrei proseguire la mia storia, in chiave non convenzionale, parlando del Greenwich Village e del suo cuore pulsante: Washington Square park. Per un turista sarebbe scontato recarsi in questo luogo e scattare le solite immagini “copertina”, l’arco di trionfo, le statue di Washington e di Garibaldi, la bella fontana centrale.. per me non è stato così. Ho studiato il passato e il presente glorioso del Village ed ho trovato molto interessanti non tanto le sue bellezze architettoniche (affascinanti ma un po’ fredde) bensì la vita stessa che fremeva e che tutt’ oggi palpita all’ interno del parco stesso. Notoriamente fucina di movimenti storici americani come quello Hippy e la Beat Generation di Jack Kerouac e Allen Ginsberg il quartiere offre al visitatore un ricorrente susseguirsi di stimoli sensoriali. La vita corre e si mostra spontanea agli occhi, alle orecchie alla sensibilità che un fotografo dovrebbe necessariamente avere: le partite di basket giocate nei recinti bordo strada, i giovani scalzi che affollano i prati intenti in letture e musica, i cabaret improvvisati dai molti artisti che esibendosi sotto un tetto di foglie e rami chiedono alla fortuna di essere notati. Una continua ricerca di quella fama che ha trasportato la mia mente lontano nel tempo, ai favolosi anni 80: la disco music, i film e le serie televisive tra cui prima su tutte l’indimenticabile Saranno Famosi dei ballerini Leroy Johnson e Coco Hernandez, del pianista Bruno Martelli e dell’ aspirante comico Danny Amatullo.

In questo continuo spettacolo tra realtà e finzione ho creato quello era stato il mio sogno, la mia visione, l’importante story board ideato nella mia testa ancor prima di partire. Sapevo a cosa sarei andata incontro, grazie al mio precedente studio e ai viaggi del passato avevo ben in mente che avrei trascorso una giornata intera fotografando questi giovani talenti,per me senza nome, provando la strana e fugace sensazione di far parte della vita e della speranza di una (forse) futura star. Spero che le mie immagini parlino di tutto questo:dell’emozione, della tenacia di questi ragazzi alla ricerca di un’occasione, di quel sogno americano che  ancora tutt’ oggi vive nell’ immaginario di tutti noi.

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