Libero sulle vacanze della Boschi
in foto: Libero sulle vacanze della Boschi

Fino a qualche tempo fa, in estate andavano forte i cani abbandonati. Quest’anno invece, i quadrupedi che ci fanno gli occhi dolci dalla corsia di qualche imprecisata autostrada, sono passati di moda; spariti dai media.

In compenso però, gli esseri indifesi su cui riversare retorica preconfezionata in comode dosi, non mancano mai: le donne per esempio.

Quando, qualche giorno fa, è uscita la notizia che la modella Candice Huffine sarebbe apparsa nel calendario Pirelli,  molti si sono sentiti in dovere di difendere le donne “curvy”. Cioè, tradotto dal paraculese, quelle sovrappeso, che, per inciso, non sono bestioline da proteggere dalla crudeltà umana, ma gente a cui vendere capi d’abbigliamento. Possibilmente senza rompere quello di cui la natura non ha fatto loro dono, costringendole a confrontarsi con magrezze stereotipate.

Comunque possiamo ancora dormire sonni tranquilli: anche se la sensibilità nei confronti del corpo femminile sembrerebbe migliorata, noi donne ce la passiamo ancora malissimo. Sia per l’aura paternalistica di certe difese a nostro favore, sia perché continuiamo ad essere considerate un insieme di tette, culo e parte che non si nomina mai. E chi adesso sta già pensando alla televisione, sappia che peggio dei suoi luoghi comuni c’è solo la Zanardo, che ancora, nel 2014, nei convegni tira fuori i filmati dei programmi condotti da Enrico Papi in prime time, un presentatore che non compare in quella fascia oraria dal lontano 2011.

Il Mattino–Maddalena Corvaglia
in foto: Il Mattino–Maddalena Corvaglia

Complice l'estate, ci sarebbe invece quella fastidiosa tendenza da parte di alcuni siti d’informazione di piazzare fondoschiena in costume a vista.

Il Messaggero–dichiarazione di Alfano sui "vu cumprà"
in foto: Il Messaggero–dichiarazione di Alfano sui "vu cumprà"

Di solito il fattaccio si verifica nelle pagine social di queste testate, nella speranza che la gente cerchi l’allegria nelle mutande navigando su Facebook piuttosto che su un sito porno. Con il risultato che, se giochi a Indovina il culo, qualche clic in più lo racimoli, ma perdi credibilità e soprattutto ti giochi lo zoccolo duro dei lettori che, nel frattempo, saranno impegnati a farti una pessima pubblicità.

La ministra Boschi per esempio, ha avuto la malaugurata idea di andare al mare in agosto, e ora il suo fondoschiena tiene banco, rimbalzando dal gossip di Chi a testate che si suppone abbiano una funzione informativa: vedere alla voce Libero, Huffington Post ed Espresso, in cui Mauro Munafò rimprovera Libero.

Una ministra della Repubblica trattata come una Canalis qualsiasi, con tanto di appunto su “zona cosce e glutei”. La Boschi, in cui si verifica lo scomodissimo effetto collaterale degli occhi azzurri, paga lo scotto di non essere, esteticamente parlando, la solita tristona piddina: basta cercarla su Google, e si scopre che la Camera dev’essere piena di fotografi guardoni amanti della prospettiva posteriore.

Boschi a parte, si segnalano le prodezze de Il Mattino e Il Messaggero per i quali ogni scusa è buona: i “vu cumprà” in spiaggia, la misteriosa donna dello spettacolo che stira, la professoressa che “va a letto con gli studenti e manda il video piccante”.

Il Messaggero 2 giugno
in foto: Il Messaggero 2 giugno

Degna di nota in particolare, la vetta irraggiungibile toccata da Il Messaggero lo scorso giugno.

La testata infatti, è riuscita a linkare un pezzo di cronaca scegliendo accuratamente le foto delle due giovanissime vittime. Per lui un primo piano del viso; per lei una bella foto a tre quarti in costume.  Una scelta editoriale ben precisa visto che nel pezzo era inclusa una fotogallery (si, manco avessero sfilato sul red carpet dei Golden Globe, poverini) dei due ragazzi in cui -rullo di tamburi- vi erano diversi primi piani anche di lei. Segno che al Messaggero erano in condizione di riservare un trattamento più rispettoso a quella 17enne appena scomparsa.

Ecco, se l'informazione "seria", non il gossip, utilizza un simile approccio, la strada della civilizzazione è ancora lunga.