Si sapeva. Ce lo aspettavamo già alla fine della scorsa stagione. Quest'anno il Napoli avrebbe dato tanto, tutto, pur di tornare in vetta alla classifica dopo gli anni d'oro di Maradona. E c'è riuscito, salutando il buon vecchio Mazzarri ed accogliendo il tanto criticato Benitez. Tecnico di rilievo internazionale, capace di vincere coppe a destra e a manca e, nonostante ciò, venire esonerato per ragioni alquanto sconosciute. C'è da dire che è stata una fortuna, fino ad ora: se non fosse stato a spasso, sarebbe stato difficile portarlo a Napoli. O forse no? Gli acquisti mirati, indirizzati a rinforzare con l'arrivo di top player una rosa ancora incompleta, avrebbero forse convinto ugualmente lo spagnolo che prima di tutto ha creduto nella "piazza napoletana". Oggi per tutti è diventato Rafè.

Dodici punti per tornare a sognare, ad agognare una città in festa, le strade bloccate, le bandiere a sventolare nel cielo azzurro, le grida ed i cori di chi, dopo tanta sofferenza, ritrova per un attimo una gioia non soltanto sportiva, ma anche spirituale. Perché se negli stadi invocano il Vesuvio a "lavarci col fuoco", o inneggiano all'immondizia che – purtroppo è vero – infesta la città, nei palazzi del potere si fa buon viso a cattivo gioco, come se il Napoli, in fin dei conti, desse soltanto fastidio, quando invece è capace di "beccarsi" i complimenti del UEFA e del panorama calcistico europeo in poco meno di quattro giornate. Roba che nemmeno la Juventus due anni fa è stata in grado di fare. Una crescita esponenziale, evidente, ancora da sviluppare, che nulla toglie al gran lavoro di Aurelio De Laurentiis, artefice di una risalita storica, dalla C alla vetta della Serie A. Dal fallimento al successo. Perché anche se lo scudetto non arrivasse, è fuori di dubbio che questo Napoli è un grande Napoli, anche a livello mediatico e di marketing, con la Cina che apre al "fenomeno partenopeo" come mai aveva fatto prima di chiunque altro. Dove sarà capace di arrivare questo Napoli, è una domanda che non può avere risposta. Non soltanto perché "del domani non v'è certezza", ma soprattutto perché questo Napoli non sembra avere limiti, dentro e fuori dal campo.