Oggi parliamo di una tradizione che affonda le proprie radici nella storia, straordinaria, di una città. Ci riferiamo, ovviamente, alla meravigliosa Festa dei Gigli di Nola.

Torniamo indietro nel tempo, precisamente al giorno in cui Nola si risvegliò bruscamente, con l'invasione dei barbari che saccheggiarono la città e fecero schiavi tanti nolani. Il Vescovo Paolino riscattò, con i beni in suo possesso, la libertà di tanti figli di quella città, fino a finire tutte le sue ricchezze. Giunse, sulle scale del Duomo, in lacrime, la vedova di un Salumiere che chiedeva un aiuto per suo figlio. Il Vescovo, non avendo più nulla da offrire ai barbari in cambio della libertà del ragazzo, decise di offrirsi come schiavo, in incognito, al suo posto. La vedova non era d'accordo, ma Paolino aveva deciso. Così, insieme agli altri nolani, venne imbarcato verso l'Africa. Il Vescovo, quando poteva, si dava al giardinaggio, facendo fiorire dei fiori bellissimi. Fu così che, un bel giorno, il re dei barbari chiese ai suoi di portargli quell'uomo così brillante. Così, per una chiacchierata. Durante il lungo colloquio, il re barbaro, dopo aver capito quell'uomo chi era, disse a Paolino: “Chiedimi ciò che vuoi e torna a Nola”. Il Vescovo, allora, chiese la libertà dei nolani e, insieme a loro, intraprese il lungo viaggio di ritorno.

Ad accogliere il loro rientro ad Oplonti, l'odierna Torre Annunziata, c'erano otto nolani con un fiore tra le mani, precisamente un giglio. Gli otto nolani erano i rappresentanti delle corporazioni delle arti e dei mestieri. Parliamo, quindi, di un ortolano, un salumiere, un bettoliere, un panettiere, un beccaio, un calzolaio, un fabbro ed un sarto.

Da quel momento, ogni anno, il popolo nolano decise di celebrare quell'evento. Ogni corporazione, scegliendo un proprio gruppo di rappresentanti, costruiva una torre altissima in legno e cartapesta. Nacque, così, una vera e propria sfida tra le corporazioni legata a chi costruiva la torre più alta e più bella. Siamo arrivati, così, ai 25 metri di oggi. La festa ha subito, nel corso degli anni, tanti cambiamenti. Ad esempio, agli albori, il giglio, stando ad alcune fonti storiche, veniva trascinato. Adesso, invece, vengono messe delle barre alla base per permettere a 128 cullatori di alzare a spalla il giglio. Le macchine da festa che sfilano tra le vie della città sono sempre 8, in ricordo delle antiche corporazioni delle arti e dei mestieri. E c'è anche la barca, una struttura più piccola che ricorda il viaggio di ritorno del Vescovo.

Il gruppo di “cullatori” che “alza” il giglio è detto paranza e ogni corporazione sceglie una paranza diversa. La corporazione, infatti, è rappresentata ogni anno da un “maestro di festa” diverso che sceglie una paranza, la musica e i cantanti per il suo giglio. Così, ogni anno, oltre alle paranze nolane, possiamo trovare anche delle paranze di altri paesi. Molto forte è il legame di Nola con il quartiere napoletano di Barra, da dove alcune paranze “locali” partono quasi ogni anno per cullare un giglio di una corporazione. Altri paesi che, in passato, hanno avuto l'onore di cullare un giglio a Nola sono Casavatore con la paranza Nuova Gioventù, Crispano con la paranza Tigrotti e Brusciano con diverse paranze, tra cui Gioventù e Volontari. Le paranze protagoniste della Festa dei Gigli 2015 sono i Volontari di Nola, la Formidabile Barrese, la Pollicino, la Franzese, l'Orgoglio Nolano, l'Insuperabile Barrese, la Stella, la San Massimo e la Fantastica.

La festa si tiene, ogni anno, il 22 giugno se cade di domenica, altrimenti la domenica successiva. Ma la “Festa dei Gigli” non è solo il giorno della ballata, perché durante l'anno e durante la settimana della festa ci sono tanti, tantissimi eventi che vanno ad animare la città.

Il programma della domenica della Festa prevede l'ingresso nella bellissima Piazza Duomo da parte degli 8 gigli e la Barca prima delle 13, con l'uscita dal Duomo, poi, del busto di San Paolino pronto a benedire le macchine da festa e i fedeli. Nel pomeriggio comincia il percorso storico che mette a confronto in una sana e divertente “competizione” le 9 paranze, chiamate a delle esibizioni in alcuni punti cruciali, tra cui i più importanti sono “Girata Caparossa, Girata delle Carceri e Vico Piciocchi”. L'ultima è l'esibizione più temuta dalle paranze perché è una stradina molto stretta dove il giglio passa a malapena ed è qui che, solitamente, si capisce qual è la paranza che il giorno successivo potrà vantarsi di aver compiuto il miglior percorso storico. Molte volte è successo che l'ultimo giglio ad uscire dal Vico Piciocchi lo abbia fatto alle ore 10 del giorno successivo (sì, del lunedì). Anche se questa volta non dovrebbe capitare perché alle 6 del mattino, stando al regolamento, l'ultimo giglio dovrà concludere la propria festa. Quindi la “Ballata” comincia alle 9 del mattino di domenica e finisce verso le prime ore dell'alba del lunedì.

La Festa dei Gigli di Nola ha ottenuto, nel dicembre 2012 a Baku, il sigillo UNESCO ed è a tutti gli effetti un Patrimonio dell'Umanità. Un altro vanto per questa splendida città che, ricordiamolo, vanta il legame con alcuni personaggi del calibro di Augusto Ottaviano e Giordano Bruno.

Giordano Bruno "ammira" il Giglio del Fabbro 2015
in foto: Giordano Bruno "ammira" il Giglio del Fabbro 2015

Ci sono alcuni segnali che il “capoparanza” impartisce ai cullatori per la ballata del giglio.

Ca siconda ce ne jamm” è il segnale che viene dato al musicista che fa partire la canzone d'occasione e al termine della quale i cullatori alzeranno il giglio.
Un attent” è il segnale per i cullatori che devono dare un colpo di spalla sotto le barre.
“Si gira”, “A mezzo passo vieni avanti”, “avanti”, “indietro”, “a destra”, “a sinistra” sono le indicazioni per i cullatori per procedere durante la ballata.
Due attent” è il segnale per i cullatori che devono dare due colpi di spalla sotto le barre e, solitamente, precende il “cuonc, cuonc e jettel” (aggiustalo e buttalo giù) che è il momento in cui il giglio viene posato.  E' una descrizione molto superficiale, ma è giusto per rendere l'idea.

Concedetemi una battuta: probabilmente quando Alfonso Maria ‘de Liguori ha scritto, nel suo soggiorno a Nola, la celeberrima “tu scendi dalle stelle” si riferiva al giglio quando dopo i “due attenti” scende “dal cielo” con la posata da parte della paranza.