Domenica la partita di Calcio Juventus-Napoli non si sarebbe dovuta disputare in quel modo: dai fischi all’inno alla mancanza di sensibilità dei giocatori verso un Paese lacerato e ferito.

La FIGC, dopo la tragedia di Brindisi e il terremoto in Emilia, avrebbe dovuto prevedere la fascia di lutto al braccio dei giocatori, questo sarebbe stato realmente un gesto di solidarietà e partecipazione.

Anche se non sono un grande esperto di Calcio, non posso negare – come la maggior parte degli italiani – di seguirne le gesta, un po’ perché è lo sport più praticato, un po’ perché riesce una volta ogni due o quattro anni a riunire tutti per un Campionato europeo o mondiale.

Seguire l’intera partita mi annoia, gradisco vederne la sintesi: i gol, le parate più belle, i gesti atletici dei giocatori che puntualmente, il sapiente giornalista, riesce a raccogliere.-

Di una partita di Calcio mi piacciono gli Inni suonati all’inizio dell’incontro, dalla musica si comprende molto della tradizione di un Popolo e per l’Inno di Mameli ho ereditato da mio Padre il sentirlo in piedi.

Il mio papà ha combattuto la seconda guerra mondiale in Aereonautica, per due volte il suo aereo è stato abbattuto, per due volte si è salvato miracolosamente. Mi ha sempre raccontato che ascoltando l’Inno d’Italia si ritrovava con il ricordo vicino a tanti suoi coetanei: compagni di scuola, di gioventù, di bagordi e di armi che avevano perso la vita durante i combattimenti. Nella sua classe di liceo erano in 21 studenti, tornarono dalla guerra solo in due.

Ogni volta, davanti alla televisione si alzava per l’Inno, ma non era un militare convinto tutt’altro, lo faceva per rispetto verso coloro che in quell’Inno avevano creduto e avevano donato qualcosa di immenso.

Gli ultimi anni della sua vita lo aiutavamo ad alzarsi, a mantenersi in piedi, era pesante farlo, difficile da comprendere, ma era il suo credo, il suo cuore e non potevo violarlo.

Quell'inno è scritto per unire non per dividere.

Hanno ragione coloro che protestano per una classe politica indecente, allo stesso modo devono avere la ragione di farlo lontani dai simboli nazionali.

Il male che oggi affligge l’Italia sarà spazzato via alle prossime elezioni, l’Inno resterà così come è rimasto dopo gli attacchi di coloro che volevano sostituirlo, di coloro che volevano prendersi un pezzetto d’Italia per farne una nazione indipendente e sono finiti rubando denari e barando titoli di studio.

L’Inno d’Italia è degli italiani e i napoletani lo sanno, lo hanno difeso in mille occasioni, lo hanno supportato e lo faranno ancora con più forza nei prossimi mesi e nei prossimi anni cancellando il gesto di domenica scorsa che della ragione non ha nulla.