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Partiamo dal presupposto che M. Monti è un liberista e che di conseguenza i suoi interessi siano più vicini al mercato e all'economia piuttosto che al sociale. Detto questo, in un periodo dove la crisi è del sistema capitalistico, vien quasi naturale, come fare uno più uno, proporre al sistema economico in crisi un economista.

Certo che se guardiamo bene quell'economista, che vorremmo che ci risolvesse i problemi, è attualmente anche un consigliere internazionale della Goldman Sachs, la più nota della banche d'affari del mondo, quel sistema bancario che ha creato un leggero disagio finanziario agli americani e che nelle regole del mercato non vede poi un gran valore in quanto gli preferisce i derivati.

Insomma è uno tra quei personaggi che risulta implicato nel tracollo del capitalismo odierno.

Affidare, quindi,  la soluzione della crisi a chi l'ha prodotta vale esattamente come chiedere a Berlusconi di risolvere il conflitto d'interessi.

Questo sistema che pone il Dio Denaro come unica priorità va abbandonato e l'unico modo sono elezioni anticipate attraverso una nuova legge elettorale a sistema proporzionale, per proporre politiche che si muovano su strade differenti.

Capisco il rigetto verso una politica ideologica che ne preclude  la sua attuazione come sistema ma, a mio avviso, non va confuso questo tipo di riflessione con la critica (pur legittima) al governo tecnico proposto dall'alto.

Perché il punto di partenza è proprio questo. Un passaggio tecnico è necessario ma il suo scopo rimane quello di rimettere il paese in condizioni democratiche per un governo politico.

Se Monti si occuperà di questo stabilizzando la crisi che ci ha travolto non potrò che approvarlo, ma un certo pragmatismo mi porta a proseguire la riflessione, sottolineando come la persona scelta ha come priorità altri compiti che la democrazia non gli ha assegnato  bensì lo ha fatto l'economia capitalistica e quel sistema distruttivo per la società umana.

Ora, è ovvio, che nessun politico può invertire il sistema, che sarà (sempre se avverrà) lento e graduale perché dovrà essere in linea con le regole democratiche, ma la strada intrapresa con la scelta di Monti, in questo momento va in direzione opposta.

Ci vogliono curare con lo stesso veleno che ci sta uccidendo.  A questo punto vien da domandarsi  quali altre alternative realmente attuabili si possano proporre.

E' possibile che esista una sola strada? [quote|left]|E' possibile che la soluzione non possa trovarsi altrove che non all'interno del sistema? [/quote]Non è magari che non si voglia prendere in considerazione altro per evitare la fuoriuscita a catena dal sistema?

Se avessi una soluzione pronta probabilmente mi chiamerei Marx.

Purtroppo non ho tali capacità, ma se invece degli economisti in Bocconi si provasse a prendere i professori di Filosofia Politica, storia, sociologia ed altre scienze ed eccellenze delle nostre università nei vari campi del pensiero, forse a questo punto, invece di un governo tecnico creeremmo un governo di illuminati che al posto del denaro avrebbero come virtù saggezza e bene comune e questo  non rappresenterebbe,  forse, un segnale differente e altrettanto qualificato…. utopistico, siete sicuri?

… e se al progetto dei saggi si unissero anche Grecia e Spagna ….

Nel sistema capitalistico sarebbe, certo,  una scelta coraggiosa e se gestita con personaggi di taratura internazionale forse non così improponibile.

Una volta poste le basi ricominciare, poi, democraticamente.