La minuscola PJ con Luce

Misteriosi ed eleganti, giocherelloni e teneri, curiosi e complessi, indipendenti ma socievoli, addomesticati ma selvatici, riservati, premurosi e diffidenti, fiduciosi ma ribelli, spietati cacciatori ma incredibili compagni di vita.  Occhi vivaci che brillano la notte, corpi agili e snelli, qualunque lunghezza o colore del loro pelo è sempre perfetta. Un concentrato di fascino a cui molti di noi non sanno resistere. Quando entriamo in relazione con un gatto, dobbiamo farlo con delicatezza. La conquista più difficile sarà la sua fiducia. Attraverso l'osservazione sul campo del comportamento del gatto è molto difficile mettere in discussione la centralità dell’ “elemento fiducia” che si crea e si manifesta giorno dopo giorno. Abbiamo trattato in un recente articolo l’importanza della fiducia nelle relazioni, fra umani e con gli animali (non umani!). Non esiste un modo pragmatico per descrivere la fiducia, ma certamente si può osservare che tutto ciò che riguarda “la fiducia in una relazione” richiede prima di tutto pazienza e quindi tempo.

La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; è la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza.

Albert Einstein
Esiste una correlazione molto stretta tra l’atto di “avere fiducia” e l’atto di “suscitare fiducia” e nel momento in cui entriamo realmente in rapporto con il gatto, dobbiamo necessariamente conoscere le modalità per rapportarci a questo elemento. Nella relazione con alcuni soggetti, sarà necessario iniziare a fidarsi per primi, al fine di creare un clima adatto ad innescare il medesimo comportamento (sentimento) nell’altro. Tenendo presente che spesso gli animali sono in grado di leggere la nostra paura (contraltare della fiducia), sarà difficile cercare di “imbrogliare” riguardo a questo elemento.”
A differenza del cane, il gatto non la concede a priori ma solo lentamente e con l’esperienza giornaliera. Basterà pochissimo per perderla dopo averci messo mesi per ottenerla.Il rapporto con questo piccolo ma potente felino richiede attenzione minuziosa e sensibilità al fine di cogliere le sfumature della sua personalità.

Io vivo con 15 gatti. Alcune volte mi sorprendo nel cogliere  le incredibili variabili che delineano le loro personalità (inteso in senso “felino centrico”).

E’ essenziale, per modificare la cultura che riguarda il nostro rapporto con gli animali, smettere di “pensare agli altri animali” in termini esclusivi di appartenenza “ad un gruppo o ad un altro”. Questo propone l'approccio dell'etologia relazionale. L’atteggiamento mentale più comune è definirli tramite etichette (animali da compagnia, cani da guardia, animali da fattoria, etc.). Questo modo di pensare rischia di vedere fortemente ridotto l’immenso valore e il fascino dell’individualità di ogni animale. Riguardo al gatto, sarebbe il solito errore antropocentrico (uomo come unico metro di riferimento) pensare di poter comprendere pienamente il loro mondo, considerando che non “percepiamo” nemmeno la gamma di odori e suoni a loro disposizione. Tantomeno ci è concesso comprendere totalmente la loro complessa vita emozionale. Tra i miei gatti esiste una gerarchia (non piramidale ma circolare). I rapporti sono mutevoli, generalmente armoniosi, rafforzati da un ambiente stabile perché sempre rifornito di risorse alimentari e protezione. La mia presenza e le mie attenzioni sono motivo di competizioni ma molto blande e la mia disponibilità a distribuirle in modo equo si trasforma in un collante per il gruppo. Quando passeggio per il podere almeno una decina di gatti, che ci sia il sole, piova o nevichi, mi seguono entusiasti, con le code dritte, scorrazzando come una banda di adolescenti in gita (sto praticando una forma di “antropomorfizzazione consapevole”).

Osservarli, conoscerli e viverci è un dono. Quando ti concedono la loro fiducia, ti fanno sentire davvero speciale. Per cercare di comprenderli al nostro meglio è necessario allargare la nostra visione e cercare di comprendere cosa racconta la loro storia evolutiva. Questo non può che aiutarci nel comprendere alcuni di quelli che ancora oggi definiamo volentieri “misteri che riguardano il gatto”.
Ecco solo tre esempii di misteri che circondano ancora oggi il gatto.

  • Primo mistero: il “soffio” del gatto

L’origine del soffio o sibilo del gatto è ancora sconosciuta. Una delle ipotesi è quella del mimetismo protettivo che immagina che il soffio sia nato come strategia difensiva del gatto sfruttando la paura atavica che quasi ogni animale porta scritta nel dna verso i serpenti velenosi (quelli che emettono un sibilo prima di attaccare). A supporto di questa ipotesi, il gatto oscilla la coda il modo ritmico e spesso sputa durante il soffio… Inoltre il colore del mantello del gatto selvatico è striato e se lo immaginiamo acciambellato su un albero, in qualche modo, la somiglianza con un serpente, è credibile.

  • Secondo mistero: le fusa del gatto

Magico e misterioso incantesimo. Unico felino in grado di fare le fusa sia in fase di inspirazione che espirazione, fusa continuate. Dopo la prima settimana di vita i gattini sono in grado di fare le fusa e in questo modo comunicano alla mamma gatta che il latte arriva a destinazione, senza allertare eventuali predatori in ascolto vicino alla tana (immaginiamo sempre la situazione del nostro gatto ancora in circostanze pre-domestiche). La mamma ricambia con le fusa. Possono scambiarsi questa comunicazione per ore, a bocca chiusa. I grandi felini no, possono fare le fusa solo nella fase di espirazione (però i gatti non sanno ruggire!!).

Le fusa sono senza dubbio una strumento di comunicazione di uno stato emotivo. Non solo di benessere e soddisfazione. Il gatto emette le fusa anche in situazione di disagio, di stress, di paura. Non è ancora chiarito quali sia il meccanismo preciso, se questo tranquillizzi il gatto durante l’emissione oppure lo scopo sia comunicare la volontà di “segnale pacificatore” nei confronti di chi è presente.  Questo è un aspetto estremamente interessante. Gli ultimi studi sembrano dimostrare che i gatti emettano le fusa solo in presenza di un altro essere (umano o non umano), quindi questo dimostrerebbe che la funzione è comunicativa a tutti gli effetti e probabilmente volontaria (consapevole?).

Elizabeth Marshall Thomas non esita a definirle un modo di “comunicare” nel  libro La tribù della Tigre, I felini e la loro cultura. In un certo modo sembrano essere un equivalente del sorriso per gli umani, un segnale destinato a placare la psiche. L’ipotesi della Thomas è che i grandi felini lo utilizzino per calmare la preda appena catturata prima di ucciderla rendendola più mansueta e forse rendendole l’agonia meno intensa.

Le teorie avanzate riguardo invece l’esatto meccanismo fisiologico da cui origina le fusa nei gatti sono svariate: il prodotto della turbolenza sanguinea nella vena cava, oppure nella trachea, oppure il risultato di una complessa interazione tra laringe e la pressione dell’aria nella gola oppure che l’organo da cui hanno origine le fusa sia il palato molle, quell’organo che si chiude quando si deglutisce e che fa in modo che il cibo non finisca accidentalmente nei polmoni.  E’ strabiliante che l’origine delle fusa sia ancora un mistero!

  • Terzo mistero: i gatti e l'erba gatta

I gatti che si imbattono nell’erba gatta/gattaia (una pianta che contiene nepetalactone) sembrano subire una forma di trace. L’interpretazione che possiamo provare a dare ci indirizza verso l’ipotesi che questa pianta sia in qualche misura “leggermente eccitante ed inebriante”…diciamo che potremmo paragonarla all’effetto della marijuana sull’uomo. Se un gatto ha l’occasione di imbattersi in quest’erba, per una decina di minuti rimane sotto l’effetto “tossico” (in senso positivo, poiché non crea nessuna dipendenza e non ha effetti negativi sull’organismo dell’animale) del nepetalactone.

I gatti non sono gli unici felini che percepiscono quest’effetto eccitante ma anche nei grandi felini si è osservata la stessa reazione. La Nepeta cataria non è l’unica pianta a cui sono sensibili i gatti, alcuni soggetti reagiscono anche ad altre piante come la valeriana, l’ulivo, la mimosa…ecc.  Non tutti i soggetti reagiscono nello stesso modo, alcuni ne sono addirittura immuni e gli studi scientifici sembrano mostrare che questa differenza  dipende da un elemento genetico e non un condizionamento individuale. I gatti solo dopo circa due mesi di vita iniziano a sentire l’effetto della pianta, prima ne sono indifferenti. Ma ripeto, solo alcuni gatti, altri restano per tutta la vita totalmente indifferenti alla pianta.

Il comportamento del gatto “dipendente” diventa progressivamente più estroverso e disinibito. Comincia con l’annusarla, leccarla, mordicchiarla fino a strusciare insistentemente sia il muso che il corpo, il tutto associato a fusa, miagolii e curiose capriole. Gli studiosi hanno ragionevolmente ipotizzato (vista l’analogia con le gatte in calore) che questa pianta contenesse qualche tipo di feromone sessuale a cui i felino sono sensibili. Gli studi hanno confutato questa teoria poiché tra la quota di gatti sensibili alla Nepeta ci sono indifferentemente maschi e femmine, sterilizzati e non. Diciamo che la reazione di moltissimi felini all’erba gatta lo annoveriamo tra i numerosi misteri che avvolgono i gatti.

Ognuno gatto in quanto individuo, ha il proprio carattere, le proprie fragilità, le proprie spigolature e nel tempo alcuni aspetti caratteriali e comportamenti si modificano. L’umiltà umana necessaria per tentare di capire il loro modo di percepire il mondo e le esperienze, è essere consci che non tutti gli aspetti che li riguardano (anche se viviamo con un solo gatto) sono poco comprensibili, anzi spesso non lo sono assolutamente (per fortuna!).