Non è la prima volta che vediamo crollare opere dell'uomo in Italia. Ogni volta che accade emergono con impressionante evidenza le omissioni (sempre dell'uomo e sempre in Italia). E io ogni volta mi chiedo da dove venga l'intoccabilità dell'ingegneria italiana. Il Ponte Morandi di Genova è un manufatto progettato da ingegneri e geometri, costruito sotto la guida di ingegneri e geometri, controllato da ingegneri e geometri e manutenuto da ingegneri e geometri.

In questi anni di grande fermento populistico tutte le professioni sono cadute sotto il controllo critico della "gggente". Abbiamo iniziato spiegando al nostro vicino di banco, a scuola, che far entrare in campo un centrocampista al posto di un difensore è stata una sciocchezza, da questo dipende l'eliminazione. È tutta lì. Abbiamo proseguito alle superiori, già un pizzico più dotti, con un'idea chiara e sicura sulle politiche energetiche: il nucleare, il carbone, il gas. Siamo arrivati al dibattito pubblico sulle terapie di Di Bella, di Vannoni, l'omeopatia, i vaccini: tutti medici, tutti farmacologi, todos caballeros!

Nei giorni seguenti all'intercettazione delle onde gravitazionali è stata la Teoria della Relatività a entrare nel dialogo pubblico. Un giornalista famosissimo, molto rispettato e prolifico, esperto in sermoni domenicali ma privo delle più elementari nozioni di fisica, si è avventurato nella spiegazione delle teorie di Einstein: "alla quale in gioventù dedicai alcune letture". Populismo qualificato, diciamo. Forse il giornalista generalista è il seme del populismo? Chissà. Nel frattempo in Italia crollano ponti, case, scuole senza che la mano invisibile del populismo punti l'occhio di bue sulla categoria professionale responsabile: gli ingegneri.

Giuseppe Di Noi, il geometra interpretato magnificamente da Alberto Sordi in Detenuto in attesa di giudizio, passa un guaio per via del crollo di un ponte, costruito sotto la sua responsabilità. È un film che non ha nulla a che vedere con i crolli dei ponti ma sottintende una cosa molto semplice e accettata: quando c'è un incidente stradale la responsabilità la cerchiamo innanzitutto tra gli autisti, quando una nave va a scogli la responsabilità la cerchiamo innanzitutto nel comandante, quando crolla un ponte partiamo dagli ingegneri. E invece no. Nessuno pensa che dietro al crollo e alle vittime c'è la firma di uno o più ingegneri (non medici, avvocati, commercialisti o politici: ingegneri, perché solo loro possono mettere quelle firme), una firma irresponsabile che non ha chiuso il tratto di strada per tempo.

Se a questo punto ci venisse la voglia di menare duro contro gli ingegneri vi prego di fare un profondo respiro, di alzare lo sguardo verso il soffitto e pensare che:

  • se non siamo medici non parleremo di omeopatia
  • se non siamo fisici non parleremo di quanti e gatti mezzi vivi e mezzi morti
  • se non siamo geologi non parleremo di frane e di faglie
  • se non siamo esperti di diritto non parleremo di Costituzione
  • se non siamo ingegneri non parleremo di tecnica e tecnologia

Oppure, più semplicemente e giustamemte, parleremo di tutte queste cose "per quello che ne capisco", "il giornalista Tizio ha detto una cosa che mi ha convinto, ma non sono in grado di giudicare", "non so se sia vero ma se lo fosse…", "non capisco come sia successo ma credo che…". Sì a dubbi e opinioni, no a certezze e verità.
Così magari tiriamo fuori dal populismo i temi finiti nel frullatore e ricominciamo a parlare del nostro futuro.