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Un rituale controllo di polizia finito in un efferato omicidio colposo

Era già accaduto ad altri e l’assassinio si è ripetuto: Federico Aldrovandi, anni 18, ucciso perché picchiato a morte dalla Polizia di Stato della nostra “Repubblica democratica fondata sul lavoro” (art. 1 della Costituzione). La storia è nota, s’origina – e finisce – in pochi minuti di un infausto 25 settembre del 2005. Un rituale controllo di polizia finito in un efferato omicidio colposo (art. 589 del C.P.). Il reato ipotizzato fu di “eccesso colposo nell’uso della forza”. Ma le vellutate parole del Codice Penale non rispecchiano affatto il sentimento del comune cittadino né la realtà dei fatti. Si trattò, che piaccia o no alla Giustizia Italiana, un vero e proprio omicidio, (preterintenzionale, forse, ma pur sempre omicidio).

La storiaccia è nota in tutti i suoi biechi risvolti e non appare opportuno qui rievocarla, ché il solo ricordo riempie ancora l’animo di tutti di un profondo disgusto. Nove anni dopo quell’omicidio, accade che una demenziale manifestazione di poche decine di soggetti che indossano, ancora, l’uniforme della nostra Polizia di Stato, manifesti solidarietà ai quattro condannati per i quali si profila la grave punizione (udite udite) della negazione degli arresti domiciliari. Li vorrebbero tutti a casa, liberi e reintegrati in servizio. Nella civile Ferrara, quindi, si è consumata, giorni or sono, quella miserevole assemblea di poliziotti che, nello stupore di tutti i presenti, hanno inteso solidarizzare con quattro colleghi che la Giustizia italiana ha definitivamente bollato come ASSASSINI. Noi, società civile possiamo aggiungere: autentici mascalzoni!

Certo l’epiteto è meno grave di quello di ASSASSINI loro affibbiato al termine di un pur complicato processo penale, ma dare del “mascalzone” a chi si ricopre di tanta infamità, esprime tutto lo sdegno ed il disprezzo che vanno dati, senza se e senza ma, a chiunque profittando della propria condizione di supremazia armata, infierisca contro qualcuno indipendentemente da ciò che quel qualcuno ha commesso.

La circostanza, poi, di avere manifestato all’indomani della sciagurata manifestazione di solidarietà con gli ASSASSINI, si sono lette solo alcune tiepide, vacue ed insignificanti reazioni delle Istituzioni.

|La solidarietà agli assassini, nei pressi del municipio di Ferrara dove lavora la mamma del povero giovane, aggiunge scempio a scempio

Il ministro degli interni (cui fa capo la Polizia di Stato) ha espresso distanza da quei comportamenti limitandosi a dire che “ quelli non sono la Polizia”. Troppo poco, signor ministro. Troppo poco. Capisco che in certe circostanze Ella NON può prendere le severissime decisioni che andrebbero immediatamente adottate. Lei, come tutti i ministri, ed indipendentemente dalla traballante poltrona su cui è oggi accomodata, è, di fatto, prigioniera della complessità burocratica dell’immenso Dipartimento della Pubblica Sicurezza di cui, nei pochi mesi che la vedono alla guida del Ministero degli Interni, non ha materialmente potuto capire meccanismi, equilibri, faide, rancori, umori e gelosie. Con la conseguenza, ben nota a tutti, che prima di poter prendere una qualsiasi drastica, autorevole, necessaria, irrinunciabile decisione che, appena appena, lambisca gli uomini in uniforme, Ella debba necessariamente consultare, innanzitutto, i suoi tre Vice Direttori Generali, poi i tredici Direttori Centrali, poi gli Uffici Centrali ed il Capo della Polizia e chissà chi altro ancora. Tutti personaggi tendenzialmente ed ingiustificatamente, indotti (e più spesso costretti) a “coprire” e “giustificare” le azioni dei loro sottoposti; quali che siano e per quanto contrarie alle disposizioni di servizio e di legge.

Cancellieri Caso Aldrovandi

Si chiederà, forse, di cosa io parli? Bene! Le rammento solo un episodio, sui mille che potrei narrare a dimostrazione che il nostro italico Dipartimento della Polizia ha bisogno di concrete e solide cure di “legalità” ad ogni livello. Certo! Ci sono uomini brillanti ed onesti come il compianto Antonio Manganelli, raro esempio di capo della Polizia autenticamente democratico, generoso, responsabile, il “poliziotto mite”. Ma ci sono stati anche funzionari che, in eventi ed epoche recenti e meno recenti, hanno fatto di tutto per ostacolare le indagini delle Procure allorché esse indagavano su veri e propri episodi delittuosi commessi delle “divise impazzite”. Cito solo qualche ancor vivo episodio.

Allorché si indagò su quegli autentici banditi che irruppero nella scuola Diaz ed operarono nella caserma Bolzaneto (parliamo di Genova G8) ai P.M. che chiesero ai comandanti dei Reparti coinvolti nelle feroci repressioni le foto degli agenti che avevano preso parte a quelle ignobili azioni di repressione, i responsabili di allora, al solo scopo di rendere di fatto impossibile il riconoscimento dei poliziotti – belve, fornirono, ai procuratori, foto risalenti a dieci o quindici anni prima dell’arruolamento in Polizia degli interessati. Anche questo fu, allora, la “Sua” polizia di oggi. E pare che le cose non siano cambiate affatto.

Ricorda i taglieggiatori-estorsori del presidente della regione Lazio Marrazzo? Quelli erano carabinieri, è vero, ma il clima non pare cambiato in melius e schegge pazze delle forze dell’ordine (Polizia e Carabinieri) sembrano imperversare in totale libertà e fuori da ogni controllo.

|Ci saremmo attesi un’immediata inchiesta disciplinare con il conseguente deferimento dei manifestanti all’A.G.

Per tornare all’indegna manifestazione di Ferrara ci saremmo attesi un’immediata inchiesta disciplinare con il conseguente deferimento dei manifestanti all’A.G. perché ne esaminasse le azioni, i comportamenti e stabilisse se essi costituissero ipotesi di precisi reati da perseguire a norma di legge. Pare che tutto ciò non sia ancora accaduto. Cosa si aspetta? Che la denunzia la faccia la mamma del giovane Aldrovandi. Ciò detto non posso sottacere le nobili espressioni rivolte alla signora Patrizia Moretti Aldrovandi; “Signora, è giunto il momento di farvi le nostre scuse…” firmato, Antonio Manganelli, Capo della polizia di Stato. Parole nobilissime, ma maledettamente tardive in quanto proferite non già all’indomani della morte di un ragazzo di diciotto anni, ma solo a sentenza definitiva letta e pubblicata. Mi chiedo se al capo dei capi della Polizia di Stato occorresse attendere la pubblicazione di una sentenza della Suprema Corte per realizzare che i Suoi uomini furono – quel 25 settembre – belve assassine. Scuse tardive, quindi, ed irrimediabilmente appannate dalla preesistente definitività di un’irrevocabile sentenza di condanna. Esprimere “scuse personali” solo a seguito di una condanna -pronunciata “nel nome del popolo Italiano”- che ha bollato come ASSASSINI quattro poliziotti, pare come cucire una toppa più grande del buco.

Onore, comunque, ad Antonio Manganelli che, contrariamente a tant’altri blasonati funzionari di polizia, quelle scuse personali, almeno, le ha fatte. Ma altri soggetti sono intervenuti, di recente, a seguito della demenziale manifestazione di solidarietà di quella “sporca ventina” di agenti in sintonia d’intenti con i quattro condannati. La dott.ssa Lorella La Spina, funzionaria di Polizia che rappresenta l’Associazione Nazionale dei Funzionari di Polizia, nel criticare la manifestazione ferrarese ha così scritto:

la pietà non sarà mai morta finché essa continuerà a vivere nel cuore dei giusti e degli onesti”. Ed ancora; "alcuni" poliziotti NON sono "i poliziotti"!

Parole giuste, ma quei quattro ASSASSINI sono anche la Polizia di oggi: arruolati, addestrati alle armi ed ai manganelli, assegnati al prestigioso reparto delle Volanti e poi mutatisi in assassini fuori controllo. E il Rapporto di Servizio redatto dal Capo Pattuglia il 26 settembre 2005, all’indomani del pestaggio, lo lesse o non lo lesse il questore di Bologna? E quali decisioni prese? Chi fu informato dell’accaduto? E non sto qui ad enumerare tutti gli altri episodi di inaudita violenza di cui si sono macchiati i poliziotti in passato. Mele marce, certo! Ma pare che siano ancora tutti in Polizia. O no?

|Quei quattro assassini sono anche la Polizia di oggi: arruolati, addestrati alle armi ed ai manganelli

Non c’è, forse, il rischio che la miriade di aggregazioni sindacali di polizia siano, non si sa mai, micro covi di nazifascisti spacca tutto? Alle apprezzate espressioni della funzionaria fanno da contraltare sia quelle, molto meno nobili, del sig. Franco Maccari segretario del minuscolo sindacato Coisp, sia quelle dell’on. Carlo Giovanardi, ideatore – già da anni – di insuperabili scempiaggini fra le quali emerge la famigerata legge Giovanardi – Fini per il controllo delle droghe.

Il Maccari è il promotore dell’indegno “sit in” dei poliziotti innanzi al Municipio di Ferrara ove lavora la mamma di Federico. Lui ed i suoi prodi pretendono i domiciliari per i due dei quattro ASSASSINI che, si badi bene, beneficiando dell’indulto NON hanno trascorso in galera nessuno dei tre anni e sei mesi cui sono stati condannati. E per i sei mesi che residuano, il Maccari vuole, per i suoi “coispini” i “domiciliari”, e non solo: pretende la riammissione in servizio all’1.1.2014.

Orbene se fossi Grillo urlerei con quanto fiato in gola: “ITALIANI!!! Non è questa una pazzia?” Ma non sono Grillo bensì un normale cittadino che può e deve esprimere solo disgusto per questi sindacalisti da strapazzo. Il guaio è che la tiepida, timorosa, prudente, fievole, raucedinosa voce del ministro degli interni, sembra voler propendere per blande misure amministrative dal momento che ha detto. “No sanzioni disciplinari, ma resta il giudizio morale che è assolutamente negativo” (Il Foglio giovedì 28 marzo).

Cosa vuole che se ne importino individui di tal lignaggio del Suo giudizio morale negativo?

Signor ministro Cancellieri, il magistrato di Sorveglianza di Bologna, nel negare i domiciliari agli agenti ha così motivato. “non hanno compreso la gravità della loro condotta. Il loro comportamento esprime una cultura della violenza tanto più grave ed inescusabile perché poliziotti.” Ciò detto, mi consenta, cosa vuole che se ne importino individui di tal lignaggio del Suo giudizio morale negativo? Forse Ella non ha colto appieno l’inesistente spessore morale dei Suoi quattro condannati. Noi cittadini l’abbiamo ben capito e preferiremmo le sbarre (volute da una sentenza) alle Sue materne reprimende.

L’altra marionetta, che pure in queste ore ha dato la stura allo sciacquone delle sue butades è l’ex ministro Giovanardi, “Carletto” per i suoi correligionari ex MSI, ex PDL, ex FLI. L’onorevole s’è prodotto in una delirante affermazione posta in onda “urbi et orbi” in occasione di un’intervista a La Zanzara (Radio 24, del 30 Marzo). Il nostro ineffabile, riferendosi ai quattro dichiarati e condannati ASSASSINI ha detto:

“ …sono vittime anche i poliziotti che facendo il loro mestiere, magari male, si sono presi una condanna.”

Per “Carletto”, il Giovanardi dal galoppante delirio senile, uccidere di botte un indifeso e disarmato ragazzo NON è omicidio, è solo far male il proprio mestiere. Bene, rinnegando, per un attimo, la mia fede cattolica che m’impedisce di augurare il male a chicchessia, avverto la prepotente esigenza di augurarLe di incappare in un bel controllo di “routine” con qualche omologo dei già condannati suoi prodi poliziotti. Gli italiani si chiedono quando cesseranno le Sue vaneggianti esternazioni. Come ho già detto: non sono Grillo, ma se fossi Grillo urlerei nelle piazze di tutt’Italia: “ITALIANI!!! cosa ce ne facciamo di un soggetto così?" Ma no sono Grillo, bensì solo un normale cittadino che, al pari di altri milioni NON ce la fa più a sopportare la presenza di gente alla “Giovanardi” che non riesce mai a coordinare la bocca col cervello.

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Un altro signorotto è pur apparso nella piazza di Ferrara a spalleggiare la “sporca ventina”: l’europarlamentare PPE ex PDL, poi FLI, Potito Salatto che ha solidarizzato con i manifestanti che, a loro volta, solidarizzavano con i condannati a rischio di finire in galera. Un europarlamentare contro i giudici. Bella gente! Dopo l’altra vergognosa manifestazione di tutti i parlamentari PDL innanzi al palazzo di giustizia di Milano, il Potito Salatto assume la grandezza di un autentico eroe solitario.

Come finirà quest’ulteriore farsa all’italiana nessun lo sa! Immagino che non vi sia un italiano uno che desideri incontrare i quattro omicidi in un “controllo di routine”, ancora armati con manganello e pistola, come se nulla fosse accaduto. Se qualcuno, dalle parti del Viminale, pensa che ciò possa ancora accadere è matto da legare. E, non potendolo legare sarebbe da cacciare dai ranghi della Polizia di Stato che è un’Istituzione posta a difesa dei cittadini e non deputata al loro assassinio. Pulizia nella Polizia di Stato! Non c’è un attimo da perdere!