Il "pomeriggio dei lunghi coltelli" del Governo italiano si è consumato non senza sorprese. Un energico ed istituzionale Primo Ministro Giuseppe Conte, con una arringa molto chiara e diretta , individua nel Ministro Matteo Salvini il responsabile di una crisi illogica (sotto il profilo dell'interesse nazionale) ed inattesa che di fatto mette fine al famoso contratto di Governo. Tra interventi dello stesso Salvini, di Matteo Renzi e di diversi senatori della Repubblica, si assiste ad una complessa partita a scacchi dove nessuno sembra assumere una posizione precisa, se non proprio Conte.

Il grande assente nelle arringhe di tutti i relatori è ancora una volta il Sud del Paese. Tav si , Tav no, autonomia fiscale, flat tax: i temi proposti da questo governo e da tutti i precedenti sono tutti a favore dichiarata di una sola parte geografica del Paese. In questi termini l'ascesa della Lega Nord è innegabile e con essa la definitiva probabile archiviazione di ogni velleità del Sud Italia.  Ma perchè il Mezzogiorno  non è in nessuna agenda dei partiti che compongono il panorama politico italiano ? La risposta è semplice e dolorosa: il Sud non è oggi rappresentato da nessuna forza politica se non dalle progettualità, complesse, della Lega Nord che eliminando l'indicazione geografica dal logo , punta a conquistare la maggioranza rappresentando non soltanto il proprio elettorato naturale, ma anche quella parte della popolazione del Sud, che in piena logica kamikaze, attende da sempre il salvatore straniero.

Ma quali sono le garanzie che Salvini offre al Sud ? Non certo i migranti , problematica più politica che reale. Nulla sulle infrastrutture, nulla sulla desertificazione industriale, poco meno di zero per ciò che concerne il lavoro. Tanta comunicazione basata su presunti pericoli per le italiane e gli italiani liberi, a cui corrispondono non soluzioni.  D'altra parte come può un movimento nei fatti ancora espressione di una sola parte del Paese, avere interesse a rendere più competitiva la "riserva industriale" più lucrativa per il Nord ?  I porti al Sud sono stati chiusi ben prima del falso problema immigrazione. La chiusura è avvenuta sul piano industriale, con l'azzeramento di Taranto e Gioia Tauro e la volontà di tarpare le opportunità del Mezzogiorno di porsi come hub per l'intero Mediterraneo, per la prima volta centrale negli ultimi 200 anni.

La vera crisi è elettorale. Manca la rappresentanza reale del Sud, quella fatta di programmi, di visione a medio e lungo termine. Manca qualsiasi volontà di evitare l'esodo di cervelli e famiglie che da Campania, Sardegna, Calabria, Sicilia, Molise, va ad arricchire la classe dirigente del Nord.  A nulla serve appellarsi all'orgoglio del Sud Italia , ad un elettorato già prono in occasione delle ultime consultazioni europee.  Qualcuno dovrebbe iniziare a chiedersi se il vero problema del Sud sia la Lega o chi affida il proprio futuro e quello dei propri figli a chi ha già dimostrato di non poter rappresentare una Terra che non conosce ed apprezza.

Ed allora da qui si lancia un'ipotesi: non dovrebbe essere il Sud a scendere in piazza con un "vaffa day" collettivo verso tutti i paesi ed un voto di protesta su radicali o partiti minoritari ? Non sarebbe auspicabile bloccare l'economia della parte oggi ricca del Paese, con il famoso "compra Sud" , oltre al grande esodo dei nostri migliori talenti, ingaggiando un braccio di ferro anche economico con un sistema partitico assolutamente Nord-Centrico ?  Non sarebbe il momento di prendere coraggio e contrapporre alla politica pro-nord un manifesto pro-Sud , pronto a coalizzare i veri uomini liberi del Paese, nati al Sud , cresciuti al Sud e con il Sud nel cuore e nelle vene ?  Siamo al punto del non ritorno: o si consegna il Paese ed il suo futuro ad una partitocrazia che considera il Mezzogiorno come "riserva di caccia" o il Sud , proprio come fatto da Giuseppe Conte, prende il mano il proprio futuro e si contrappone con dignità ed autorevolezza a qualsiasi ipotesi che non sia produttiva per le nostre Terre.   Il tempo è definitivamente scaduto. Gli appelli che abbiamo dal 1860 sono terminati. Il Sud dimostri di avere coscienza politica senza alcuna sudditanza politica ed economica.