Empire State Building e la Statua della Libertà sono sicuramente due delle icone più conosciute non solo della città di New York ma di tutti gli Stati Uniti interi, un po’ come quando pensando a Hollywood e a Los Angeles per associazione d’idee immaginiamo gli Universal Studios. Non dirò per l’ennesima volta quanto questa città sia nel mio cuore e nella mia mente, sarebbe una ripetizione, ma la sensazione di potenza che l’Empire trasmette non può lasciare indifferente nemmeno il più distratto dei turisti. Per un fotografo il momento migliore per gustarsi il panorama,  per realizzare delle buone immagini è (a mio parere) il tramonto. Importanti però sono da considerare i fattori stagione/ tempo, in inverno fa veramente molto freddo. Quando sono stata in città per la mia seconda volta era febbraio, la neve era appena arrivata bella, bianca ma gelida! In pieno giorno all’ottantesimo piano si congelava il fiato quindi, in base al tempo e alla temperatura, giudicate voi quel è il momento migliore. Senza dubbio, sul calar della sera, durante il tramonto di una bella giornata di sole la resa dei colori dai grattacieli prospicenti è di grande effetto. L’Empire solitamente è molto fotogenico anche di notte, spesso la sua punta illuminata assume colorazioni che hanno veri e propri significati e usanze consolidate: durante il Columbus day la parte terminale della struttura si illumina del tricolore italiano, nel periodo natalizio si tinge di verde e rosso, blu dopo le elezioni presidenziali del 7 dicembre scorso (quando la vittoria democratica era stata data per certa) o semplicemente rosso bianco e blu a significare i colori della bandiera americana. Chi non ricorda poi nella filmografia le varie apparizioni di questo gigante di metallo? King Kong, insomnia d’ amore, the day after tomorrow, le varie serie televisive come c.s.i. New York, without a trace, sex and the city. New York come Los Angeles è un set a cielo aperto, vagando per le strade della grande mela non è improbabile un incontro fortuito con attori o set cinematografici, a me ad esempio è capitato di assistere alla preparazione per le riprese del film di Martin Scorsese  “The wolf of Wall Street” con Leonardo di Caprio.

Un’altra emozione è stata la visita alla Statua della Libertà e a Ellis Island. Un giorno grigio, piovoso ma che nonostante questo mi ha regalato belle immagini, inconsuete. Grazie al cielo plumbeo e alle nuvole che ingoiavano i grattacieli, ho avvertito la triste atmosfera che dodici milioni d’immigrati hanno provato nel corso del tempo al loro arrivo nel “nuovo continente”. Il museo di Ellis Island rispecchia perfettamente questo sentimento di solitudine e di speranze. Dopo aver superato il primo controllo ogni persona era accompagnata da un gruppo di medici che provvedevano a un rapido accertamento sanitario/ igienico mentale contrassegnando spesso i più deboli, anziani e i malandati. I marchiati subivano successive verifiche e, in caso di espulsione, erano ricondotti alle navi di provenienza per essere rimpatriati. I fortunati ritenuti “normali” invece, dopo aver proceduto a nuove verifiche durante le quali dovevano dimostrare la propria indipendenza economica e la loro idoneità a essere accolti negli Stati Uniti, erano accompagnati nel nuovo mondo, nell’ambita isola di Manhattan. Tante storie raccolte nelle testimonianze raccontate dagli oggetti, dalle parole scritte su documenti, dalle fotografie che parlano di persone giunte negli states per cambiare vita, per trovare fortuna. Un sentimento che ho ritrovato e che mi ha molto colpito anche nelle riflessioni personali di una mia cara amica italo/americana: Alessia. Durante une delle nostre conversazioni mi ha confessato quanto il museo le riporti alla mente i sacrifici delle persone che da varie parti del mondo sono immigrate a New York, lei stessa quando anni fa decise di iniziare questo nuovo percorso ha provato le stesse sensazioni, sicuramente in maniera diversa rispetto agli “sbarcati” a Ellis Island ma con la stessa sottile tristezza nel ricordare quello che si lascia nel proprio paese misto a un sentimento di eccitazione e speranza in un futuro che si spera di poter cambiare.

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