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È il 2016 quando comincia a imperversare il nome dei Flat Bit, ragazzetti scanzonati dalla penna ragionata e intelligente, che tracciavano con 2000 mode un quadro irriverente sulle tendenze del momento. Un primo approccio con il loro modo di fare musica, certificato poi dall'EP Imperfette Condizioni, che li ha resi noti in Italia e nel panorama della musica emergente. Poi, dal 2018, l'inizio di una nuova storia, fatta di scrittura e registrazione, che il 12 aprile 2019 darà alla luce Il giorno dopo, il nuovo disco della band marchigiana. Un prodotto più consapevole ed empatico, anticipato dal singolo La cosa giusta.

Tre anni dopo, ecco Il giorno dopo. Quant'è stato importante questo periodo di gestazione per il vostro nuovo ‘figlio'?

"Il disco precedente (Imperfette Condizioni) ci ha permesso di suonare praticamente per quasi due anni di fila, dalla sua uscita nel 2016 non ci siamo mai fermati. Così, nell'estate del 2018, abbiamo deciso di prenderci una piccola pausa dai concerti e gettare le basi per un nuovo lavoro. È stata un'esperienza molto formativa, dedicarsi a pieno solo alla scrittura e alla produzione, senza vincoli ne distrazioni. Ci siamo fermati spesso a riflettere sul luogo dal quale veniamo, il Montefeltro, in provincia di Pesaro Urbino. Sono stati anche questi momenti a plasmare il disco, momenti in cui affiora quella sensazione di calma e finta libertà che ti coccola e consuma inesorabilmente. Ma dopo un anno esatto di lavoro, eccoci qua".

Il titolo dell'album è un auspicio per il futuro?

"Il giorno dopo ha più significati. Come band, può essere letto come un ritorno discografico, un ‘giorno dopo artistico' se vogliamo, una nuova pagina tutta da scrivere. Lo abbiamo scelto perché si sposa perfettamente con il mood dei testi, questo è un disco che arriva meglio se ascoltato il giorno dopo una sbronza, una batosta emotiva, un concerto…".

Comunque il mio brano preferito finora è Fuori dal coro. Secondo me è il pezzo ideale che inquadra il vostro momento: un richiamo al passato e alla vostra intelligenza testuale e un presente contaminato da sperimentazioni sonore. Chi sono le persone ‘fuori dal coro'?

"Grazie mille! Fuori dal coro potremmo definirlo un ‘inno motivazionale', ha un testo diretto e immediato che sprona a dare sempre il meglio anche se si è morti dentro. Con il nostro produttore, Livio Boccioni, abbiamo sperimentato molto andando a pescare qualcosa dal passato, abbiamo inoltre ‘arruolato' un tastierista eccellente come Alessandro ‘il Poto' Esposti, che suona in tutte le canzoni dell'album e ha dato un enorme contributo al sound di questo disco. Le persone fuori dal coro sono quelle che cercano di fare della propria vita un capolavoro e non si rassegnano, resistere e insistere oggi, è un atto rivoluzionario".

In linea generale, i vostri pezzi toccano temi abbastanza intriganti, come la periferia, le città che mutano, amici che si trasferiscono o mettono su famiglia. Sentite che il mondo attorno a voi sta cambiando? E quant'è difficile trovare la propria posizione in questo contesto?

"Il mondo cambia inesorabilmente, le compagnie si dividono, gli amici mettono su famiglia, qualcuno arriva qualcuno va. Come abbiamo più volte ribadito negli anni, nelle canzoni cerchiamo di raccontare storie vere o comunque di fotografare istantanee e sensazioni che realmente fanno parte del nostro quotidiano, non amiamo essere astratti. Ci viene abbastanza spontaneo. Essendo cinque ragazzi di provincia, la musica ci ha permesso di creare qualcosa che non esisteva, coinvolgendo anche decine di persone che orbitano attorno alla band, una bella famiglia allargata. Sotto questo punto di vista forse sì, abbiamo trovato il nostro posto".

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In pratica l'ho anticipato prima, ma a mio avviso il vostro album si colloca in un momento di crescita. Rispetto, ad esempio, a Imperfette Condizioni, ho ascoltato un disco ragionato a livello introspettivo, approfondito e condito (forse) anche da esperienze personali. Ecco, a tal proposito, in questi anni come sono cresciuti i Flat Bit?

"È stato un approccio diverso, se con l'altro disco avevamo delle scadenze e dei canoni di produzione differenti, per questo ci siamo presi tutto il tempo che ci occorreva. Siamo partiti dalla scrittura dei testi facendo due/tre riunioni settimanali sugli step successivi da fare, nulla è stato lasciato al caso. La produzione delle canzoni è stata fatta quasi completamente in studio spalla a spalla con il nostro produttore. In questi tre anni in giro sui palchi, abbiamo capito chi sono i Flat Bit e dove vogliono arrivare, siamo entrati a far parte di questa band poco più che ventenni, era il 2010, ci sentiamo ancora come all'inizio, forse meno ingenui".

La vostra sperimentazione sonora vi ha portato a varcare le porte dell'indie pop, in un passato dove ha prevalso anche il rap. Come mai questa scelta stilistica?

"Le influenze cambiano di continuo e ne risente anche la scrittura. Nell'ultimo periodo abbiamo visto molti concerti di band italiane, più o meno conosciute, siamo grandi fan e sostenitori della ‘scena'. Forse in controtendenza con il panorama più o meno pop attuale abbiamo usato pochi suoni campionati a favore di cose suonate realmente, anche per le linee vocali c’è un approccio più melodico e avvolgente rispetto ai lavori precedenti. Ci piace comunque cambiare pelle ogni disco che facciamo, cercando di essere sempre riconoscibili".

La vostra fortuna e bravura è la capacità di sapervi reinventare senza etichette. Secondo voi, cosa vi permette di fare ciò in modo costante?

"Non ci è mai piaciuto essere ‘catalogati' o ‘etichettati' in una nicchia o un genere preciso. I Flat Bit sono e saranno sempre in continua evoluzione, è un cantiere sempre aperto".

Sperimentazioni a parte, avete mantenuto una vostra identità artistica ben precisa, e questo è ciò che dà forza al complesso secondo me. Anche perché, nonostante i vostri richiami iconici puramente estivi dei lavori precedenti, ho constatato un lavoro che va al di là della stagione. Come vi trovate a uscire un po' dal guscio degli inizi?

"È bello esplorare nuovi orizzonti, l’entusiasmo è rimasto quello degli inizi. Tuttavia con gli anni abbiamo avuto la possibilità di lavorare con professionisti seri e apprezzati che ci hanno aiutato molto a crescere. Quando abbiamo cominciato, voleva essere un passatempo domenicale, un pretesto per bere qualche birra in compagnia, nessuno si immaginava che un giorno avremmo parlato con te del terzo disco!".

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C'è una canzone che ho trovato abbastanza singolare: Opinione. Mi sembra un lavoro testuale/sonoro che apre le porte a nuovi scenari musicali per i Flat Bit.

"Nasce da una vecchia amicizia con Lo Strego, artista sammarinese giunto alle cronache per aver partecipato ad Amici nel 2017. Abbiamo sempre parlato negli anni di voler fare un feat e quando si è presentata l’occasione l’abbiamo subito sfruttata. Opinione in effetti è un pezzo che va a fondere due stili completamente diversi ma che stanno bene insieme e creano un atmosfera quantomeno insultale e differente dal resto del disco, siamo davvero felici di aver collaborato con lui".

Vorrei chiudere con un concetto a me caro che ho ritrovato nel singolo Macerie: "Ma qui nessuno chiede mai se stiamo bene". Ci stiamo dimenticando delle persone?

"Proprio così, abbiamo scritto Macerie per ricordare e ricordarci come ogni giorno seguiamo etichette e regole dettate dal conformismo, pensiamo di essere liberi e felici inseguendo obiettivi che non sempre sono i nostri ma quelli che la società impone. Mentre nessuno ci chiede mai davvero se stiamo bene, perché non interessa più alle persone, ci parliamo addosso. Ascoltiamo continuamente canzoni d'amore, ma troppo spesso è solo amore per se stessi".