Quando anni fa ho letto di Expo 2015 mi sono detto "Ah, questa è la volta buona che noi italiani riusciamo a dimostrare al Mondo di essere più di pizza, pasta, tutti ladri". Ma da quando le cose sono entrate nel vivo, ecco, ogni giorno mi alzo e tremo all'idea di vedere o leggere le ultime perle riguardanti l’Esposizione Universale che l’Italia ospiterà dal primo maggio al 31 ottobre 2015. Ma fatemi inserire questa ulteriore premessa: non voglio scrivere l'ennesimo articolo di denuncia ridicolizzando il lavoro svolto. Solo  che – come in una relazione sentimentale – bisogna saper riconoscere gli sbagli e saper demolire, altrimenti costruisci un rapporto basato sul niente. Oppure organizzi un evento che regala un'immagine grottesca e delirante di un Paese intero.

I cantieri di Expo 2015.

Andiamo con ordine e iniziamo dai cantieri: le polemiche sono iniziate molto tempo fa. Le infrastrutture dovevano essere già pronte a settembre 2014, ma i tempi sono slittati ad aprile 2015 e c'è chi dice che saranno ultimati nel 2016. Poi la questione meteo, furti e  infiltrazioni mafiose. E intanto squadre e squadroni di operai lavorano apparentemente senza sosta. Ora mi rendo conto che tutto ciò possa aver fatto la felicità di migliaia di umarells finalmente liberi di osservare e commentare tantissimi cantieri a cielo aperto, però, ecco, l'immagine all'Estero viene confermata: gli italiani sono quelli che fanno le cose a caso, tanto tutto si aggiusta, in un modo o in un altro. Allora mi domando: possibile che non riusciamo mai a fare le cose con criterio? Con il rigore tedesco? Con la puntualità svizzera? Con il senso del dovere britannico? No, siamo italiani, abbiamo il diritto morale di sottolinearlo con tarallucci e vino.

umarellsin foto: umarells

Verybello.it: l'imprevedibile virtù dell'ignoranza.

Ecco, ho dovuto prendere in prestito il sottotitolo di un meraviglioso film – Birdman, per chi se lo stesse chiedendo – per descrivere ciò che ha causato il primo serio terremoto sul web. Su verybello.it sono state scritte e dette molte parole, alcune colorite, altre che costituivano ragionamenti interessanti, altre ancora che volevano diventare un fine per guardare a un nuovo inizio. Non sprecherò ulteriori ragionamenti, ma diamine, possibile che sia stato realizzato un sito oggettivamente brutto sia dal punto di vista estetico che architettonico per 35 mila euro? Pur essendo un sito "internazionale", hanno ben pensato di lanciarlo senza neanche una traduzione. E il nostro caro Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini ha poi sfidato "il web" con un tweet, apriti cielo. Anche qui, un'altra volta, siamo alle prese con un cliché italico: facciamo in fretta, se tiriamo fuori ‘na cagata poi la sistemiamo. Perché? Perché? Davvero, perché? Personalmente non ce l'ho fatta e insieme a Salvatore Russo ho lanciato un guanto di sfida, con ironia: verybelli.it. Ciao Dario, insegna agli angels come lamentarsi del popolo del web very brutto e cattivo. Forse basta una frase dell'avvocato Massimo Melica per riassumere tutto: "Un portale così brutto, in poche ore è possibile rivoluzionarlo, basta lavorarci".

Expo 2015 e il lavoro gratis.

Ah, il "volontariato": qui si aprono altre beghe che possono andare a finire nella categoria "Ma di cosa cazzo stiamo parlando?". E Wired fa la domanda da mezzo milione di dollari: "Non si sarà per caso superata la linea sottile che divide il volontariato e lo sfruttamento?". Si, perché nel frattempo nel calderone c'è finito anche Frankie Hi-Nrg che ha rinunciato al ruolo di ambasciatore dell'Expo 2015 con una frase ermetica: "“Il fatto che migliaia di ragazzi vengano fatti lavorare gratuitamente (ricevendo in cambio il privilegio di aver fatto un’esperienza…) a fronte del muro di miliardi che l’operazione genera è una cosa indegna per un Paese che parla di impulso alla crescita". Nel giro di pochissimo tempo è nata (e sta crescendo) una community davvero divertente, questa con un nome dal fascino sibillino: "Io non lavoro gratis per Expo". Ed eccoci un'altra volta davanti a una delle migliori risorse italiane, quella che ti fa crescere con la visibilità e l'esperienza. Ognuno può fare quello che desidera, figuriamoci. Però l'Italia non può essere una Repubblica fondata sul lavoro aggratis e su pochi stronzi che alla fine ci fanno i soldi. Sì, anch'io sono stato sottile, me ne rendo conto.

Expo rendering: più gattini per tutti.

Questo è il caso più eclatante, forse. Aprono il sito, lanciano le informazioni, fanno la campagna di comunicazione e alla fine… niente, escono online immagini oscene che mio nipote di anni 5 potrebbe generare meglio con il tablet della Clementoni. Riprendo il Fatto Quotidiano: "Si vedono persone trasparenti, fluttuanti nell’aria o incollate senza accortezze grafiche; profili scontornati senza cura; stesse figure riutilizzate per “quadri” differenti. E ancora: mancanza di ombre, proporzioni e prospettive sfalsate che trasgrediscono le regole di base delle rappresentazioni visive. E così il rendering secondo Expo diventa virale, e produce una raffica di critiche, indignazioni e parodie sui social". Di questa cosa me ne sono accorto poco prima che esplodesse, tra l'altro su un post del portale pubblicato mesi e mesi prima, ma ora è davvero caccia alla battuta migliore. Come per gli altri casi, eccoci forse di fronte al cliché del "cugino": si ha come l'impressione che a lavorare non siano professionisti seri e motivati, ma improvvisati cugini – ossia amici degli amici – che sanno smanettare con Facebook e il Mac, quindi possono fare i community manager o i grafici creativi. Secondo la stessa filosofia, l'altro giorno mi sono tolto una scheggia dal dito e ora potrei dirigere un'operazione a cuore aperto. Poi ho anche sistemato una presa dell'appartamento dove vivo, quindi potrei rifare l'impianto elettrico del datacenter più grande di Google. D'altra parte: cosa ci vorrà mai? Il miglior contributo sulla faccenda è però questo, di Francesco Marzoli.

Expo 2015: un prodotto italiano.

Ok, direte voi, alla fine di tutto questo sproloquio, cosa dobbiamo dire? Fondamentalmente nulla, se non la premessa iniziale: riconoscere gli sbagli e saper demolire, provando a costruire qualcosa di degno successivamente. Il dramma italico è che non riusciamo a scrollarci di dosso i nostri cliché, tra i quali possiamo annoverare tradizioni come lo scaricabarile e il lamento continuo. Che in tutti questi pasticci non si sia levata una mano che abbia detto "Oh, sono stato io, ho fatto una cazzata". No, giammai. Siamo il Paese di Schettino, che lascia la barca che affonda per paura, ma che poi davanti a un microfono è capace di esordire con un "Era per organizzare meglio i salvataggi". Eccoci di fronte alla bagnarola di Expo 2015, non ancora messa in mare e già che cola a picco. E i vari capitani che si fanno di nebbia.

Non voglio lamentarmi a vuoto, non voglio solo ridere-per-non-piangere, non voglio svegliarmi alla mattina avendo la curiosità di vedere qualche altra vaccata nell'organizzazione di Expo 2015. Ma desidero tanto che si aprano gli occhi davanti a una Nazione che non fa mai nulla per far cambiare la visione parodistica che il Mondo ha nei nostri riguardi. E forse possiamo iniziare da piccoli passi, magari aiutando uno straniero in difficoltà che non conosce le strade. Oppure buttando cartacce in un cestino, piuttosto che a terra. O infine, cercando di essere orgogliosi di essere poeti, santi e navigatori e non orgoglioni di essere pizza, pasta, tutti ladri.

Oppure niente, dobbiamo rassegnarci che i cliché governano le leggi fisiche e spirituali dell'Universo e a volerli stravolgere si rischia di creare buchi spazio-temporali che annullerebbero anche altre dimensioni parallele. Quindi i tedeschi sono rigorosi, gli svizzeri precisi, gli inglesi con senso del dovere, gli spagnoli festaioli, gli americani patriottici e via dicendo. E noi? E noi siamo dei cazzoni e cazzoni rimaniamo per il benessere della Galassia.