Il Sud non accetta lezioni dal Nord e ciò non soltanto per storia, cultura e capacità di analisi rispetto ad errori storici compiuti, ma soprattutto laddove gli appelli che arrivano dal Nord rappresentano mera propaganda e dunque basati su fattispecie storiche, culturali , economiche e giuridiche nulle.  E' questo il senso della risposta di Orlandi Greco, Consigliere Regionale calabrese e Segretario di Italia del Meridione, alla anomala lettera che il Governatore del Veneto Zaia, ha indirizzato al Sud.   Greco scrive  << cosa l’ha spinta a fare questa lettera aperta, signor Governatore? Questo inopinato appello al popolo meridionale che, così intriso di paternalistico intento, si vota a suscitare una scintilla, non vorrei dire una ribellione, contro i suoi rappresentanti politici che per decenni non hanno saputo indirizzare i suoi destini. C’è del vero in quello che lei afferma. Fatte salve le dovute eccezioni, non sempre la classe politica meridionale è stata pari alle più naturali attese della gente del Sud. Chi lo può negare! Di contro lei ritiene invece che il settentrione abbia avuto gente più provveduta, più accorta alle istanze popolari, più in linea con gli interessi di natura economica della gente amministrata? Se questo fosse vero (e glielo voglio concedere per comodità d’analisi) allora incorriamo in una prima contraddizione, che poi rappresenta la chiave di volta di tutto l’insieme. Chi sono (o chi sono stati) questi politici del Nord, o meglio questi politici veneti (e ne abbiamo avuti a iosa: Rumor, Bisaglia, De Michelis, tanto per citarne alcuni) che si sono occupati nel Governo nazionale della cosa pubblica? Non dovevano essere i rappresentanti della nazione (e non quelli di singole regioni), secondo il dettato dell’art.67 della Costituzione? E come mai, nel corso degli scorsi decenni, il Settentrione è sempre risultato più avvantaggiato? Pensa forse di attribuirne la colpa alla inerzia o all’inedia dei popoli meridionali?
Questa sua “strana” lettera alla gente del sud sembrerebbe accreditarlo: come a dire svegliatevi, perché ognuno è fabbro del proprio destino. Se è così, allora il suo “appello” risulta essere vieppiù offensivo, sintomo di una maldissimulata coscienza di superiorità civile, sociale e politica, che è propria di chi ritiene di aver capito tutto dalla vita e vuol rivolgersi agli sprovveduti e agli ignoranti. Sarebbe il classico “buffetto” che si vorrebbe dare ad un incapace per invogliarlo a superare le proprie miserie. E allora sappia, Presidente Zaia, che la storia la smentisce in maniera clamorosa. Sappia che la c.d. “questione meridionale” è nata con l’Unità d’Italia; sappia che la ricchezza economica dell’intero territorio, poi divenuto Italia, si manteneva in prevalenza nelle regioni meridionali; sappia che i maggiori presidi di civiltà culturale si allocavano nell’allora Regno delle due Sicilie; sappia che la piaga dell’emigrazione di massa è cominciata con la proclamazione del Regno d’Italia. Le dice niente tutto questo? Poi le cose si sono invertite. Come mai? Pensa che vi sia stata solo una fatale implosione che ha interrotto una catena? …o non invece l’azione di agenti esterni (leggi annessione sabauda) che ha impedito una naturale continuità, come invece è avvenuto per gli stati del nord, che a questa continuità hanno altresì aggiunto i benefici di natura economica derivate dalle “regie conquiste”. Certo, capisco le sue ragioni quando sostiene che nel Meridione sono arrivati finanziamenti di straordinaria entità per decenni ma allo stesso tempo non si può ignorare come questi siano in realtà serviti unicamente a legittimare un modello di sviluppo che aveva come unico obiettivo quello di colonizzare il sud attraverso interventi calati dall’alto, distanti dai territori, inseguendo processi deviati e improbabili di emulazione finalizzati soprattutto a finanziare imprese del nord che hanno preso senza lasciare nulla ai territori, alle comunità, depauperando paesaggi e risorse.
E allora perché si rivolge alla gente del sud in quei termini! Un gratuito e tronfio paternalismo fa sempre male, ma fa ancor più male quando lo si usa a sostegno del proprio egoismo. L’autonomia che lei propugna, e che vorrebbe far digerire alla gente del sud, non giova al Meridione, anzi ne accentua il già grave distacco con il resto del Paese. Il principio di solidarietà è sancito dalla Costituzione Italiana; da esso deriva l’esigenza di una equa distribuzione della ricchezza nazionale prodotta. Come pensa che possa essere rispettato questo principio se le risorse finanziarie (leggi Tributi) connessi alla dinamica produttiva debbono in prevalenza restare nei terrori che le hanno determinate? Le regioni ricche diverranno sempre più ricche, e quelle povere sempre più povere. Sarebbe un’ulteriore beffa per il sud che si aggiunge ai danni che ha già storicamente subiti. Ma v’è di più. L’autonomia come lei intende, contiene un principio che porta ad altre conseguenze da non sottovalutare. Se il territorio di Verona, giusto per restare nella sua regione, produce più risorse di quello di Venezia, come si potrebbe impedire ad un veronese di rivendicarne i benefici. Sarebbe una catena senza fine. Quanto poi ad un ipotizzato federalismo o meglio a uno Stato Federale per come da lei citato, meglio stendere un velo pietoso. Qui si è avuto, e si continua ad avere, un errore culturale formidabile. Il federalismo non avviene mai per concessione, ma deriva dal basso, avendo quale retroterra degli Stati già formati in ogni loro articolazione istituzionale. Non si deve fare confusione tra federalismo e decentramento. La nostra Costituzione nasce a garanzia di uno Stato nazionale che attua il decentramento amministrativo e consente il federalismo fiscale . Ed allora, caro governatore Zaia, se proprio le sta a cuore questo tema, lo faccia nelle forme dovute, coinvolgendo nel dibattito i livelli istituzionali interessati, che potrebbero essere persino d’accordo con lei; ma non si rivolga più, con molta disinvoltura e in maniera strumentale, alla gente del sud che non ha bisogno dei suoi paternalistici “buffetti”, né di pacche sulle spalle.>>

A parere di chi scrive l'intervento di Greco non è soltanto legittimo ma è doveroso da parte dei rappresentanti del Sud soprattutto laddove il federalismo viene concepito quasi come un concessione che dal Nord arriva alla gente del Sud , incapace a detta di chi del Sud ha conoscenza solo come cartolina per le vacanze, di alzare la testa e giungere a processi di autodeterminazione.  La portata della lettera del Governatore Zaia dovrebbe vedere, sempre secondo chi scrive, l'intervento anche del Capo dello Stato, che non dovrebbe consentire speculazioni politiche basate sulla assoluta inesistenza di fatti concreti.  Forse qualcuno dovrebbe ricordare ad esponenti politici del Nord che mentre a Crotone era già diffusa la scuola pitagorica, Roma era un mero villaggio. Ed ancora come il Sud abbia costituto per la Prima Repubblica e successivamente dall'avvento della Lega Nord nella cosiddetta Seconda Repubblica, il vero motore dell'economia di un Nord Italia incapace di esprimere consumi e redditività indipedenti rispetto alla "colonia" Sud.

L'intervento del Consigliere Greco è dunque opportuno, legittimando di fatto l'autonomia del Sud e la sua capacità di progettare il proprio futuro proprio ripartendo da ciò che è stato il grande gap dalla costituzione della Repubblica ad oggi: una reale consapevolezza della sua classe politica, di quella che è la volontà dell'elettorato meridionale.  Soltanto quando i politici del Sud faranno gli interessi della propria terra, all'interno o meno di un concetto di Paese, le nostre Terre potranno esprimere tutto il loro potenziale. Basti pensare ai consensi regalati dalla gente del Sud a movimenti politici espressione di meri interessi del Nord Italia e che non perdono occasione per dimostrare nei confronti del resto del Paese, logiche coloniali.

Soltanto quando il Sud saprà rispettare la sua storia e la sua cultura, anteponendoli ad interessi marcatamente mercantili, sarà possibile palesare come la contrapposizione Nord – Sud sia una storia che dal 1861 giova esclusivamente a chi oggi suppone di poter dettare regole all'intero Paese in virtù di una superiorità di pensiero che non appare essere supportata da alcun fatto, atto o dato concreto.