Sono ormai lontani i tempi in cui le valige si chiudevano con lo spago ma l'immagine è la stessa. Biglietto solo andata, bagaglio pieno di speranza, pronti per lasciare la propria cara terra. Alzi la mano chi, in questo momento di dura crisi economica, non ha pensato di mollare tutto e andare via. Ma qualcosa è cambiato. Sì, la percezione dell'emigrazione. Ricordo il grande Massimo Troisi, nell'esordio di “Ricomincio da tre”, quando tutti a Firenze ripetevano la stessa domanda: “Emigrante?” e lui ribatteva sempre con una negazione. Beh, oggi non è così. Chi si è fatto la valigia, lo dice con un pizzico di orgoglio, come se fosse l'unica scelta, l'unica alternativa. Quasi a demoralizzare chi ha deciso di combattere e rimanere. Talvolta risulta persino imbarazzante. Eh sì, perché poi ci pensi e ti trovi – istintivamente – quasi a dargli ragione. Cosa ci faccio qui?
Appartengo ad una generazione di migranti. L'unica possibilità di crescita è rappresentata dall'espatrio. Soprattutto a Sud dove anche se hai talento il più delle volte sei costretto a fare la fame.

Salvatore Russo studia marketing (Economia del turismo con specializzazione nel marketing psicologico dei viaggi) e si laurea nel 2002. Un anno dopo vola con un amico a Cracovia, dopo aver vinto un premio sul benemerito del turismo e dell'ospitalità: “La città mi è piaciuta, considerati i miei studi, vedevo tante potenzialità soprattutto in prospettiva dell'entrata in Europa. Nel 2005 mi sono trasferito. Avevo messo qualche euro da parte, mi sono detto: mi faccio un anno sabbatico e vediamo come va”. Anche perché a Favara (Agrigento) dove è cresciuto, non vede alcuna possibilità di costruirsi un futuro. Se non un misero stipendio di 800 euro che gli è stato offerto come manager di una nota azienda.
Dopo avere squadrato in lungo e in largo Cracovia “volevo offrire un servizio agli italiani circa l'ospitalità, coccolarli, dargli tutti gli agganci possibili per vivere al meglio la città. I soldi erano finiti, mi vergognavo a chiederli ai miei. Così, la mia ragazza che condivideva il progetto, mi prestò 5000 PLN che sono circa 1250 euro. Con quei soldi ho dato vita al mio primo sito, arrivando ad oltre 2000 clienti l'anno”.

Purtroppo intorno all’idea d’Italia ci sono fatti e sentimenti veri, autentici: c’è amore e dolore, ci sono milioni di morti, decine di milioni di uomini e di donne che amavano la loro terra i loro cari e li hanno dovuti lasciare alla ricerca di un pezzo di pane in altri luoghi del mondo. E ci sono anche speranze. Ma solo per una parte degli italiani. Per gli altri c’è la disperazione, la fine di ogni speranza di onesto vivere e di dignità umana e sociale. Nicola Zitara

Ma non bastava: “Il mio sogno era quello di replicare a questo business. Nel 2012 ho avuto la fortuna di lavorare per la FIGC. Abbiamo organizzato la logistica per loro. Ci hanno confermato per la confederation cup e poi per il mondiale”. Un eco mediatico di un certo livello che ha consentito una crescita esponenziale in breve tempo, così: “Abbiamo aperto LTD ad aprile a Londra. Porterfree, lo stesso business, globale ma, soprattutto, gestito dalle persone locali: i city porter, gli ambasciatori delle città, che conoscono bene i luoghi e tutte le peculiarità, i lati positivi e quelli negativi. Nessuno può conoscere Napoli meglio di un napoletano che vive la città. Il viaggiatore non perde tempo, evita le fregature”. Dopo due mesi di lavoro i numeri sono più che incoraggianti: “Abbiamo 8 city porter e più di 300 richieste da valutare. Il sito sta crescendo. Sarà molto più evoluto nella seconda versione che stiamo per costruire, dove sarà possibile prenotare l'appartamento attraverso i consigli del city porter che ti venderà tanti altri servizi in loco. Consigli, cosa e come fare, dove mangiare. Insomma, ti pianifica la visita alla città. L'obiettivo è creare questa community di city porter in modo che possano ‘scambiarsi' le città, ed imparare una lingua. Inoltre, nella nuova versione ci sarà una novità molto interessante perché potrai barattare con i proprietari anche dei servizi, ad esempio, la macchina dell'aeroporto in cambio di mozzarella di bufala dalla Campania”

Porterfree rappresenta un modo nuovo di fare turismo in piena libertà, dove è possibile usufruire di servizi personalizzati e di assistenza completa. I visitatori possono così pianificare autonomamente la propria vacanza, scegliere la sistemazione preferita, confrontando i prezzi, le foto e la location. Un modo diverso e responsabile di intendere un viaggio: non ti senti un turista ma all'arrivo in città ti senti praticamente a casa. C'è un city porter che ti accoglie e ti fa vivere un'esperienza indimenticabile.
Salvatore ha sentito il bisogno di andare via, a prescindere dal premio vinto: “Mi resi conto dopo l'università, dopo i primi colloqui di lavoro che non avrei avuto alcun futuro. I miei amici mi presero per pazzo quando decisi di partire per Cracovia. Ricordo ancora le loro facce. Oggi posso dire di avere avuto una grande intuizione e di aver vinto la scommessa ma quando sono partito non era certo così. Le città polacche sono la mecca di italiani che vengono ancora ad investire e, di conseguenza, il lavoro aumenta”.
Quindi, un giovane del sud, un ragazzo di Favara, ha il destino segnato? “Il sud ti radica, Favara è stupenda. Sono posti ricchi di cultura e tradizione. Appena posso ne approfitto per ritornare giù proprio per questo. Ma non vedo alternative. Purtroppo, un meridionale nasce con il destino segnato. E' vittima del sistema italiano”.

Ed è proprio così. Fin quando non si faranno i conti con questa triste realtà, non cambierà mai nulla. Nemmeno tra 150 anni!