Continua il mio diario dalla Terra dei Fuochi.
È passato poco più di un mese dalla manifestazione Fiume in piena, che ci ha visto uniti, tutti, senza contrapposizioni, senza divisioni, a combattere per il diritto alla vita. Qualche ombra c’è stata, è vero, anche quella scura giornata di novembre, ma non ha importanza, perché abbiamo raggiunto un risultato importante, non banale, non scontato, per niente trascurabile: la consapevolezza. La nostra, quella degli altri. Gli altri, che per noi gente della terra dei Fuochi, sono una schiera indefinita di autorità, istituzioni, giornali, tv, pubblico. Dal Presidente del Consiglio al Governatore della Regione, dal giornalista della tv tedesca al medico di famiglia, volevamo questo: che ci vedessero. Vogliamo che ci vedano mentre siamo ancora vivi, mentre abbiamo la forza di scendere in piazza, quando siamo ancora persone e non nomi e facce per un album fotografico, non numeri, non dati sulla mortalità per cancro.

Sembra che ci siamo riusciti. Mi ha fatto piacere, quando alcuni giorni fa, il figlio diciottenne dei nostri vicini mi ha raccontato come nella loro scuola don Patriciello e alcuni esperti gli abbiano parlato della Terra dei Fuochi. Qualcosa è cambiato. Qualche mese fa questi ragazzi non avevano la minima idea di cosa succedesse qui. Apprendevano le notizie dai Tg, ma non capivano, era come se alla Tv parlassero di un altro posto, di un’altra storia. Giuseppe mi ha mostrato il video che hanno girato in classe, dove si vede il prete che spiega in parole poverissime, usando il dialetto napoletano e smorzando la durezza del messaggio con qualche battuta, quello che ha spiegato ai ministri, al Presidente della Regione, ai leader politici. Quello che continuerà a descrivere e a raccontare in sedi e contesti ufficiali. Ridono i ragazzi, sono attenti e non sembrano spaventati, né turbati, anche se, dopo, quelle parole sedimenteranno. Tra qualche giorno, tra qualche mese, i ragazzi capiranno che la loro compagna di classe non è morta di tumore al seno per una fatalità. Capiranno chi sono.

È sempre difficile per gli adolescenti accettare una realtà dura. Vogliono solo starsene in camera ad ascoltare musica, persi in chi sa quale mondo immaginario in cui sono chi vogliono essere. Questi ragazzi, invece, devono digerire una verità amarissima. Lo faranno tra una corsa in motorino e un giro al centro commerciale. Non perderanno la leggerezza, l’incoscienza, l’esaltazione delle esperienze della loro età, perché gli serviranno a sopravvivere nei giorni bui, saranno un rifugio in cui ripararsi quando la realtà li investirà come un tram. Quando ti dicono che il tuo cuginetto di sette anni ha un cancro al colon. Quando vedi tua madre cominciare a star male.

Forse non è cambiato molto. Forse il decreto legislativo sulla terra dei Fuochi sarà solo l’ennesimo provvedimento emergenziale di facciata. Noi, stiamo cambiando però. E come, se stiamo cambiando.