Quello che sto per raccontare è riferito ai giorni che ho vissuto in Emilia mesi fa, molti dei protagonisti sono tornati in possesso dei loro negozi (per fortuna) o ne hanno aperti di nuovi, altri invece sono ancora fermi e in attesa di una risposta d’espiazione. Ma la loro caparbietà va raccontata comunque e ricordata fortemente.

Non ero mai stato in una zona terremotata in vita mia, la testa era stata sempre lontana da quel mondo e sempre ben protetta da un tetto solido e da una zona non a rischio sisma (almeno credo). Nella settimana passata in Emilia un’onda meravigliosa e spumeggiante mi ha travolto sin dall’inizio, appena messo piede fuori dalla vettura. Questa onda è composta da donne bellissime e fortissime, coraggiose e temerarie, che dopo le scosse del 20 e 29 maggio 2012, si sono volute unire, tra la strada, tra i vicoli e le tende attrezzate per la note, guardandosi in faccia  si son dette che non poteva andare a finire così, che non bisognava piangersi addosso ma reagire per non soccombere sotto le macerie, sotto le attese e le pretese delle istituzioni che tardano a presenziare e intervenire su tutto, che prendono tempo, che non rispondono e non presenziano. Queste pazze scatenate, capeggiate da Claudia Miglia, consulente marketing, ribattezzata “Santa Claudia da Modena” hanno creato un movimento tutto al femminile (qualche maschietto c’è però), libero, volontario, autentico, unendo due grandi forze dell’Emilia: il coraggio ovvero il loro grande cuore e la loro passione principale cioè il tortellino. Questi due simboli legati hanno dato vita a “Emiliamo”, presente indicativo prima persona plurale del verbo "Emiliare": noi emiliamo, per l’appunto.

Ho girato tra i paesini di Finale Emilia, Cavezzo, Mirandola, Camposanto, tra le macerie, tra palazzi venuti giù del tutto, campanili squarciati, chiese disintegrate e tante tende, tanti container, gazebi, polizia, vigili del fuoco ad ogni angolo, tra vie deserte, silenzi assordanti, qualche anziano in bicicletta passeggiava tranquillamente e si guardava attorno spaesato, nessun bimbo che giocava, solo silenzio e tanti volantini di lavoratori che avevano riaperto la loro attività altrove o nelle loro abitazioni, erano attaccati alle grate che circondavano una zona rossa, come se volessero dire: “noi ci siamo ancora, mica siam morti”.

Molte di queste persone le ho incontrate, conosciute e ascoltate, tramite la guida e presenza costante di Claudia, il mio tour-operator, la mia guida, il mio angelo custode.

E’ proprio vero che finché non tocchi con mano un vissuto che non ti appartiene, finché i tuoi occhi non scrutano quello che non hanno mai visto e finché il tuo cuore non batte per la vita di altri non potremo mai comprendere cosa vuol dire toccare il dolore altrui e mai, secondo me, riusciremo a capirlo se non lo vivremo direttamente, in prima persona singolare.

Si sa che la donna in Emilia Romagna é da sempre motrice e cuore pulsante della famiglia tradizionale. Vivere in un contesto agevolato, seppur provato dalla recente crisi economica, genera un senso di abitudine, come avere la casa di proprietà e il proprio lavoro quotidiano che diventano perciò una certezza e una garanzia per l'intera famiglia. Però quel sabato notte la vita di molte famiglie è cambiata.

E’ la notte del 29 maggio 2012 Claudia non riesce a chiudere occhio nella sua casa di Modena mentre il lampadario danza ininterrottamente, Rossella é nella sua panetteria per preparare il pane per il giorno dopo lascia tutto e scappa, Alessandra e Raffaella sono nei letti abbracciate e impaurite, Nadia è per strada alla disperata ricerca di una faccia amica, Maria Grazia è andata a svegliare la sua famiglia e Luca invece di fretta e furia a controllare il suo capannone in pigiama.

Emiliamo nasce da una scossa, da un violento terremoto, da un gruppo di persone, presso o più donne, interamente residenti nella provincia di Modena.

Il sole ormai é sorto, le botte della terra continuano a farsi sentire nella provincia di Modena, sono di assestamento come squilli di

cellular con la vibrazione. Emiliamo è nato ed è già fortemente nel territorio, Mesi dopo quella fortissima scossa le loro vite sono completamente cambiate, la loro quotidianità alterata, il loro lavoro del tutto inesistente, ma sorridono ancora, Claudia è sempre lì a sorreggere e supportare, hanno deciso che bisogna ricominciare e bisogna farlo con creatività ed inventiva. Alessandra e Raffaella sono cugine, cresciute insieme e con gli stessi interessi, lavorano affiatate da anni, hanno una profumeria in pieno centro a Finale Emilia, ma il locale è inagibile e non possono più entrarci e per ora non i vigili del fuoco hanno detto che non è possibile riprendere il normale funzionamento dell’attività. La cosa che hanno potuto fare è entrare con gli stessi vigili recupare i prodotti ancora sani e utilizzabili, qualche documento e reinventarsi in qualche modo o in qualche luogo. Non si sono perse d’animo, vogliono subito ripartire, sono andate a case della mamma di Alessandra che ha un grande salone accogliente e l’hanno trasformato nella nuova sede (provvisoria) della profumeria, la credenza ora è piena di profumi, creme e fragranze e non più di piatti di porcellana e bicchieri di cristallo, il tavolo è diventato una postazione per la manicure, un mobiletto a vetro un angolo bigiotteria, un po’ di passaparola e centinaia di telefonate e via di nuovo in carreggiata, di nuovo a lavoro.

Nadia è una parrucchiera il suo negozio è a Cavezzo una delle zone più massacrate dal terremoto, basti pensare che tutto il paese è zona rossa, nessuno può entrarci, è completamente desolato e disabitato. Scuole, negozi chiusi, case vuote, vie deserte, non si può neanche suonare la campana della chiesa per la paura che venga giù tutto.

Nadia armata di pazienza e con le lacrime agli occhi in compagnia dei vigili del fuoco, è riuscita ha recuperare il recuperabile: due poltronicine, phone, pettini, forbici, prodotti, tinte, lavabi, macchinette, tavolini. Quello che basta per riaprire. Dove? Nel garage di casa sua. Ha tolto tutto quello che le impedisse di muoversi, ha montato delle strutture in ferro che fungono da armadietti, ha allestito una hall sotto un piccolo gazebino con delle sdraio come sedie, un tavolino e delle riviste. Sembra davvero un salone di parrucchiera, le clienti vanno e vengono, prenotano, si fermano per una chiacchiera, c’è movimento, c’è un cuore che ha ripreso a battere, quello di Nadia.

Maria Grazia è alle prese con le mamme e i bambini che sono nel suo nuovo punto vendita per comperare un paio di scarpe nuove, c’è chi le cerca frettolosamente, chi è già seduto per misurarsele, chi piange perché la madre non vuole prendere quelle che tanto desidera. E’ strano come luogo perché é circondato da attrezzi ed utensili simili a quelli di un meccanico, infatti è così Maria Grazia si trova nell’officina meccanica del padre, anche il suo negozio a Cavezzo è andato distrutto e i danni sono stati tanti, oltre all’affitto da pagare, le scatole e le scarpe da buttare. Il padre comprendendo la situazione e la difficoltà della figlia ha sospeso la sua attività per dar spazio alle esigenze e di Maria Grazia, come se volesse dirle: io ormai la mia parte l’ho fatta, il mio percorso è stato compiuto, ora tocca a te.

La madre le da una mano, segue i clienti, consiglia, ha una parola buona per tutti, si parla del terremoto, della paura, delle scelte da fare, si sorseggia un po’ di caffé, è un luogo familiare e non solo un negozio, è qualcosa di più,   anche così si danno sostegno, si aiutano, si incoraggiano. Luca è uno dei pochi uomini che fanno parte di Emiliamo, ha un’azienda di giardinaggio, lavora nel ramo dal 1992 ma è giovanissimo non ha nemmeno quarant’annni. Ha una ditta con 8 dipendenti. Il sisma del 29 maggio gli ha creato danni al capannone dove ci sono materiali e attrezzature, con sé il terremoto si è portato anche altro, ovvero ha eliminato in tutta la zona colpita la necessità del suo intervento, del suo lavoro. Infatti dove crollano le case, la prima esigenza è rimetterle in piedi, non certo curarne i giardini. Ma Luca non si è dato per vinto, si inventa il lavoro anche perché da questo dipendono le famiglie dei suoi dipendenti. Attraverso l’aiuto del sindaco di Palagano, Fabiop Braglia, paesino in altura nella provincia modenese, Luca è riuscito a riprendere l’attività, si è spostato con il suo furgone a più di 60 km di distanza da Camposanto, contribuendo alla risistemazione di un parco comunale di Palagano e salvare i suoi dipendenti da un sicuro licenziamento.

Fabio Braglia con tutti i cittadini è stato uno dei pochi paesi limitrofi che hanno prestato soccorso ai terremotati, ospitandoli nelle loro case e mettendo a disposizione tende e attrezzature utili per mangiare e dormire. Per far capire l’immenso amore e forte fratellanza che c’è tra di loro, che va aldilà dei colori e fazioni politiche, economiche e sociali, ma solo tanta umanità.

Rossella è la vera donna emiliana tra le emiliane, bella, prosperosa e sorridente, lei è una panificatrice con l’animo commerciale, la sua degusteria nel cuore del centro storico di Mirandola propone prime colazioni, pranzi veloci e di lavoro con piatti freddi o pasta fatta in casa e menù ricercati, pane caldo appena sfornato tutto il giorno, pasticceria fresca e da forno. Purtroppo però è l’unica che non è riuscita a rialzarsi del tutto dalla botta del terremoto, sia perché il punto esatto dove si trova la sua attività è una zona architettonica e culturale particolare cioè il palazzo di Giovanni Pico della Mirandola, che è stato totalmete resa inagibile, sia perché riprodurre e riproporre quello che fa da altre parti è davvero complicato.

Tramite Emiliamo che organizza fiere, eventi e stand é riuscita ad organizzare catering, fare il pane in casa e poi venderlo con le bancarelle, alle volte si appoggia a Modena in una caffeteria di amici “Il naviglio” dove per mezza giornata fa la barista, si tiene impegnata, ogni giorno chiede e pretende risposte sul suo future e su quello dei suoi dipendenti, ma non si da per vinta perché ha un cuore che batte forte come quello di Claudia, Alessandra, Raffaella, Nadia, Maria Grazia e Luca e ce la farà a ritrovare serenità nella sua vita. Il popolo dell’Emilia è fantastico, è inimitabile e adorabile, caparbio e severo, divertente e romantico. Un terremoto non li ha spezzati, li ha solo resi più uniti, più solidali, cosa che serve all’Italia intera, perché ci si perde di vista troppo facilmente, ci si dimentica che siamo un popolo, una nazione, una combriccola, che se si fortifica e si allea non la batte nessuno. Servirebbero, a questo punto, più terromoti, più scosse e più danni, se sono utili a ricordarci chi siamo e che meraviglia possediamo.

sito: http://www.emiliamo.it

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INTESTAZIONE:  Progetto Emiliamo
Banca Popolare dell’Emilia Romagna  AG21-VIA VIGNOLESE 19,41124 MODENA

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