plastica-plastica nei mari-inquinamento-inquinamento marino-angelo andrea vegliante-blog-fanpage.it-europa-italia-plastica monouso
in foto: Fonte: anamariabraga.globo.com

L'equilibrio della vita marina animale e vegetale è scosso dalla concentrazione sempre più elevata della plastica, che sta causando enormi danni (anche irreparabili). Secondo uno studio di Science Advances, la produzione mondiale di resine e fibre plastiche è notevolmente cresciuta: dalle 2 milioni di tonnellate nel 1950 alle 380 milioni del 2015. Questi dati mettono ancora più in apprensione se consideriamo che la plastica è il prodotto sintetico a più lunga conservazione: si degrada completamente solo dopo un centinaio di anni. Inoltre, negli ultimi tempi, solo il 20% della plastica prodotta è stata riciclata o incenerita correttamente.

La plastica nei mari

In tutto il mondo, dalle 4 alle 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei mari ogni anno, costituendo l'80% dell'inquinamento marino. Rifiuti di questo tipo entrano in mare per i 4/5 dal vento o trascinati dagli scarichi urbani e dai fiumi. Tutto il resto è prodotto direttamente dalle imbarcazioni che solcano i mari.

In aggiunta, diversi prodotti di plastica vengono scambiati per cibo da parte di uccelli e pesci. Frammenti di bottiglie, imballaggi, reti da pesca, sacchetti, fazzoletti e mozziconi possono causare la morte per soffocamento di diverse specie marine (attualmente sono 115 a rischio). Basti pensare che il 52% delle tartarughe marine ne ha subito gli effetti.

Cambiare le nostre abitudini

Le stime più diffuse riportano che nel 2050 avremo prodotto più di 25.000 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, la maggior parte di provenienza domestica. Per questo motivo, uno dei grandi temi della sensibilizzazione pubblica colpisce la quotidianità delle persone e, in particolar modo, le abitudini d'acquisto. I consigli principali che vengono sottolineati sono essenzialmente quattro: ridurre (optare per prodotti di natura diversa); riusare (ad esempio, utilizzare il vetro), reciclare (raccolta differenziata) e recuperare (produrre oggetti differenti dalla loro funzione originale).

bottiglie di plastica-plastica-plastica nei mari-ambiente-inquinamento-inquinamento marino-plastica monouso-italia-europa-angelo andrea vegliante-fanpage.it

L'Europa all'attacco della plastica

Il 28 maggio 2018, l'Unione Europea richiamava gli Stati membri a una maggiore coesione nella lotta contro la plastica monouso, ricordando che il 70% dei rifiuti marini del continente è costituito da questo materiale. Jyrki Katainen, Vicepresidente responsabile per l'occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ammise che la plastica è un materiale "straordinario", ma che bisogna usare in maniera "responsabile. I prodotti di plastica monouso non sono una scelta intelligente né dal punto di vista economico né da quello ambientale".

Gli fece eco Frans Timmersans, primo Vicepresidente responsabile per lo sviluppo sostenibile, il quale aveva sottolineato che "è innegabile che i rifiuti di plastica siano una grande questione e gli europei devono agire insieme per affrontarla, tanto più che i rifiuti di plastica finiscono nell'aria che respiriamo, nel suolo, negli oceani e sulle nostre tavole".

Considerazioni che trovano fondamento in ricerche collaterali recenti. Secondo alcuni studi degli USA e di Israele, gli spermatozoi degli uomini occidentali sono diminuiti del 59,3% negli ultimi 40 anni. "Il calo della qualità dello sperma – come dichiarato dalla dottoressa Ashley Tiegs, a margine di una conferenza a Denver in materia – è probabilmente guidato da fattori ambientali come il fumo, lo stress, l'obesità e le esposizioni alle sostanze chimiche nelle materie plastiche".

cannucce di plastica-plastica-inquinamento marino-inquinamento-fanpage.it-angelo andrea vegliante-plastica monouso-europa-normativa-italia

L'UE vieta la vendita della plastica monouso

Cinque mesi dopo, il 24 ottobre 2018, è stata approvata la normativa del Parlamento europeo contro la vendita di plastica monouso a partire dal 2021, grazie a 571 voti a favore. Le nuove regole, già ampiamente discusse a maggio, sono state raggruppate in sei punti:

  • divieto di commercializzare su determinati prodotti di plastica (bastoncini, cotonati, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini);
  • riduzione del consumo di contenitori per alimenti e tazze per bevande;
  • i produttori continueranno a coprire i costi di gestione e bonifica dei rifiuti, come pure i costi delle misure di sensibilizzazione per contenitori per alimenti, pacchetti e involucri, contenitori e tazze per bevande, prodotti del tabacco con filtro, salviette umidificate, palloncini e borse di plastica in materiale leggero;
  • entro il 2050, i Paesi membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande;
  • alcuni prodotti dovranno riportare un'etichetta che indica come devono essere smaltiti, il loro impatto negativo sull'ambiente e la presenza di plastica;
  • i vari Stati dovranno sensibilizzare i consumatori sull'incidenza negativa della dispersione nell'ambiente della plastica.

Nel corso del tempo, nell'insieme dei prodotti da non vendere sono stati aggiunti articoli come sacchetti e imballaggi, contenitori per fast food in polistirolo espanso e rifiuti da tabacco. Inoltre, ogni governo locale dovrà incoraggiare l'utilizzo di prodotti a uso multiplo e il riciclo.

Essenzialmente, gli obiettivi che l'Europa intende raggiungere sono tre: evitare l'emissione di CO2 equivalente a 3,4 miliardi di tonnellate; scongiurare danni ambientali per un costo equivalente a 22 miliardi di euro entro il 2030; generare risparmi per i consumatori per circa 6,5 miliardi di euro.

E in Italia?

Il 1° gennaio 2018 l'Italia approvava la legge che impone il pagamento per l'utilizzo di shopper biodegradabili e compostabili, secondo le indicazioni della direttiva 2015/70 dell'Unione Europea. Per il resto, però, calma piatta. Secondo un'indagine di Legambiente del 2017, Beach Litter, in media è possibile trovare 670 rifiuti ogni 100 metri di spiagge italiane (stima elaborata su 62 spiagge monitorate, 41.623 rifiuti trovati  e 200.000 m² di area campionata).

La plastica è stato il materiale più raccolto (84%): reti di coltivazione dei mitili, tappi, coperchi, frammenti di rifiuti, mozziconi, bottiglie, contenitori, bastoncini cotonati, stoviglie usa e getta e frammenti di polistirolo. La classifica vede poi al secondo posto vetro e ceramica (4,4%), al terzo il metallo (4%) e al quarto carta e cartone (3%). Si aspetta solo il momento in cui l'Italia recepirà ufficialmente la nuova normativa europea, così da cambiare i propri mari e sensibilizzare l'opinione mondiale.

plastica-inquinamento-inquinamento marino-europa-italia-inquinamento-angelo andrea vegliante-fanpage.it