Ho letto in questi giorni un interessante editoriale scritto dalla giornalista e conduttrice televisiva Luisella Costamagna su un noto settimanale. La giornalista ha citato alcuni dati inerenti al consumo dei beni di lusso. In tempi di crisi ci aspetteremmo una depressione anche del lusso, ma non è cosi.

Secondo i dati citati dalla giornalista nel 2012 i consumi mondiali di beni di lusso toccheranno un nuovo record, con una crescita stimata del 6-7% e un fatturato che supererà i 200 miliardi di euro. Gioielli e orologi hanno toccato un + 18% nel 2011 rispetto al 2010, pelletteria e borse, auto ( + 14%) yacht (+ 7%) senza considerare il turismo di lusso.

Quindi, non è vero che la crisi ci sta rendendo tutti più poveri, perché ci sono individui e famiglie sempre più ricche che accumulano immensi tesori e rendono particolarmente fiorente il mercato dei beni di lusso. Ci sono milionari russi, cinesi, persone che provengono dall'india, dal sud est asiatico e ora anche dall'Europa del est. Queste famiglie si possono permettere qualsiasi spesa folle.

Il problema tuttavia non è solo quella di una maggiore equa distribuzione delle ricchezze tra le persone, ma anche delle ricette messe in campo dai governi che dietro  a slogan retorici finiscono col colpire pensionati, lavoratori precari e la classe media o sotto la media. Manca in altre parole un equa distribuzione dei sacrifici. Non mi sembra che questa sia la giusta strada per uscire dalla crisi.