In questi giorni ruota tutto attorno al Presidente del Consiglio, ma non è una novità. Da un po' di settimane a questa parte la politica italiana sta diventando fortemente "renzi-centrica". Nonostante questa enorme pressione svolta dal sindaco di Firenze, però, si notava ancora aleggiare nello spazio siderale qualche asteroide pronto a colpire. Pronto a distruggere quello che l'attuale inquilino di Palazzo Chigi ha, pian piano, costruito.

Berlusconi di certo non è tra le minacce che più preoccupano il premier. Soprattutto dopo il magro risultato delle europee, il "Badante di Arcore" non rappresenta più una minaccia, neanche all'interno di FI, infatti Fitto e Toti stanno già facendo a spallate per decidere chi siederà sul trono di San Lorenzo in Lucina. Inoltre, dopo il cosiddetto "Patto del Nazareno", l'ex Cavaliere è andato anche alla corte di Re Matteo per cercare di sancire l'alleanza che l'avrebbe tenuto in vita tra gli astri della "Res Publica" italiana.  Grave minaccia, nonostante tutto, si è sempre dimostrato Grillo con i suoi seguaci, che alle europee hanno sì preso una grossa sberla, dall'armata PD, però non tanto forte da farli tramortire.

Le ironie del caso sono state tutte sprecate "#vinciamopoi", "maalox" tutto ciò che rientra nel sano sfottò, che sa più di calcio che di politica.

In tutto questo trambusto anche 14 senatori PD, seguaci del giornalista Corradino Mineo, hanno per un attimo lasciato la casa base per provare a camminare da soli. Il risultato è stato un bel rientro all'ovile e la consapevolezza che, senza l'accento toscaneggiante alle spalle, hanno poco da fare. Anche i "nemici-di-partito" hanno trovato in Renzi un ottimo trampolino di lancio per salire, almeno per una volta, sul carro del vincitore. Dove sono più le lamentele di Civati e Cuperlo? Forse persi anche loro nello tsunami del renzismo più galoppante.

In questo clima di riavvicinamento alla casa madre da destra e da sinistra, però nessuno avrebbe mai pensato che anche Beppe Grillo si sarebbe potuto avvicinare all'"ebetino", al "massone", al "figlioccio di Gelli" e invece, ecco il colpo di scena, il leader del M5S cerca Renzi per fare le riforme. Gli propone un bel "democratellum", legge elettorale che dovrebbe sostituire l'"Italicum", con tanto di preferenza negativa.

Sappiamo tutti come le trame  della politica siano imperscrutabili anche per il più abile tessitore, però adesso sta diventando una matassa troppo intrecciata. Il più acerrimo nemico del PD varca le porte del Nazareno per parlare di riforme. Renzi, uomo fin troppo furbo, ha gustato un'ottima vendetta. Si è fatto cercare, desiderare. Non solo, ha anche chiesto  di trasmettere l'incontro su streaming – tanto per ironizzare ancora. Insomma, sta imboccando al comico genovese una medicina amara ma ricca di soddisfazioni. Altra stranezza del signore del web è quella di non aver chiesto neanche un briciolo di voto on-line ai suoi elettori, seguaci o followers che siano. Ha deciso da solo, così come si fa nelle logiche della più vecchia partitocrazia. Che si sia anche lui allineato alle mode del partitismo. Difficile a dirsi, si stanno comunque dimostrando giorni di grandi colpi di scena degni del miglior thriller.

Un'unica cosa è certa, per adesso l'attrazione di Renzi è grande, una volta si parlava di salire sul carro del vincitore ma adesso il carro è troppo piccolo per far salire tutti coloro che, in un modo o nell'altro, tentano l'assalto un suggerimento a Renzi è quello di munirsi di un "cargo" così da poter reclutare quanti più "figliol prodigo" possibile.

Gaetano Gatì