Quando nel 2011 venne annunciato Google+ ricordo che ci fu molto rumore, soprattutto tra gli addetti ai lavori.
Ma come sarà? Facebook è spacciato! E ora chi lo dice a Tom Anderson di Myspace?
Tanti commenti, milioni di punti di vista e quintali di aspettative. All’inizio poi era una cosa da agenti segreti: ci entravi solo grazie agli amici degli amici dei cugini della moglie del programmatore. Circolavano questi inviti e i primi che varcavano finalmente la soglia del nuovo social di Mountain View non perdevano neanche tempo ad analizzare le nuove strutture di comunicazione: sbeffeggiavano direttamente chi stava ancora aspettando. Un giorno la sorte toccò anche me e dunque entrai in questo nuovo universo e…

Niente, mi faceva schifo.
Ma schifo è dir poco, forse.

Invece di prendere in giro gli altri rimasti in attesa, sono andato direttamente alla fonte criticando apertamente Google. Dai, ma che roba è? Cos’è questo bianco ospedaliero? E i +1 cosa mi significano? È uguale a Facebook, qual è il valore aggiunto? Ah, le cerchie… be’ sì, certo, un po’ come Twitter che ti permette di seguire persone senza l’esplicito consenso!

Avevo il dente avvelenato, lo ammetto. È un po’ come se fossi single e ti presentassero “una persona eccezionale e davvero carina” e poi ti trovassi davanti la brutta copia dell’ex che ti ha fatto soffrire. Che delusione sarebbe?

La platea di esperti del web si spaccò. Ci fu una scissione totale, una sorta di guelfi e ghibellini del mondo social, ecco. E nessuno disse niente a Tom di Myspace.

Anche Google può fallire, in realtà. Basta ricordarsi di Google Wave, aperto nel 2009 e interrotto nel suo sviluppo nel 2010, per metterlo direttamente in archivio nella primavera del 2013. Così anche Google Plus è stato preso di mira da prospettive e riflessioni molto diverse tra loro, critiche che ancora oggi, in questo momento, vengono mormorate. Cosa ne pensavo io? Non mi piaceva. Fine della storia. Lo trovavo scontato, quasi banale, per nulla innovativo. Nell’ambito del business l’ho anche sconsigliato un paio di volte, lo ammetto. “Inutile investire in qualcosa che potrebbe chiudere l’anno prossimo”, dicevo.

Quando Salvatore mi ha parlato per la prima volta di Google Plus io non l’ho nemmeno ascoltato. Stavo lavorando su diversi progetti e no, non mi piace, perché, a te sì? Al tempo stavamo anche collaborando insieme su una community e lui spingeva perché si era innamorato della piattaforma, delle sue effettive credenziali e delle funzioni, ma anche delle sue possibilità e potenzialità. Insomma, ho dovuto prestargli attenzione e… solo gli stupidi non cambiano mai idea. Così ho avuto un nuovo approccio a Google Plus, come fossi un Dante digitale e Salvatore il mio Virgilio. Che immagine poetica, vero? Ora conditela con qualche litigata furibonda, battute inappropriate e messaggi all’una di notte. E fondamentalmente quello in cui vi state per cimentare rappresenta questa esplorazione, una “digitale commedia”. Anzi, forse è meglio cambiare esempio.

Questo libro è come “Lo Hobbit”, il film di Peter Jackson: un viaggio inaspettato con tante scoperte utili e, perché no, divertenti. Ma come il blockbuster citato non è per tutti. Non fraintendetemi, non è qualcosa dedicato solo ai nerd che si esaltano con i nani e compagnia bella – a proposito, a me è piaciuto di più “Il Signore degli Anelli” –, ma è più un approccio diverso a una favola già raccontata da tante altre persone.

Ma è un po’ anche Matrix: Salvatore fa la parte di Morpheus e vi dà la possibilità di scegliere tra la pillola rossa e quella blu, una decisione che potrebbe portarvi a vedere quanto è profonda la tana del bianconiglio. Quello di Google è un universo così vasto che è davvero difficile da decifrare, senza considerare tutte le funzionalità di uno strumento come Google Plus, conosciute dai più in minima parte.

Tutto quello che state per leggere è spiegato nei minimi dettagli, ma non aspettatevi il classico manuale logorroico e noioso: sono convinto che vi troverete a ridere nei momenti più inaspettati, a riflettere su quanto potete fare online e magari anche ad elaborare nuovi tipi di strategie se siete dei professionisti del settore. Figurate Salvatore come meglio credete: diventerà il vostro nuovo compagno di scorribande di una nuova frontiera digitale che sposa la realtà.

Ah, un’ultima cosa: alla fine non mi sono innamorato di Google Plus, ma siamo buoni amici, ho cominciato a utilizzarlo come si deve e devo ammettere che non è così male come immaginavo. Anzi, dovete sapere che…

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