DomaniNo
in foto: DomaniNo

Voglio parlarvi di un bella storia, di quelle storie fatte di musica, di amicizia, di amore e di vita, come quella di Ernesto Celi, ma per gran parte della sua vita è stato famoso al pubblico italiano come Boavida. Vi ricordate la canzone "Ossessione Onirica"? Eppure nel 2001 impazzava per le radio italiane, al Festival Bar di Fiorello e della Marcuzzi, insieme ai tormentoni di Gianluca Grignani ed Eros Ramazzotti.

E' stato particolare il suo percorso, dopo il grande successo, una grande caduta verso l'oblio, fatto di rimpianti, paure, perdita di punti di riferimento. Ernesto non è potuto essere qui con noi oggi ma al suo posto c'è Cristiano Carriero, suo ghostwriter, consigliere, ufficio stampa, scrittore, copywriter. Insomma una persona di fiducia, che conosce bene la vita di Ernesto.

Sotto richiesta dello stesso Ernesto, Cristiano mi chiede il piacere di fare un giochino. Mi chiede se ho letto il libro, gli rispondo di si. Passa alla richiesta: "Facciamo così, le domande allora le faccio io (me le sono preparate) e tu mi rispondi.

Caspita. Bella situazione. Gli dico di si, perché il libro l'ho letto per davvero. In tre giorni (e risponderete voi: "E sti cazzi").

Quindi, amici, oggi vi parlerò, attraverso l'intervista realizzata da Cristiano, di "DomaniNO".

Cristiano Carriero
in foto: Cristiano Carriero

Come ti è sembrato Domani No?

E’ un libro che si fa leggere, scorre e corre. A livello di impaginazione non mi ha convinto la scelta della carta così bianca, sembrava a primo impatto una tesina di laurea, invece la grafica, i colori scelti e l’idea di dividere il racconto in due tempi con la valigia mi è piaciuto molto.

Dal tuo punto di vista, è vero che all'inizio questo Ernesto / Boavida risulta così antipatico? Pensi che ci voglia più di un capitolo per entrare in empatia con il protagonista?

Ernesto non l’ho vissuto come un personaggio antipatico. In certi momenti, se fossi stato suo amico, gli avrei dato 3 o 4 tuzzi per alcune scelte fatte senza spina dorsale o per farsi sfuggire alcune occasioni in campo femminile, di amicizia e professionali. Gli avrei consigliato e spronato affinché potesse essere più sicuro e meno fragile.  Niente aggiunta di capitoli. Va bene così.

Se dovessi parlare delle tre figure femminili del romanzo (Maria, Blerina e Rossella) senza spoilerare nulla, come le descriveresti? E premesso che sei un uomo innamorato, con chi di loro usciresti una sera?

Sono tre donne che fanno parte di tre parti della vita di Ernesto. Maria è il primo amore, non si scorda mai, però è rimasta troppo presente nei pensieri di Ernesto, ecco perché poi nasce ossessione onirica e diventano due linee che si intersecano sempre più, diventano due stracci che Ernesto si trascina e che non riesce a strizzare. L’una dipende dall’altra, tant’è che appena muore l’amore per Maria muore Ossessione Onirica.  Blerina rappresenta il viaggio, il cambiamento, l’aria fresca che si percepisce quando abbassi il finestrino appena arrivato in un paese di mare. Una ragazza che aiuta Ernesto a crescere e credere un po’ più in se stesso ma nulla di più. Almeno così l’ho percepita. Rossella invece fa parte della rinascita di Ernesto, il ginocchio riprende a camminare grazie alle sue mani e insieme decidono di continuare il percorso, attendendo il momento giusto, usando le parole corrette e poi trovare un equilibrio che già era nato attraverso la loro iniziale amicizia. Con chi uscirei una sera? Con Maria, perché ha le tette grosse. Oh, sono sincero!

 

Agli occhi di un barese che "vive altrove" come appare la città? Perché io, a volte, scrivo senza pensare alle conseguenze, e non so dirti cosa ne è venuto fuori, alla fine.

Davvero poco, mi sarei soffermato un po’ di più sui luoghi di Bari e della tua infanzia e adolescenza, ma non solo avrei descritto meglio i baresi nelle loro accezioni e difficoltà di integrazione con il mondo circostante, mi sarebbe piaciuto leggere qualcosa in più del quartiere di Ernesto.

Ciccio, Tony, Claudio Barresi: gli amici e le persone che la vita ti mette di fronte. Con chi di loro andresti a bere una birra?

Tutta la vita Ciccio. Lo sento più vicino a me, sarà che mi assomiglia in molte cose, infatti mi sono sentito più vicino a lui che ad Ernesto. Mi piaceva immaginarlo ed immaginarmi nel dare consigli al vecchio Boavida.

 

Ossessione onirica ribelle: nel romanzo questo ritornello ritorna sempre. Pensi che l'autore sia riuscito nell'intento di creare un tormentone?

Si, credo di si. Soprattutto se si riesce a scoprire che il buon Cristiano, stratega, ha creato ad hoc la canzone (la potete ascoltare qui se vi va) e anche se non mi piacciono alcune frasi (troppo) lunghe o alcuni vocaboli scelti posso ammettere che nei momenti di pausa (doccia, corsa, relax, cucina) cantavo “Ossesione onirica ribelle…la la la…in un cassetto di quisquilie…”. Forse era meglio pinzellacchere!!!

Pensi ci sia una morale in questo romanzo o te ne tieni alla larga? Te lo chiedo perché io non volevo una morale, ma siccome tutti mi fanno questa domanda.

Credo che la morale, come in ogni scritto, ci sia sempre. Può essere meno evidente o più evidente ma c’è. La morale è che la vita ti da sempre una seconda chance, sia nel lavoro, che in amore, nelle relazioni e nella vita stessa. Qui vince il valore della forza di vivere su tutto e tutti, l’importanza della famiglia, degli amici.

 

Che avresti detto a Tony quando afferma che "Il panzerotto di Cosimo è immangiabile, meglio la piadina romagnola?"

Come ha risposto Ernesto: “Tornatene a Bologna, TRMON!”. Non aggiungerei altro.

 

Sono riuscito a farti odiare qualche personaggio di questo romanzo? O qualche situazione?

Ho odiato Brustenghi e il conduttore che scrive romanzi e recita nei film. Era Fabio Volo vero?

Puoi estrapolare dal romanzo le due – tre righe che useresti come status su facebook, almeno una volta?

Ci devo pensare ancora…ne ho due o tre…mi piace quella che hai utilizzato per descrivere il papà di Ernesrp dopo aver ammesso al figlio di essere omosessuale. Ma la devo recuperare.

 

Mi dai un consiglio spassionato su come migliorare la mia scrittura?

Ti consiglierei di continuare a scrivere, anche senza l’angoscia di pubblicare per forza, perché più si scrive più si migliora. E’ una liberazione. Il consiglio che posso darti è di non smettere. Cazzo.

Fatemi una promessa: dopo questo giochino, acquistate il libro con la promessa di leggerlo, perché se amate la musica, le storie vere e semplici, l'amore e l'amicizia non potete sottrarvi dall'incrociare e conoscere la storia di Boavida e di Ernesto.