Nel primo articolo abbiamo visto come le istituzioni e la politica italiana non siano in grado di risolvere i problemi del paese e  come l'angolo di visuale per comprendere quello che succede oggi debba essere spostato da Roma a Bruxelles, dove la commissione europea ha già scelto, senza interpellarci, il nostro futuro.

L'Italia è un paese geograficamente diviso, isolato dalle alpi a nord, tagliato dagli appennini verso sud. Ospita alcuni dei terreni più ricchi d'europa (la valle del Po) e delle più aride regioni. Vittima di una convivenza difficile (come in tutte le penisole) tra la parte continentale e quella insulare, senza parlare dell'integrazione delle due più grandi isole del mediterraneo.

La situazione Italiana è ulteriormente complicata dalla sua importante posizione geopolitica. Il mare mediterraneo ha due centri geograficamente fondamentali, Istanbul ad oriente e Roma ad occidente. Questo ha portato l'Italia ad essere terra di conquista, partendo dalle invasioni Germaniche che posero fine all'impero Romano e passando per gli Austriaci, Spagnoli, Francesi ed Americani. L'unificazione del 1861 ha cambiato di poco le carte in tavola.

Così la nostra politica ha imparato ad essere una politica di compromesso, a giocare in difesa. La continua mediazione tra le divisioni interne e le forze esterne, tra la malavita, la chiesa e i sindacati, hanno portato ad una classe dirigente debole, funambolica, come trapezisti in un circo. Siamo a 61 governi e 25 primi ministri negli ultimi 67 anni. Oggi questi debolissimi negoziatori hanno consegnato e sacrificato il paese sull'altare dell'idea Europea, un sogno nato a tavolino e alimentato da miopi professori, nel quale la nostra classe dirigente ha operato con la scaltrezza di un venditore incompetente, capace solo di svendere.

La ratifica del trattato di Lisbona, ha spostato le prospettive della politica nazionale, aprendo alla possibilità di esautorare, se necessario, il parlamento Italiano, la costituzione Italiana e le sue istituzioni. Gli ultimi Italiani non se ne rendono conto e pensano di vivere in un paese sovrano, nel quale l'elezione del Presidente possa cambiare qualcosa, ma non è così. Oggi non sono più i politici Italiani o esteri che viaggiano a bruxelles per rappresentare il proprio paese (come molti di noi ancora credono). Oggi i politici Italiani siedono nel parlamento Italiano a rappresentare Bruxelles (vedi Monti).

La crisi globale ha mostrato tutte le debolezze di una struttura creata sulla carta e mal compresa dai cittadini. Ora i negoziatori Italiani devono mediare tra le pressioni Europee  (mercati internazionali) e la vita dei cittadini elettori. Il problema economico si sta trasformando sempre più in un problema sociale. La strategia Italiana sarà quella di raggiungere un minimo d'unione istituzionale che possa evitare la disintegrazione totale continuando a barcamenarsi, con una bugia qui e una là, fino alla prossima, ennesima, legislatura.

Nei confronti dell'Europa, per ottenere respiro, i nostri eroi saranno sicuramente propensi nel dare in garanzia l'oro italiano (3° riserva mondiale) ed alcune infrastrutture nazionali. Oltre, ovviamente, ad ulteriori espropriazioni (via tasse) di quel poco rimasto dai patrimoni privati dei cittadini.

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