Iqbal Masih è un bambino che non è mai stato bambino.
A 4 anni lavorava in una fornace.
A 5 fu venduto dal padre ad un venditore di tappeti (per pagare un debito di 12 dollari) e fu costretto a lavorare incatenato al telaio e sotto nutrito.
A 9 riuscì a uscire di nascosto dalla fabbrica e partecipò insieme ad altri bambini a una manifestazione contro il lavoro forzato. Ritornato nella fabbrica, si rifiutò di continuare a lavorare malgrado le botte. Il padrone sostenne che il debito anziché diminuire era aumentato. La famiglia fu costretta dalle minacce ad abbandonare il villaggio e Iqbal, ospitato in un ostello dalla "Bonded Labour Liberation Front" (BLLF), ricominciò a studiare.
A 10 anni cominciò a viaggiare e a partecipare a conferenze sui diritti negati dei bambini lavoratori.
A 11 partecipò a una campagna di boicottaggio dei tappeti pakistani volta a mettere pressione sulle autorità pakistane, che immediatamente presero una serie di provvedimenti, tra cui la chiusura di decine di fabbriche di tappeti, salvando migliaia di bambini dalla schiavitù.
A 12 partecipò ad un incontro tra rappresentanti del BLLF e dell'industria dei tappeti in cui il confronto raggiunse toni duri.
A meno di 13 anni, il 16 aprile 1995, giorno di Pasqua, Iqbal Masih fu ucciso da Ashraf Hero, un eroinomane, forse pagato dalla "mafia dei tappeti".