I social network replicano le relazioni umane sulla base digitale. Da qualche parte c’è ancora il lato genuino del contatto e del confronto, ma gli esseri umani preferiscono di gran lunga farsi gli affaracci altrui, mettersi in mostra e possibilmente alimentare polemiche. Nel corso del tempo social network e vita “reale” si sono mischiati, dando origine a una sinergia che alcuni filosofi definirebbero quotidianità. Ovviamente ci sarebbero delle distinzioni da fare, perché esistono ancora uomini che pesano 150 kg e in una chat dichiarano di chiamarsi SexyFata, così come ci sono donne che si complimentano con altre donne, per poi asfaltarle di insulti in privato con ancora altre donne. Ecco, ci sono distinzioni e il mio è un discorso sui generis. Ah, per onestà intellettuale sottolineo che è solo una mia personalissima visione della faccenda. Come lo è la prossima frase: nelle ultime settimane il percepito di odio, frustrazione e pensieri a caso in ambito social è aumentato notevolmente.

Una premessa lunga e noiosa, me ne rendo conto. Forse avrei dovuto iniziare direttamente con la fonte delle mie riflessioni: Einstein aveva ragione. Tutto è relativo. E a “Che tempo fa?” si può rispondere “Sono cipolle”.

Ora cercherò di illustrare in maniera analitica ciò di cui sto parlando, in modo da farmi capire da tutti. O almeno provarci. Le dinamiche social prevedono

  1. Si esprime una personale opinione sul proprio account.
  2. Passa Massimo Decimo Meridio e fa scatenare l’inferno.
  3. Che tempo fa? Sono cipolle.

Ora passiamo all’analisi nel dettaglio.

1. Si esprime una personale opinione sul proprio account.

Un account social è un po’ come una casa: lo posso arredare come mi pare. Solo che a volte si tratta di una casa con le mura trasparenti. Tutto questo implica quello che dico da tempo: non è questione di esprimersi, ma di esporsi. Lo sappiamo, accettiamo il gioco. Hai un’opinione? Valuta. Puoi tenertela per te oppure condividerla. Nel secondo caso, sappi che andrà più o meno così.

Tutto questo ci conduce a

2. Passa Massimo Decimo Meridio e fa scatenare l’inferno.

Partendo dal presupposto che ognuno ha diritto di manifestare la propria opinione e che a ogni azione coincide una reazione uguale e contraria, ecco che ci sarà sicuramente chi darà i propri 2 cents. Gli italiani soffrono di opinionismo – che per taluni coincide con priapismo mentale – e non resistono al fascino discreto del commento. Però. Però c’è un grosso “MA”: è facile che in questo contesto si sviluppi una corrente di pseudo-polemica, che a sua volta genera una forte risposta da parte di tutti e infine il degenero totale, arrivando anche a citazioni di – AHAHAHAHAH! – querele.

A questo punto di solito ne approfitto solo per sedermi, prendere i popcorn e osservare. Da un giudizio iniziale si arriva così ad allusioni, provocazioni e fastidi generici: ognuno improvvisamente ha qualcosa da dire. E questo ci trascina infine a

3. Che tempo fa? Sono cipolle.

In questa gloriosa social royal rumble arrivano i commenti più disparati. Quello che mi lascia perplesso ogni volta è il tipico non-sense di alcune affermazioni. Ecco, magari scrivi che non ti piacciono i funghi e dopo poco ti trovi una riflessione sull’importanza della muffa nelle foreste pluviali, con conseguente frecciata sulla tua poca professionalità.

Siamo di fronte all’implosione della comunicazione: il messaggio non ha più alcuna importanza. Se dici A, non ti viene risposto B. Ma neanche C, D e all’infinito. Ti viene risposto, che so, Ammaccabanane. Credi di essere una persona dotata di buon senso e allora cerchi di riportare la conversazione sui binari, magari vuoi spiegarti, chiedere lumi e niente, a quel punto c’è un ulteriore collasso che prende i contorni del trolling: “Ah, se vuoi parlare solo di funghi, allora, bene, c’hai ragione solo te, viva la democrazia!”.

Ecco: “Che tempo fa? Sono cipolle”. I social network assumono sempre più spesso questa caratteristica: il confronto non esiste.

[Parentesi cinematografica]

Bambino: Non cercare di spiegare il confronto. È impossibile. Cerca invece di fare l'unica cosa saggia: giungere alla verità.
L’eletto: Quale verità?
Bambino: Che il confronto non esiste.
L’eletto: Il confronto non esiste?
Bambino: Allora ti accorgerai che non è il confronto a spiegarsi, ma sei tu stesso!

[Fine Parentesi cinematografica]

Fortunatamente il “Che tempo fa? Sono cipolle” è un concetto astratto che può essere replicato a più riprese e sfruttato adeguatamente in più situazioni. Davanti ad Ammaccabanane ho deciso così che d’ora in poi risponderò così e – grazie ad Andrea Antoni che ha supportato graficamente la mia idea – appiccicherò questo sticker quando non avrò più voglia di seguire, interagire o cercare di comprendere qualcosa che va al di fuori della mia capacità mentale. Lo ribadisco.

che_tempo_fa_sono_cipolle

Come dicevo poco fa, i social sono la nostra casa.
Possiamo fare quello che ci pare.
Anche esporci.
Ma dobbiamo ricordarci sempre una cosa.

Che i social network replicano le relazioni umane sulla base digitale e come diceva Einstein: “Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana. Ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi”.