La tutela dei diritti d'autore è un ambito molto tecnico e specialistico. Tantissimi i diritti negati proprio per la mancanza di competenze specifiche nel settore e soprattutto di professionisti in grado di tutelare gli autori.   Ed è proprio in questo quadro generale che va rilevata con grande attenzione la vittoria degli avvocati Bruno Tassone e Marco Barbone del Foro di Roma (http://www.barbonetassone.it) che cambia con tutta probabilità, la lettura da parte dei Giudici di migliaia di cause. Infatti con la sentenza n.18220/19 la Corte Suprema di Cassazione ha riconosciuto la violazione del diritto di paternità dell’autore e il conseguente danno per la pubblicazione di opera come anonima.   Viene sancito per la prima volta anche dalla Cassazione il diritto per l’autore di vedersi sempre riconosciuta la paternità dell’opera, superando le precedenti pronunce che escludevano una violazione di tale diritto nel caso in cui l’utilizzatore non avesse attribuito a sé o ad altri la paternità ma avesse semplicemente omesso il nome dell’autore, esercitando dunque arbitrariamente un diritto personalissimo dell’autore mediante un anonimato che dalla Corte Suprema è stato definito come “anonimato forzato”. Una pronuncia che dunque  tutela autori molto spesso privati dei loro diritti morali e patrimoniali a vantaggio degli utilizzatori che impongono un “anonimato forzato”, avallato da precedenti pronunce.

La Corte Suprema ha così motivato la propria decisione di fondatezza del predetto motivo d’impugnazione, delineando un preciso quadro giuridico della questione:

La complessa situazione giuridica soggettiva che integra il diritto di autore si compone di diritti afferenti la sfera patrimoniale e non patrimoniale (o morale): onde il cd. diritto morale d'autore si delinea, se si vuole, per sottrazione dalla componente costituita dai diritti esclusivi di utilizzazione economica dell'opera, pure tutelati dalla legge. Il diritto morale d'autore è, invero, dalla legge speciale definito come afferente a quei «diritti sull'opera a difesa della personalità dell'autore» (così la rubrica della sezione II del capo III, o ve si descrive il "contenuto" del diritto). Sulla base del diritto positivo, esso presenta più sfaccettature, quali il diritto a rivendicare la paternità dell'opera e ad opporsi ad ogni deformazione, mutilazione o modificazione (art. 20 l.a.); il diritto di rivelarsi l'autore di un'opera anonima (art. 21 l.a.); il diritto di inedito (art. 24 l.a.); il diritto di ritirare l'opera (art. 142 l.a.); il diritto alla indicazione del proprio nome da parte dell'editore (art. 126 l. a.).
Degli indicati sotto diritti, il primo e l'ultimo (artt. 20 e 126 l.a.) concorrono a soddisfare l'essenziale tutela della identità personale autorale ed artistica, avendo l'editore l'obbligo di indicare il nome dell'autore dell'opera proprio in quanto, in tal modo, ne viene rispettata l'attribuzione di paternità: l'essere riconosciuto come autore dell'opera concorre alla specifica identità personale, quale componente dei più ampi ed inviolabili diritti, di rilievo costituzionale, all'identità, all'onore, alla reputazione personale ed al prestigio sociale.
Anche il riferimento al «pregiudizio al suo onore od alla sua reputazione», con cui si chiude l'art. 20 l.a., oltre che essere riferito alle modificazioni all'opera vale, invero, a richiamare il senso della stessa attribuzione di paternità, come direttamente ricollegata all'onore e alla reputazione dell'autore: beni che, di contro, dal mancato riconoscimento di quella paternità sono suscettibili indirettamente di venire lesi.
Si noti che il diritto alla paternità dell'opera in capo al suo effettivo autore risente di una valutazione che attiene non esclusivamente alla sfera privata del singolo, ma ad un interesse più generale: basti ricordare l'art. 22 l.a., che pone il divieto di alienazione del diritto morale, con ciò palesando come la garanzia della paternità dell'opera e della sua integrità non soltanto tutela l'autore stesso, ma ha anche una finalità di natura pubblicistica.
Così, questa Corte ha già sottolineato che il titolare del diritto d'autore può disporre del diritto patrimoniale all'utilizzazione dell'opera, ma non del diritto morale al riconoscimento della paternità, in modo tale da consentire la messa in circolazione di opere falsamente imputabili all'autore medesimo e da pregiudicare la lealtà e la correttezza del mercato artistico (Cass. pen. 13 marzo 2007, Volpini, che ha ravvisato il reato di contraffazione di opere d'arte, dc sebbene l'autore o gli eredi avessero autorizzato la circolazione delle opere non autentiche).
Come per gli altri diritti della persona, anche il diritto d'autore è suscettibile di essere leso dall'illecito contrattuale o extracontrattuale altrui e, quindi, di patire un conseguente pregiudizio, vuoi al patrimonio, vuoi alla sfera personale del soggetto, che potrà risentire così di un danno patrimoniale come di un danno morale. La giurisprudenza di legittimità in tema di risarcimento del danno non patrimoniale lo configura come una categoria unitaria ed omnicomprensiva, idonea a ricomprendere tutti i pregiudizi che, accomunati "antologicamente" dalla loro natura non economica, in fatto possono comporsi di diversi aspetti (la perdita delle possibilità di svolgere date attività nella vita, le relazioni personali pregiudicate, la sofferenza morale, e così via). Quali che siano le forme di manifestazione dei pregiudizi non patrimoniali, essi hanno natura omogenea fra loro e concorrono alla liquidazione di un unico danno.
Ne deriva che colui il quale lamenti, in sede di legittimità, una sottostima del danno non patrimoniale da parte del giudice di merito ha l'onere di indicare chiaramente quali sono stati i concreti pregiudizi dedotti e provati, ma non esaminati dal medesimo (cfr., fra le altre, Cass. 7 maggio 2018, n. 10912; 22 febbraio 2017, n. 4535).
Con riguardo allo specifico sotto diritto alla paternità dell'opera, può dirsi dunque che – se il diritto patrimoniale d'autore corrisponde al profitto economico che egli ritrae dalla sua creazione, onde la sua lesione può dar luogo, al pari di ogni altro diritto della personalità, al risarcimento del danno per il pregiudizio economico che ne sia derivato – il diritto morale d'autore costituisca quella ricompensa non economica (ma almeno altrettanto importante) che consiste nell'essere riconosciuto fra il pubblico indistinto come il soggetto che l'opera stessa abbia realizzato con il proprio originale apporto creativo. E come l'identità personale autorale ed artistica può essere compromessa dalla falsa attribuzione di opere non realizzate dall'autore medesimo (e magari di inferiore fattura: cfr. es. il precedente di Cass. 16 dicembre 2010, n. 25510), così essa viene lesa dalla – speculare e contraria – mancata attribuzione della paternità di opere invero realizzate. È, pertanto, contrario alla lettera ed alla ratio legis affermare che l'inadempimento all'obbligo di menzionare il nome dell'autore – allorquando sia stata positivamente accertata la circostanza di fatto che l'opera sia stata pubblicata come anonima, pur senza l'attribuzione ad altri – rispetti il diritto morale d'autore.
Il diritto a vedersi attribuita la paternità dell'opera, quale diritto della persona, viene leso, invece, dalla mancata indicazione di tale paternità, sia stata essa, oppure no, accompagnata dalla positiva attribuzione dell'opera ad altri.
Ove, dunque, sia stata omessa l'indicazione del nome dell'autore di un'opera dell'ingegno – il quale pure ne abbia, in precedenza, ceduto i diritti di utilizzazione e (tanto più) ove sia stata, nel contempo, concordata la puntuale riconduzione a sé della paternità mediante l'indicazione del nome dell'autore medesimo – ciò integra il primo presupposto dell'elemento oggettivo della fattispecie, costituito dalla condotta di lesione al diritto morale d'autore, quale danno-evento; nel caso in cui, inoltre, da ciò derivino i danni-conseguenza del pregiudizio patrimoniale (perché non essere riconosciuto come autore, ad esempio, precluda ulteriori occasioni di guadagno dalle proprie opere) o non patrimoniale, essi dovranno essere risarciti. (omissis)

In definitiva una vittoria importante in un settore ad altissima specializzazione dove Tassone & Barbone hanno probabilmente invertito un filone interpretativo diretto a tutelare la parte "contrattualmente" più forte a scapito della vera essenza del diritto.  Una nuova era dunque per gli autori e nuove possibilità di tutela