L’Italia è divisa in 3 parti principali:

Parte continentale

La parte continentale, corrisponde a circa il 40% della regione italiana e si trova a nord di una linea immaginaria che va dall'imboccatura del fiume Magra a quella del fiume Rubicone fino alle Alpi. La maggior parte è composta dai bacini idrografici dei fiumi Po e Adige. Qui si trova  la Pianura Padana. Una delle più grandi pianure europee. La più grande tra quelle dell'Europa mediterranea. Ha un estensione di 46.000 kmq.  Questa pianura gode di una invidiabile posizione strategica. Protetta a nord dalle alpi e a sud dagli appennini è l’area più difficilmente attaccabile di tutta la penisola. L'unico fronte "scoperto"  è quello nord-orientale, la porta di Gorizia. Questa porta d'Italia però segna anche una delle naturali bisettrici geopolitiche italiane, quella verso est.  il bacino del Po e al suo interno,  il sistema idroviario padano-veneto, (957,5 km totali di cui 564 km utilizzabili a fini commerciali) conicidono con la zona più ricca di tutto il paese.

Questa è l’area con il maggior numero di ettari coltivabili contigui attraversati da fiumi navigabili.

Sistema idroviario padano-veneto

Parte peninsulare

La penisola italiana o penisola italica, è attraversata dalla catena degli Appennini e delimitata da quattro mari : mar ligure, mar tirreno, mar ionio e mar adriatico È una delle tre penisole che costituiscono l'Europa del sud con la penisola iberica e la penisola balcanica. La penisola nel senso geografico, comincia dall’Appennino tosco-romagnolo, a partire da una linea immaginaria che va dall'imboccatura del fiume Magra a quella del fiume Rubicone, e si estende fino all'estrema propaggine meridionale di Capo Spartivento in Calabria. Ha una estensione di circa 1.000 km in direzione Nordovest – Sudest. Le grandi isole più vicine, la Sicilia, la Sardegna e la Corsica, non ne fanno parte. La penisola corrisponde a circa il 42% della regione geografica italiana. Scendendo verso sud la parte peninsulare presenta un territorio meno favorevole all’agricoltura.  il taglio netto dell’appennino lascia i pochi terreni coltivabili vicino alle coste, separati tra loro. Il bacino idrografico più importante ed il secondo per estensione dopo quello del Po è il Tevere (17.375 kmq). Il controllo di questo bacino determina il controllo di tutta l’area peninsulare centrale.  La penisola vede i due vertici nord e sud sul versante adriatico (puglia a sud  e golfo di venezia a nord) essere due perfetti punti di controllo su questo tratto di mare e sulla penisola balcanica, proteggendo e assicurando il controllo del lato orientale. La penisola sul versante ovest è certamente molto più vulnerabile della parte continentale e orientale ma per poter essere  minacciata dal mare è necessario un appoggio che permetta un attacco al vertice del mediterraneo occidentale, il bacino idrografico del Tevere, Roma. La corsica non rappresenta un pericolo reale a questo scopo in quanto è tenuta sotto scacco dal porto di genova a nord e dalla sardegna a sud.

Parte insulare
La parte insulare si estende su una superficie di circa 60.000 km² (il 18% circa di tutta la regione italiana), di cui 48.000 km² circa per la Sicilia e la Sardegna . Al di fuori di queste grandi isole, numerose isole minori, spesso raggruppate in arcipelaghi si trovano lungo le coste italiane, per la maggior parte nel mar Tirreno. Quest’area è la più povera di tutta la nazione e allo stesso tempo quella strategicamente più importante. Le naturali bisettrici geopolitiche italiana hanno due direzioni , verso sud e l’africa e verso est e la penisola balcanica. Nell’Italia insulare la poca fertilità e la mancanza di terreni contigui è accentuata dalle crisi idriche. Le regioni più colpite sono la Sicilia e la Puglia: in alcuni comuni della Sicilia Centrale infatti, si raggiungono perdite di acqua nella rete di distribuzione pari a oltre il 60%. La Sicilia rappresenta il punto più debole dell’intera nazione. Delle due isole è quella che ha un territorio più favorevole allo spostamento di uomini ed è quella più vicina alla penisola. In una considerazione strategica di geopolitica nazionale non controllare la sicilia significa non poter proteggere il  paese dal lato sud.

Dopo la Seconda guerra mondiale i “vincitori” hanno di fatto bandito lo studio della geopolitica sia in europa occidentale che nei paesi dell’ex blocco comunista . La geopolitica italiana nata nell’università di treste affidò le sue prime idee alla rivista “Geopolitica” che venne pubblicata dal 1939 al 1942. I fondatori Roletto e Massi presero forte spunto dai quaderni geopolitici nazisti che oltre alle chiare considerazioni geopolitiche usavano le loro conclusioni come punto di partenza  per “insensate” idee razziste che niente hanno a che vedere con la geopolitica. Questo portò ad una vera e propria abolizione della materia . In Italia venne eliminata per molti anni anche il semplice studio della geografia (bisognerà aspettare i primi anni ’90 per vedere nuove cattedre di geografia ).

La geopolitica può essere assoggettata ad una idea politica piuttosto di un’altra ma la sua realtà quando corretta resta immutata nei secoli. La struttura geografica di una nazione non cambia con il cambiare di un partito politico. Un interessante spunto riguardante l’invidiabile posizione Italiana è dato anche dalla massima espansione dell’impero romano. Tutto il mediterraneo è avvolto dal mantello imperiale , così come i fondamentali punti di accesso all’atlantico, al mar nero e il canale di suez. ( i romani riuscirono, al loro apice, ad assicurarsi anche l’isola britannica, porta di accesso per i nuovi mondi e le navigazioni oceaniche. La chiave di passaggio, dagli imperi antichi a quelli moderni).

E ancora, La  sua successiva divisione in occidente ed oriente, che ancora oggi delimita i centri strategici del mediterraneo orientale (turchia-Istanbul) e occidentale (italia-Roma).

L’italia come tutte le penisole “soffre” del forte contrasto psicologico tra gli abitanti della parte continentale e quelli della parte peninsulare e insulare. Una è legata alla terra, l’altra è sospesa sull’acqua. Dopo la rottura dell’impero fino all’unificazione (1861), da un punto di vista geopolitico, per l’Italia come la conosciamo, si entrò in un momento molto scuro. Parafrasando il Pascoli nella prefazione di Myricae “…Gli uomini amarono più le tenebre che la luce, e più il male altrui che il proprio bene…”. L’unica visione geopolitica degna di nota fu quella dello Stato Pontificio. Ritornando ai giorni nostri. L’influenza Americana (Nato- alleanza atlantica) dopo la fine della seconda guerra mondiale ha condizionato tutta la geopolitica italiana ponendo gli interessi di questi ultimi sempre prima di quelli Italiani. La nostra totale mancanza di cultura in campo geopolitico viene ampiamente compensata dalla grande abilità nel tema dei nostri alleati oltreoceano. La penisola Italica ha il maggior numero di basi Americane di qualsiasi altro paese europeo. (113 in totale, dalla più piccola stazione radio fino alla base di aviano).
(da notare i maggiori raggrupamenti nei punti chiave , nord-est all'entrata della pianura padana, tra roma e napoli per il controllo centrale, sicilia del sud, puglia per la chiusura dell'adriatico e infine sardegna).

L’Italia viene limitata da questo “cappello del vincitore” in tutte le sue scelte politiche, economiche, energetiche e  non ultimo anche nella lotta alla criminalità organizzata. Il sistema “Divide et Impera” così ben appreso dai romani e in seguito dai britannici è stato spesso utilizzato dagli Usa. Un paese “diviso” e in contrasto con se stesso, è sempre più facilmente manovrabile. Tra gli italiani che hanno avuto una visione geopolitica d’interesse nazionale dopo la fine della guerra sono da citare Craxi e Andreotti. Il loro operato è sempre stato limitato a rapporti di buon vicinato con i paesi mediterranei e medio-orientali ma la loro politica estera ha avuto una visione d’insieme pro-Italia , oltre alla classica totale “sottomissione” nei confronti  della nato. L’esponente di maggior spicco per quanto riguarda un programma geopolitico moderno italiano è stato però, Enrico Mattei. Il lungimirante imprenditore aveva come obbiettivo uno sviluppo energetico che avrebbe garantito all’italia una condizione molto più favorevole di quella attuale. E avrebbero altresì permesso all’area mediterranea uno sviluppo maggiormente indipendente. I suoi accordi con i paesi produttori prevedevano che le nazioni proprietarie delle riserve avrebbero mantenuto il 75% dei profitti derivati dallo sfruttamento dei giacimenti. Queste iniziative contribuirono a rompere di fatto l’oligopolio delle “sette sorelle” (termine da lui coniato ed ancora in uso). Mattei morì nel 1962 in seguito ad un “incidente” aereo. Ritornando al punto geopoliticamente debole dello stivale (la sicilia) e all’interesse estero ad una destabilizzazione (stato, antistato) Il Morane – Saulnier MS-760 Paris di Mattei, decollò per il suo ultimo volo dall’aeroporto di catania. Oggi l’Italia acquista quasi il 90% dell’energia che utilizza ed è sbilanciata su 2 soli fronti, russia e algeria. Dovesse venire meno uno dei due il paese sarebbe in ginocchio.

I punti di accesso per il gas naturale coincidono con le regioni sicilia e friuli-venezia giulia (entrambe regioni a statuto speciale autonomo). Date queste pressioni esterne unite ai naturali conflitti interni dovuti alla geografia del territorio, la sensazione di sovranità nazionale che ne consegue, è quella di uno stato limitato. Questa ridotta sovranità porta ad una“frustrazione” per chi serve lo stato che sfocia  nella ormai diffusa  e “consolidata” corruzione politica. Il tutto è aggravato anche da una costituzione ambigua che elegge il popolo come sovrano ( non lo stato) e che ha una differente interpretazione , rispetto ad altri paesi occidentali, del diritto al lavoro. Il principio lavorista italiano suggerisce che lo stato non debba solo fissare le regole del gioco economico, come pretende il liberismo classico, ma debba intervenire attivamente per favorire la piena occupazione (questo suggerimento ad un intervento attivo per la piena occupazione rappresenta la tomba della meritocrazia e l'ascesa del lavoro destinato all' "amico-parente").

Quali possibilità e Futuro per la Geopolitica Italiana.
In questo delicato momento economico per l’europa una delle priorità italiane (e non solo) deve assolutamente essere il contenimento delle Germania. Nei cicli storici geopolitici l’europa continentale ha sempre vissuto un movimento a  “fisarmonica”. Una germania forte coincide con i paesi periferici deboli e viceversa. E  adesso i nostri vicini d’oltralpe sono decisamente “troppo” forti. La limitazione economica della germania passa attraverso l’emissione degli eurobond. Questi titoli permetterebbero un passaggio di ricchezza dai paesi tripla AAA (germania,austria,olanda,finlandia) verso i periferici. Per noi e la nostra economia sarebbe un grande successo. Cedere la nostra sovranità fiscale attraverso l’Esm e il Fiscal compact senza ottenere la certezza di questo trasferimento di ricchezza dal core europeo ai paesi periferici , significherebbe un errore politico-economico senza precedenti. Salvare le banche, potenziare ulteriormente  la germania e condannare il proprio popolo a un ventennio di miseria, trasformandolo in una sacca di povertà e manodopera a basso costo per le aziende estere, sarebbe una vera e propria scelta criminale. Conseguentemente l’esempio da seguire per una geopolitica più indipendente è quello turco. La turchia nel 2003 si è svincolata dagli Usa non concedendo l’uso delle basi per l’attacco in Iraq. E ora nel bilanciare gli interessi Russi e Americani gode di  una importante autonomia. La strategia degli Usa nei confronti della Russia durante la guerra fredda era la “strategia del contenimento" come da dottrina di (George Frost Kennan). Oggi anche se gli Usa continuano a cercare di limitare la Russia (così come la cina) parlare di questa strategia non sarebbe corretto in quanto il contenimento prevede come risultato finale la costruzione di un “muro” totale. Se questo è stato possibile durante la guerra fredda anche grazie ai due sistemi economici diversi, oggi è più corretto parlare di un ribilanciamento tra potenze. In questa strategia che gli Usa stanno attuando nei confronti della Russia, l’Italia, così come la turchia, può giocare un ruolo chiave che la spinga verso una una maggiore consapevolezza della propria identità , della propria posizione e del proprio potenziale geopolitico.L’italia pur restando sempre un fedele alleato dell’occidente dovrebbe avere più autonomia e libertà di manovra in quella che potrebbe diventare una nuova linea del mediterraneo roma-istanbul-mosca. Un altro spunto importante è il progetto "Unione per il mediterraneo lanciato da Sarkozy nel 2008 sulle basi del trattato di Barcellona del 1995. Qui l’Italia deve giocare un ruolo da protagonista e non lasciare la “palla” a parigi come nel caso libico del 2011.