Le elezioni nazionali hanno decretato non soltanto un grande vincitore nel M5S ma soprattutto la grande sconfitta della partitocrazia nazionale.  Stop ai figli della Seconda Repubblica ed al via la Terza Repubblica.  Stavolta senza tangentopoli, direttamente al voto. Anche se un presumibile governo dalle larghe intese dovesse "condonare" le mancanze di centrodestra e centrosinistra appare indubbio che non comprendere il peso di quanto accaduto è sinonimo di analisi dilettantistiche.

Per troppi anni i dirigenti ed i quadri dei partiti hanno ignorato mandato elettorale e istanze della popolazione, assumendo comportamenti che alla lunga, hanno decretato condanne etiche, politiche e civili senza appello.   Per lunghe legislature si sono accumulati privilegi a danno degli elettori, ipotecando il futuro dei giovani ed il presente dei meno giovani.  Autoreferenziali, incompetenti, ignavi, impreparati quando addirittura non contro legem.   Attraverso cavilli e norme inventate ad hoc gli italiani hanno dovuto sopportare quanto danche il più pessimista degli elettori poteva immaginare. 

Il riflesso di questa incompetenza è chiarissimo all'estero , dove il nostro Paese ha potere negoziale ai minimi storici. Probabilmente in assenza di adesione all'Unione Europea saremmo già colonia di qualche superpotenza, che ha già messo gli occhi sul nostro stivale, che a differenza di Francia ed Inghilterra ha difficoltà ad andare oltre le manifestazioni di piazza, eleggendo realmente una nuova classe dirigente al potere.   Siamo divenuti terra di speculazione, dove il voto di protesta , soprattutto quello a favore della Lega Nord, divide ancor di più il Paese. Il M5S diviene l'unico baluardo degli interessi del Sud, pur non avendo nel proprio programma alcun punto specifico sul rilancio del Mezzogiorno.  Non nasce dunque dal Sud la "rivoluzione" come scritto da autorevoli giornalisti.  Il Sud tra il non voto e il voto di protesta, decide di dare una chance a chi non ha ad oggi tradito le aspettative di un popolo oramai esasperato.

Se la politica tradizionale non vuole scomparire deve necessariamente uniformare la propria offerta a quanto richiesto dagli elettori. Occorre rilanciare gli interessi locali, rilanciare l'economia con programmi seri e dare fiducia a giovani debitamente formati in grado di sostituire le cariatidi (incompetenti) che oggi vorrebbero rappresentarci.  A parere di chi scrive, soprattutto nel centrodestra, quello moderato e cattolico, non xenofobo ed attento ai valori tradizionali del nostro popolo, va effettuata una formattazione integrale.  Occorre che (laddove esista) una parte di giovani attenti a presente e futuro e profondamente ancorata a terra ed identità decida di fare il passo storico, rompendo ogni intesa con tutto ciò che non può rappresentare gli elettori.  Mentre a "sinistra" assistiamo a fenomeni che mettono in discussione il sistema (Potere al Popolo) nel centrodestra c'è un silenzio che appare inquietante.  Non può certo Salvini rappresentare i valori dell'elettore del centrodestra moderno, vista la sua incapacità di essere nazionale e non esclusivamente pro Nord. 

Se sin da oggi una parte del centrodestra non prenderà atto che è al punto del non ritorno, il voto nazionale sarà sempre più frammentato, impossibilitato nel garantire una stabilità al Paese che oggi più che mai necessita di prospettive.  Non me ne vogliano i vecchi senatori della politica: oggi hanno ricevuto  un segnale inequivocabile di sfiducia e continuare su questa strada significa legittimare quanto di peggio all'estero si scrive e si dice sul sistema italiano.  Fuori l'orgoglio, spazio alla democrazia. Oggi spazio ai vincitori del M5S o si vada al voto nuovamente. Un inciucio tra strutture di partito sarebbe un'onta insopportabile per il Paese. Ma da domani si riformino le strutture tradizionali, si mettano al bando gli impresentabili e si riaprano le scuole di formazione politica. Il tempo è finito.