Giornata tragica per il pd, al Colle succede di tutto e il contrario di tutto e il risultato è lo sfaldamento totale del pd. In mattinata i senatori pdini votavano per acclamazione popolare ed alzata di mano l'elezione di Romano Prodi alla presidenza della Repubblica. Doveva essere la giornata della rinascita del pd, di un partino "nuovo" votato al cambiamento, difatti chi meglio di Prodi poteva incarnare il "nuovo"? In effetti  secondo alcune indiscrezioni, la direzione pd  voleva in realtà riesumare la mummia di Tutankamon, ma sembrava una scelta troppo avanguardista ed audace, si è quindi optato per un candidato meno eclatante.

Tuttavia i senatori del partito seguendo pedissequamente le direttive del loro leader, annunciavano in mattinata come certa la vittoria di Prodi, alla faccia di Berlusconi e delle larghe intese – avranno pensato gli elettori del pd tirando finalmente un sospiro di sollievo. "Ma gli elettori del pd sono nati per soffrire" – diceva appena ieri sera Travaglio a "Servizio Pubblico". Mai frase fu più azzeccata. Quando tutto sembrava fatto, quando i giochi sembravano chiusi, il pd con una sferzata sorprendente, alla Titanic, prende in pieno l'iceberg e affonda. Bisogna ammettere che con il pd non ci si annoia mai, non è un partito scontato come il pdl dove B. fa tutto ciò che vuole e tutti fanno ciò che vuole B.

Con questo colpo di scena finale, degna di una tragedia Shakespeariana, 100 senatori pd che poco prima avevano assicurato il proprio voto a Prodi, nel segreto del voto cadono in una completa e apparentemente inspiegabile amnesia. Sarà colpa del troppo caldo che si abbatte sulla capitale.

Tra di noi uno su quattro ha tradito. Abbiamo prodotto una vicenda di gravità assoluta, sono saltati meccanismi di responsabilità e solidaretà, una giornata drammaticamente peggiore di quella di ieri

Bersani
In realtà la spiegazione è più semplice del previsto. "Il pd è un partito mai nato" –  diceva Lucia Annunziata a Servizio Pubblico, dilaniato da personalismi interni che non riescono a mettere da parte le differenze individuali almeno per il bene (dell'Italia è chiedere troppo?) del proprio partito.

In sostanza la giornata di oggi si è conclusa con: il ritiro di Prodi, due dimissioni – Bersani e Bindi – e non ultima, una strepitosa quanto eclatante figura di merda. Sembra quasi un bollettino di guerra, eppure tutto questo da una strana sensazione, un gusto amaro in bocca che ci è piuttosto familiare. Ci si rende conto che tutto questo sa di già visto, di già vissuto e si capisce che si tratta semplicemente la storia della sinistra italiana di questi ultimi venti anni, destinata a ripetersi. In effetti quella del pd potremmo definirla "cronaca di una morte annunciata". Insomma dalle parti del pd il detto: "Dagli errori si impara" non sembra essere conosciuto.

Solo una piccolissima luce risplende oggi dopo la morte del pd, a cui chiederei almeno un minuto di silenzio, la voce di Nichi Vendola che nonostante la sua forza e sferzatezza sembra non riuscire a scalfire il fortino mentale e autolesionista del pd.

"Per noi c'è soltanto una proposta in campo, quella di Stefano Rodotà, il presidente della Repubblica che le giovani generazioni invocano come garante della buona politica." – Vendola