Il flusso della vita e dei processi evolutivi è in costante e dinamico cambiamento sul nostro pianeta. Comprendere la fonte e il ruolo della biodiversità diventa essenziale e quindi tutti i fenomeni legati alla storia dell'uomo e al suo legame con le altre specie e con il pianeta.

La vita comparve sulla terra circa 3,75 miliardi di anni fa mentre si fa risalire a circa 4,6 miliardi di anni la nascita del nostro pianeta, quando le condizioni ambientali come la stabilizzazione della temperatura della superficie del pianeta, lo permisero. Le prime forme di vita furono gli organismi unicellulari. La successiva progressione della vita è davvero sorprendente. Una pausa evolutiva che s’interruppe solo intorno a 1,8 miliardi di anni con la comparsa delle cellule eucariote. Anche qui l'analisi degli eventi colpisce per il singolare carattere d’imprevedibilità. Fu necessario un altro miliardo di anni abbondante alla vita per introdurre un nuovo vero step evolutivo, quello verso organismi complessi.

Solo 530 milioni di anni fa la terra assiste a un evento che oggi è considerato misterioso e assolutamente straordinario per le sue caratteristiche. L'esplosione delle forme di vita del Cambriano, definito a ragione anche come " il grande mistero della storia della vita", stravolse con una vera e propria frenesia di eventi evolutivi la vita sul pianeta. Un'accelerazione impressionante (che durò un tempo in senso geologico davvero breve, circa 10 milioni di anni) diede origine a tutti i principali schemi di organizzazione corporea (phyla) da cui hanno origine tutte le forme di vita attuali. Di nuovo quello che accade dopo la straordinaria esplosione di nuove forme di vita nel cambriano avvenne l'inaspettato. Seguono milioni di anni in cui la maggioranza delle specie comparivano e scomparivano spesso in seguito ad eventi straordinari. Le ondate di estinzione ed evoluzione rappresentano forze che periodicamente sconvolgono il flusso della vita che come costante sembra avere prima di tutto il cambiamento.

Delle milioni di specie oggi viventi o estinte, la totalità rappresenta una variazione dell'organizzazione corporea che ha avuto origine nel Cambriano. Da uno di questi phyla hanno origine i mammiferi (phylum cordati). Portiamo avanti l’orologio della storia della terra di altri 500 milioni di anni e arriviamo ad un periodo compreso tra 34 e 23 milioni di anni fa. Inizia il dominio dei mammiferi. Altro salto in avanti e arriviamo ad un periodo compreso tra 4 e 3 milioni di anni fa. Incontriamo l'Australopithecus afarensis, il fossile della famossissima Lucy (così nominata dal titolo di una canzone dei Beatles), che rivoluzionò la paleontologia umana. Dallo stesso periodo e dallo stesso luogo provengono fossili appartenenti a giraffe, probabilmente molto simili alle specie che conosciamo oggi. Da qui in poi antenati dell’uomo e giraffe cominciano la loro convivenza sul pianeta.

Ciò che è veramente incedibile è quanto poco conosciamo delle giraffe. Nemmeno a dirlo, delle nove specie viventi, 6 oggi sono a rischio di estinzione. La sua sagoma unica e la caratteristica colorazione del mantello la rende “conosciuta” in senso generico ma nello specifico mancano davvero molte informazioni che la riguardano. Il suo collo lunghissimo è composto da sette vertebre cervicale, esattamente lo stesso numero della maggior parte dei mammiferi. Sono la forma, la mobilità e la robustezza a consentire la struttura e la posizione che la rendono così “alta”. La giraffa è un enorme erbivoro ruminante, quindi un vero e proprio “animale vegetariano, anzi vegano” che a differenza della maggior parte delle specie appartenenti all’ordine degli artidattili (che camminano su un numero pari di dita, trasformate spesso in zoccoli) e si ciba di arbusti (nello specifico di acacia) invece che di erba. Per nutrirsi le giraffe avvicinano i rami alla bocca con l’aiuto delle labbra muscolose e di una specialissima lingua nera prensile, che raggiunge la lunghezza di 40 cm. Raramente si sdraiano probabilmente perché le complicazioni nel rimettersi in piedi la renderebbero particolarmente vulnerabile. Inoltre le zampe anteriori sono leggermente più lunghe delle posteriori evidenziando ancora di più una morfologia davvero unica.

Cosa conosciamo in realtà delle loro intensa vita sociale, della vita emotiva, del loro mondo relazionale e delle loro capacità cognitive? Praticamente poco o nulla. Sappiamo che l’unico vero “predatore” delle giraffe (adulte) è l’uomo. I cuccioli possono essere cacciati anche dai leoni, ma la struttura sociale di questi erbivori insieme alla loro mole, tende a ridurre al minimo i casi di attacchi. Sono animali incredibilmente pacifici. Sarebbe una conclusione intuitiva ma errata associare esclusivamente la loro dieta al loro comportamento mite, al massimo difensivo. Ci sono moltissimi animali che si nutrono esclusivamente di vegetali ma che mostrano caratteristiche comportamentali molto più  territoriali o aggressive (anche tra soggetti della loro stessa specie).

Le giraffe vivono in branco ma socializzano facilmente anche con altre specie con cui dividono il territorio. Gli studiosi sottolineano l’assenza quasi totale di scontri. Solo nel periodo dell’accoppiamento si cimentano in una lotta molto spettacolare fra maschi detta “necking” in cui si colpiscono a “colpi di collo”. Come i molti altri mammiferi (anche domestici, come il gatto o il cavallo) osserviamo il “segno del flehmen” (flehmen respond) che consiste nell’arricciamento del naso e delle labbra, funzionale all’analisi degli odori (in particolare dei feromoni sessuali). La comunicazione tra i componenti del gruppo sfrutta la vista (acutissima), gli odori, e le vocalizzazioni. Meno di vent’anni fa le giraffe erano considerate praticamente mute dagli zoologi. Ora sappiamo che in realtà il ventaglio di suoni usati è piuttosto complesso e comprende fischi e grida negli adulti;  muggiti, belati e “simil miagolii”, usati dai cuccioli per richiamare l’attenzione delle madri; tra maschi è comune una specie di abbaio (simile a quello emesso dai caprioli). Una delle caratteristiche di questi grandi mammiferi che ha impedito all’uomo di avviare il processo di domesticazione (ma non l’unico), è la struttura della vita riproduttiva.

Forse noi diamo valore alla biodiversità proprio perchè essa nutre la psiche, lo spirito e l'anima dell'uomo.

Richard Leakey
I piccoli nascono dopo un periodi di gestazione di 15 mesi e non possono riprodursi fino all’età di 3 anni. Le mamme partoriscono in piedi quindi il piccolo “cade” nel mondo da un’altezza di 2 metri! Sono cuccioli molto precoci e dopo meno di 30 minuti sono già in grado di seguire la madre. Dopo alcuni mesi in cui stanno esclusivamente a contatto con lei, inizia la fase del “nido”. Una struttura sociale in cui nove/dieci cuccioli che vengono accuditi e allattati a turno dalle madri. In questa fase le giraffe sono molto protettive e difficilmente un predatore ha spazio e modo di avvicinarle.

Concludo questo breve viaggio nel mondo della giraffa augurandomi che in futuro avremo ancora modo dividere  il pianeta con questi "magnifici esempi di biodiversità” in cui il modello della convivenza pacifica e della collaborazione prevale sui modelli della territorialità e della competizione.