Myriam e JJ in relazione

Ci sono animali che non hanno mai avuto opportunità di relazionarsi con noi, offrir loro questa possibilità significa offrirla a noi stessi. Io vivo sola da 6 anni, in un grande ed isolato podere, con me sperimentano la vita oltre 100 animali. Mi occupo personalmente di loro e studio l’approccio dell’etologia relazionale. In un luogo dove l’armonia scaturisce dalla conoscenza delle loro necessità etologiche, dall’energia, dalla gioia di conoscersi e dal rispetto reciproco. Capre, pavoni, galline, cincillà, ratti, rettili, una moltitudine di gatti, un cane, ricci, cavie, puzzole, oche e anatre, pappagalli, faraone e animali che sostano solo il tempo necessario per poi riprendere la loro vita selvatica. L’etologia relazionale è un approccio che non si pone nemmeno lontanamente come una verità assoluta, ma come un possibile modo di “avvicinarsi e capire” gli animali, per raggiungere con minor sforzo, migliori risultati in termini di co-crescita, maggiore empatia, migliore comunicazione, maggiore competenza, equilibrio interiore e benessere con tutti gli animali coinvolti, umani e non. L’evento relazionale torna ad essere il cuore della questione: una visione che coinvolge uomini e animali nel momento in cui vivono e sperimentano una relazione o meglio una vera e propria rete di relazioni (trattandosi spesso di specie diverse).

La relazione, sia che si sviluppi tra un uomo e un animale, oppure tra due animali, attiva nei soggetti coinvolti un reale processo in divenire, che influenza le componenti mentali, emozionali, empatiche ed energetiche, modificando, di fatto, i comportamenti. In un certo senso non è più sufficiente conoscere l’insieme di comportamenti caratteristici di una specie, che l’etologia classica descrive attraverso lo studio dell’etogramma (quando parliamo di etogramma di un animale, intendiamo la collezione di variabili cognitive e comportamentali della specie, tali da definirne identità specie specifica). Se vogliamo cogliere la complessità delle dinamiche relazionali la prima abitudine da modificare è quella di considerare (e pensare) gli animali come gruppi o categorie omogenee in cui tutti gli animali appartenenti ad un gruppo mostrano comportamenti, vite emotive e cognitive uniformi. E’ fondamentale cominciare a ragionare in termini di personalità e di soggettività anche quando ci occupiamo di animali (tutti gli animali!). Se osserviamo, studiamo e sperimentiamo le relazioni secondo questa visione, ci ritroviamo nella favorevole condizione di esplorare, in un contesto ambientale talvolta totalmente nuovo, situazioni e relazioni inaspettate. La fiducia, la conoscenza, la sensibilità, l'empatia, l’ascolto attivo, le intuizioni.

La compassione e l’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa ricevere in dono

Charles Darwin
Ascoltare gli animali significa conoscerli, significa imparare a “leggere” i segnali della loro comunicazione specie specifica e farsi condurre nel loro mondo. La prospettiva di percepire e sperimentare il mondo con questo approccio aprirà le porte della nostra crescita come esseri umani e di una convivenza ricca di cose da imparare e condividere. Il mio interesse è orientato in particolare nei confronti da animali da sempre sono prigionieri di pregiudizi, di credenze, di convinzioni, di pressioni economiche e con i quali l’uomo si è precluso ogni opportunità di co-crescita e comprensione reciproca. Non esistono distinzioni che possano escludere alcuni esseri animali dal mio campo d’interesse, tutti gli animali sono parte di potenziali “relazioni/avventure” con cui confrontarsi. Sia per motivi storico-culturali, sia per condizionamenti limitanti a cui siamo soggetti inconsapevolmente a tutti questi animali è stata negata l’occasione di cominciare un processo relazionale reale ed equilibrato. E’ stata negata loro, ma ancor più ci siamo negati come uomini, l’evidenza che tutti gli animali hanno pari opportunità e potenzialità nell’ambito della relazione.

Oggi sono molte le occasioni di convivenza tra animali appartenenti a specie differenti e l’uomo che creano contesti relazionali totalmente sconosciuti. Osservare e partecipare alla nascita di nuovi rapporti e quindi di vere e proprie reti di relazioni, con specie diverse e tra specie diverse, diventa l’occasione per sperimentare un nuovo atteggiamento da parte nostra. Non ci sono regole o schemi fissi, l’approccio migliore è una revisione di se stessi in funzione della relazione con l’animale (“dipende” è una parola chiave). Sarà la sensibilità dell’uomo e la sua capacità nel cogliere i segnali del suo compagno (cane o qualsiasi altro animale) ad indirizzarlo: in pratica gli animali vanno ascoltati, sempre! Tutto comincia quindi dal radicale cambio di prospettiva nel modo di porsi nel rapporto con noi stessi e di conseguenza con gli altri esseri viventi. Viviamo a stretto contatto solo con pochi individui che rappresentano un numero limitato di specie, in particolare gli animali che definiamo pet, di cui “crediamo” spesso di conoscere tutto. Li prendiamo come metro di valutazione della conoscenza degli animali in generale, commettendo una leggerezza. Si è sviluppata nella nostra civiltà post-contadina una profonda distanza fisica e psicologica (separazione) e quindi di conoscenza tra gli uomini e “alcuni” animali (ad esempio i polli, la selvaggina, le mucche, i maiali, le capre e le pecore, le oche e le anatre etc.) come se questi animali fossero abissalmente lontani da quelli che abbiamo inserito nelle nostre famiglie (animali pet).

Direi ch un problema da superare sono le asimmetrie; umani trattano “alcuni” animali in un modo particolarmente protettivo e affettuoso ed “altri” con una incredibile indifferenza o addirittura con violenza, mostrando una discontinuità nella connessione emozionale che definisco “schizofrenia empatica” (ispirandomi a Jane Goodall). Tutti gli animali sanno essere maestri: t’insegnano ad amare… e a lasciarsi amare. Pensare ed agire per estendere le qualità della mente umana attraverso un percorso di conoscenza di se stessi e di disponibilità a mettere in gioco la nostra parte più autentica nel rapporto con altri esseri viventi, ci rende pronti a scoprire mondi inesplorati, inattesi e inimmaginabili.