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Un progetto più consapevole e in grado di raggiungere un pubblico ancora più eterogeneo. Con Paninaro 2.0, Il Pagante dimostra ambizioni da primi della classe, oltre a sviluppare testi ancora più iconici/ironici. E dopo Dress Code, Il Terrone Va Di Moda e Radical Chic, quest’oggi esce il video di Settimana Bianca. Mentre giovedì 6 dicembre il trio (Roberta Branchini, Federica Napoli ed Eddy Veerus) sarà al Fabrique di Milano per l'unica tappa del tour che prende il nome dall'album. Li ho intervistati.

Sono passati poco più di due mesi dalla pubblicazione di Paninaro 2.0, il vostro secondo album. Quali sono i primi riscontri che avete ricevuto?

“I riscontri sono decisamente positivi, siamo riusciti a confezionare un prodotto eterogeneo, assimilando generi diversi tra loro con collaborazioni ad hoc a differenza del primo disco, Entro In Pass, che si presentava più come una raccolta di singoli degli anni passati”.

A mio avviso, in questo disco mostrare maggiore maturità e consapevolezza artistica. Quanto tempo ci è voluto per realizzare l’intera opera?

“Circa un anno di lavoro, l’intento era quello di lavorare al progetto Paninaro 2.0 curando il tutto, anche nei minimi dettagli con i produttori giusti e nelle migliori strutture”.

A parer mio, la vostra visione ironica e satirica del contesto socioculturale attuale fa a cazzotti con un crescente odio umano. Quanto abbiamo bisogno di essere più ‘leggeri’ nella quotidianità? E il veleno social di cui riceviamo notizia è dipeso dalla mancanza di saper essere dissacranti?

“Purtroppo sui social si legge di tutto, fortunatamente questa dimensione di odio rimane spesso e volentieri confinata a un ambiente virtuale. Abbiamo sicuramente bisogno di vivere con più leggerezza”.

Ho notato che il video di Radical Chic è stato molto apprezzato. Come vi è venuto in mente di realizzare tutto ciò?

“Dopo una raffinata descrizione degli zarri, dei figli di papà e di tanti altri ‘ragazzi d’oggi' non ci restava che descrivere al meglio i radical chic, scimmiottando in video il genere indie, senz’altro il più in voga tra di loro”.

Anche la politica è una roba da Radical Chic? Così, de botto, senza senso.

“Assolutamente si, il termine si diffuse quando, nel 1970, il giornalista Tom Wolfe scrisse un articolo a riguardo sul New York Magazine dopo aver preso parte a una raccolta fondi a sostegno del partito delle Pantere Nere (di ispirazione marxista-leninista), tenutosi in un lussuosissimo attico di Manhattan. A Milano questo termine va a denotare determinati comportamenti che non riguardano prettamente la sfera politica, mentre per il resto dell’Italia radical chic è un termine puramente politico che va a criticare, spesso con toni anche molto aspri, i personaggi pubblici schierati a sinistra (politici, giornalisti, attori, scrittori ecc.ecc.)”.

Agli inizi ve la prendevate solo con i milanesi, adesso siete scesi più a sud. Se non esistessero gli stereotipi italiani vigenti, Il Pagante su cosa si concentrerebbe?

“Non raccontiamo solo di stereotipi o di luoghi comuni, bensì di come vivono a 360 gradi i ragazzi d’oggi in Italia. Dal cibo, alle marche di vestiti, ai locali più in voga, passando per gli slang di uso comune, fino agli after party e non solo. La spinta proopulsiva del tutto parte sempre e comunque Milano”.

L’attuale contesto sociopolitico è un calderone da cui attingere tantissimi spunti per nuovi brani. Tra le varie parole diventate virali, c’è n’è una che è sulla bocca di tutti: “razzismo”. Alla luce di quanto sta accadendo, secondo voi, l’Italia è un paese razzista?

“I razzisti esistono in tutto il mondo, in Italia parliamo di una minoranza irrilevante, fortunatamente il nostro non è un paese razzista”.

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Il Pagante, il Paninaro, il Terrone, il Radical Chic: bene o male, mirate molto a categorie sociali ben definite, anche se i millenians (e non solo) fanno fatica a trovare un punto identitario in comune. Anche nella musica attuale, sembra esserci l’assenza di un’identità. Come mai?

“Per il raggiungimento di determinati obiettivi il mercato musicale odierno porta allo svuotamento di identità artistiche. La musica non viene più venduta ma consumata  e la differenza è inesorabilmente rilevante”.

In un’intervista del 2016 avete detto che “Il Pagante può parlare di tutto”. Ma proprio tutto, tutto, tutto oppure ci sono stati dei momenti in cui vi siete detti che trattare un certo argomento sarebbe stato rischioso?

“Ci piace parlare di tutto, lo facciamo anche prendendoci rischi non indifferenti. Nel 2014, in un periodo non troppo felice per l’economia italiana, cantavamo ‘Cazzo me ne della crisi' oggi, nel 2018, in un’Italia sempre più divisa tra nord e sud Il Terrone Va Di Moda”.

In Paninaro 2.0 ci sono diverse collaborazioni illustri (Emis Killa, MadMan, MYSS KETA, Shade, Gemelli DiVersi e Samuel Heron). Che tipo di scambio artistico c’è stato con tutti questi nomi?

“Abbiamo cercato di attingere da tutti i vari artisti la loro vena ‘pagante' e crediamo che le cose siano andate bene”.

Domanda banale per chiudere l’intervista: ci sarà un prossimo estratto da Paninaro 2.0? Se sì, quale?

Venerdì 30 Novembre (oggi, nda) esce il video ufficiale di Settimana Bianca.