recessione



Non ho studiato economia. Lo scrivo all'inizio perchè sia chiaro da che prospettiva scrivo questo articolo che parla di economia.
Pur non avendo studiato la materia, ho letto parecchio durante gli ultimi mesi nel tentativo di "farmi un'idea" di cosa sta succedendo in questo periodo. Perchè il tema che interessa noi tutti, in questo periodo, è la crisi economica, e quindi è nostra responsabilità – anche se non abbiamo studiato economia – "farci un'idea" di quello che sta succedendo.

Scrivo quindi per tutti coloro che come me vogliono poter avere un punto di vista sulle questioni attuali che non sia solamente il "seguire" una corrente, senza sapere bene che significa. Scrivo per quelli che, non avendo studiato economia, vogliono capire COME FARSI UN' OPINIONE RAZIONALE (è facile essere raggirati se non conosci la materia, ma la logica aiuta sempre). Scrivo anche per quelli che sono convinti di certe idee, ma che vogliono confrontarle con altre, anche solo per rassicurarsi e pensare "ah, sì, avevo ragione io". O invece, farsi venire qualche dubbio.

UNA QUESTIONE FONDAMENTALE

europa e crisi. Fonte: Getty Images Europe  - Sean Gallup

Innanzitutto dobbiamo prendere atto che c'è una questione fondamentale riguardo al dibattito italiano sulla crisi economica. C'è un "grande assente". Si tratta del dibattito sul ruolo svolto dall'adozione di una moneta unica, l'euro, tra i paesi europei. Credo che questo dibattito non ci sia mai stato, neanche quando ci siamo entrati, nell'euro (nell'Europa c'eravamo già).

Pensateci: non c'è stato un dibattito pubblico tra europeisti e antieuropeisti basato su dati e su argomentazioni razionali, ma come spesso accade si è trattato solo di propaganda, nell'uno e nell'altro senso. Non c'è stato neanche un referendum, sottolineando come i cittadini italiani siano stati solo marginalmente interessati dalla questione, che è stata presentata come prettamente burocratica, come un "quest' Unione s'ha da fare".

Anni dopo, leggo che la maggior parte degli analisti e gli stessi fondatori dell'unione monetaria ammettevano che era un progetto nato in modo fallimentare. E che l'unico modo perchè funzionasse era che cambiassero radicalmente molte cose, in sostanza che alla moneta unica seguisse un unico governo europeo e un popolo europeo. Un progetto tanto ambizioso quanto scarsamente realizzabile. Nè si è mai manifestata alcuna volontà da alcuno degli stati europei affichè potesse diventare più realizzabile.

Perchè questo è così importante per la crisi che stiamo vivendo? Per un motivo semplicissimo: ci sono sostanzialmente DUE MODI di vedere la crisi europea attuale, uno di cui parlano tutti i media e uno che si discute in maniera razionale solo lontano dalle tv. Vediamoli:

bandiere

1. La crisi americana del 2007 ha impattato sull'Europa. I Paesi più deboli economicamente (tra cui i famosi PIIGS: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna) hanno subìto gli effetti della crisi più di altri. Noi PIIGS abbiamo vissuto "al di sopra" delle nostre possibilità (vedi bolla bolla immobiliare); non abbiamo fatto le riforme che altri paesi, quelli del nord, hanno fatto; abbiamo gestito male la spesa pubblica (corruzione, sprechi), quindi è salito il debito pubblico e questo, all'interno di una unione monetaria come l'Unione Europea, ci ha esposto ad essere considerati a rischio insolvenza – o addirittura di uscita dall'euro – con conseguente aumento dello spread e crisi economica.

SOLUZIONI: Solitamente, la ricetta che segue a questa analisi è: austerità e abbassamento del costo del lavoro (PD, Monti, ecc.) e/o tagli alla spesa pubblica inefficiente e vendita del patrimonio pubblico (Giannino, Zingales, ecc.).  Tutto questo nell'attesa di avere una "maggiore integrazione" tra paesi europei, perchè costruendo "l'Europa dei popoli" si eviterebbero crisi così profonde. Implicitamente, quindi, si riconosce che uno dei problemi è l'Unione Europea, ma la soluzione sarebbe "riformarla"

germania ed europa

2. La crisi americana del 2007 ha impattato sull'Europa. L'Unione Europea è stata strutturata in modo da avere un cambio fisso (moneta unica) tra paesi con diversi tassi di inflazione. Questo fa sì che alcuni paesi (tra cui i cosiddetti PIIGS) hanno accumulato molto debito privato estero. Con la crisi, è aumentata la sfiducia che questi debiti potessero essere ripagati, il prestito estero si è frenato bruscamente, molti privati sono falliti. Lo Stato, ove possibile, ha poi coperto questi debiti privati (ad es. salvando le banche), facendo aumentare il debito pubblico. La corruzione e la mala gestione ci sono sempre stati, ma è lo sbilanciamento tra i diversi Paesi UE che ha determinato la fragilità dei PIIGS. Tutto questo è stato inoltre causato anche dai "virtuosi" Paesi del Nord (Germania in primis), che in modo tutt'altro che virtuoso hanno sfruttato consapevolmente una loro condizione di vantaggio competitivo all'interno dell'Unione per ottenere dei benefici (a scapito dei PIIGS), senza poi "condividerli" per contribuire ad appianare gli squilibri economici tra stati europei.

SOLUZIONI: combattere la corruzione o la mala gestione dello Stato non è certo un male, ma al momento non è risolutivo e anzi può essere utilizzato come specchietto per le allodole. Il problema è mettere fine a quegli sbilanciamenti tra Paesi che sono all'origine della crisi, quindi bisogna risolvere la questione "Unione Europea" : poichè il problema è strutturale, intervenire sulla spesa pubblica non lo risolve. O si cerca una maggiore integrazione (i famosi "Stati Uniti d'Europa") o si trova un modo per uscirne. Alcuni, quindi, sostengono politiche di maggiore integrazione. Altri, più realisticamente notano che non affiora alcuna volontà da parte delle potenze europee di "ristrutturare" l'Unione, ovvero gli Stati Uniti d'Europa nei fatti non sono che squallida propaganda elettorale, quindi bisogna prendere in considerazione tutte le possibilità per sganciarsi, in modo più o meno drastico, dalla moneta unica e dai trattati che sono stati sottoscritti.

Ora, fatte queste premesse ciascuno può approfondire come crede, e prendere parte per l'una o per l'altra "scuola". Ammesso che sia informato su entrambe. Al momento, l'unica voce che riecheggia è la prima, mentre la discussione sull'opportunità o meno di restare nell'euro è lasciata a discorsi demagogici  (cfr. dichiarazioni di Berlusconi) o  a gente poco informata e contraddittoria. Il risultato è che l'italiano medio non sa o non capisce nulla di quanto viene illustrato nella seconda opzione. Leggendo commenti e opinione in internet mi accorgo che moltissimi esprimono giudizi senza avere alcuna nozione in merito, anche solo l'idea di poter uscire dall'unione monetaria è trattata come un "tornare indietro", una cialtroneria. E non è così: l'unico modo per decidere consapevolmente è informarsi.

A COSA CREDERE?

Da quanto ho scritto finora è evidente per chi "parteggio". Ora, finora ho solo illustrato brevemente due modi di vedere crisi ed Unione Europea, e il lettore si può fermare anche qui, andare a leggere documenti per informarsi e trarre le sue conclusioni su cosa è più sensato e convincente. Io posso solo dirvi alcuni motivi per cui è nelle mie convinzioni che il "modo numero 1" di vedere le cose è illogico e capzioso, e il "modo n. 2" è sensato e più aderente ai fatti.

1. Dire che la crisi è correlata ad un indebitamento privato rispetto al pubblico è comprovato dai fatti. Prendo a prestito qualche grafico e citazione del prof Bagnai, che spiega molto bene a mio avviso la questione.

Si parla solo di debiti “sovrani”, ma la scansione dei fatti mostra che la crisi dei PIGS nasce dall’accumulazione di debito privato verso creditori esteri. Dal 2000 al 2007 nei PIGS è cresciuto il debito estero (in Grecia, Portogallo e Spagna per circa 60 punti di Pil; Fig. 1), ma il debito pubblico era stazionario (come in Grecia) o in calo (Spagna, Irlanda, Italia). Il debito estero era quindi essenzialmente privato (questo è chiaro ad esempio a De Grauwe). Certo, il debito “nato” privato è poi “morto” pubblico: dal 2008 la perdita di credibilità dei PIGS chiude il rubinetto dei capitali esteri e i salvataggi pubblici della finanza privata fanno esplodere l’indebitamento pubblico. Ma se non si ricorda che il problema è il debito privato, non si capisce perché le manovre non hanno risolto nulla e perché i “salvataggi” autunnali si avviano sulla stessa strada.
Fonte: I "salvataggi" che non ci salveranno (A. Bagnai)

debito privato - pubblico. Fonte: A. Bagnai

[…] i paesi andati a gambe per aria hanno tutti sperimentato, nel periodo 1999-2007 (cioè dall'ingresso nell'euro alla vigilia della crisi) enormi incrementi del debito – cioè del credito! – privato (per chi si fosse messo in ascolto in questo momento: del credito erogato a privati – famiglie e imprese – dalle banche private, che quindi è debito per i privati che lo ricevono). Gli incrementi, come vedete, vanno dal 50% al 100% del Pil, in modo tale che nel 2007 il rapporto debito privato/Pil era pari a 94% in Grecia, 199% in Irlanda, 101% in Italia, 169% in Portogallo, 187% in Spagna (fonte: la variabile "Domestic credit to private sector" dei World Development Indicators)
Fonte: Too much finance! Panizza sul FQ (A. Bagnai)

debito pubblico

Inoltre è il caso di sottolineare che il debito pubblico italiano è fiscalmente SOSTENIBILE, non c'è rischio a breve termine e un basso rischio a lungo termine, come affermato dalla Commissione Europea (a ribadire che il problema non è il debito pubblico).

sostenibilità debito pubblico

2. La Germania ha in effetti perseguito una politica poco corretta nei confronti degli altri Paesi dell'Unione, perchè da un lato ha sfruttato le differenze dei tassi di inflazione con i paesi periferici per esportare le sue merci e ha favorito ulteriormente l'indebitamento estero degli altri Paesi avvantaggiandosi dei più alti tassi di interesse dei PIIGS (leggermente più alti dopo l'euro, ma quanto basta, visto il cambio fisso). Dall'altro lato, ha mantenuto basso il costo del lavoro e ridotto la domanda interna (scelta politica) per EVITARE di fare la "locomotiva d'Europa", continuando ad accumulare surplus "alle spalle" degli altri. Ha cioè perseguito una politica assolutamente di interesse nazionale all'interno della "UNIONE" Europea, cosa che ha stabilizzato le criticità dell'unione monetaria invece di cercare di risolverle. Questo dimostra ulteriormente che non c'è alcuna volontà di federarsi, ma di continuare ognuno a fare i propri interessi.

Anche per questo ci sono i dati, ad esempio:

Secondo quanto comunicato da Eurostat il 20 dicembre 2012, la Germania con il 22.2 % ha la quota piu' alta di lavoratori con un basso salario di tutta l'Europa occidentale. In Francia sono solo il 6.1 %, nei paesi scandinavi fra il 2.5 % e il 7.7 % mentre la media dell'Eurozona è del 14.8 %.
Fonte: vocidallagermania.blogspot.es 

3. Siccome il debito pubblico non è la causa strutturale della crisi, ha poco senso agire su quello senza occuparsi del problema di base, ossia gli squilibri tra Paesi europei. Lo ha spiegato con un esempio molto semplice Claudio Borghi, dicendo che è come se fossimo su una nave che sta affondando (per via della moneta unica) e ci occupassimo di catturare ladri e – aggiungo – di buttar acqua fuori a secchiate, o di non sprecare detersivo per lavare la nave, invece che tappare il buco sul fondo.

Ho anche sentito gente che si contrappone a questo modello di spiegazione dei fatti dicendo che è frutto di una scuola di pensiero economica (quella "keynesiana") che non è l'unico modo di vedere le cose, ci sono cioè contrapposizioni ideologiche. Il problema qui è che si può essere keynesiani o hayekiani  (o chissà cos'altro) quanto si vuole nella scelta delle soluzioni, ma un po' meno nella ricerca delle cause. Se i dati sono quelli, se è evidente che il problema sottostante è il debito privato (e quindi la moneta unica), c'è poco da ideologizzare, mi sembra. Ma chi lo dice, alla gente?

P.S.  Dopo aver programmato l'articolo, mi sono accorto che Fabrizio Tringali ha pubblicato un pezzo impostato in modo molto simile! Il suo (scritto ovviamente molto meglio del mio) si trova qui