Meridonalismo si , meridionalismo no
in foto: Meridonalismo si , meridionalismo no

L'Italia è un Paese profondamente diviso.  La responsabilità di questa divisione ha radici storiche nella incapacità dei suoi governanti di rispettare storia, cultura e potenzialità del Sud a fronte di un indebito arricchimento del centro Nord. La nascita della Lega Nord ha negli ultimi anni ancor di più spostato il baricentro del Paese verso le Alpi.  Un'azione studiata e collegiale di debulking verso tutto ciò che di potenzialmente rilevante poteva emergere nel Mezzogiorno ha visto tra l'altro la chiusura dei porti di Taranto e Gioia Tauro, lo sfruttamento della terra da parte di multinazionali agevolate dalla politica, la "deportazione intellettuale" dei migliori talenti, incapaci di esprimersi in territori martoriati dalla colpevole incapacità degli eletti dal popolo di rappresentare i nostri interessi e dunque tutelare presente e futuro di giovani e famiglia.

La risposta a tutto ciò da parte delle menti del Sud è stata fumosa. Mai la politica locale ha saputo fare fronte comune per bilanciare gli interessi della Lega. Mai i movimenti meridionalisti hanno avuto l'intelligenza politica di fare fronte comune per affermare con logica attuale, tutto ciò di cui la nostra gente è capace.  L'arte, la cultura, la storia, la produttività del Mezzogiorno è stata venduta per meno di 40 denari a fronte di possibili incarichi e poltrone, tra l'altro quasi mai concessi.

L'unico modo per terminare di essere colonia per volontà e mai per potenzialità è quello di far ragionare il Sud come un corpo unico, capace di bilanciare la spinta nazionale che vede Lombardia e Veneto sostenute da tasse e contributi del meridione.  In questa ottica l'iniziativa di Alessandro Sansoni, giornalista esperto di storia e relazioni internazionali, che vede la costituzione di un Comitato Referendario per l'istituzione della macroregione Sud è di pregevole fattura.  Sansoni ha radunato esponenti della società civile, rappresentanti dei movimenti meridionalisti,  politici interessati a ridare interesse e valore al Mezzogiorno e rappresentanti del mondo produttivo, volendo attraverso gli strumenti che il nostro ordinamento giuridico mette a disposizione, immaginare di dare un segnale forte e concreto a tutta la politica nazionale: il Sud è vivo ed è conscio della responsabilità di questa iniziativa oggi più che mai opportuna.

Affinchè il tutto sia reale valore l'idea del Comitato Referendario deve essere condivisa, aperta, superiore ad ogni logica di colore partitico. Deve essere aulica ma popolare, presuntuosa ma concretamente fattibile. Occorre ricordare alla gente che per troppi anni, presunte logiche di partito hanno ghettizzato prima ancora delle potenzialità dei nostri territori ….le nostre menti.  Mentre noi ingenuamente ci siamo divisi tra "appartenenza" a destra, sinistra e centro….. l'Italia si è venduta il Sud , denudandolo della sua dignità.  Nulla è stato fatto affinchè ci si sentisse corpo unico in una nazionale che è tale solo sulla carta, ma che ancora oggi ha difficoltà ad esprimere un'unica anima collettiva.  Quella stessa anima collettiva, chiamata storia, che è nel DNA del Sud e che ci può vedere uniti negli obiettivi da Napoli a Reggio Calabria, da Bari a Matera, passando per Abruzzo e Molise.

Oggi ribadire l'identità e l'autonomia dei territori equivale dare un segnale forte allo Stato: non più immaginabile considerare il Mezzogiorno un fanalino di coda. Possiamo organizzarci e dare identità ai nostri progetti a patto di riuscire ad avere un'idea condivisa e collettiva.  Con questo spirito domani 10 aprile 2018 a Napoli presso lo storico Gambrinus si presenterà il progetto del Comitato Referendario per la Macroregione Sud.  E' già possibile prevedere strumentalizzazioni rispetto all'iniziativa più concreta per il la nostra gente degli ultimi anni.  Chi vorrà vederci logica partitica lo farà con il chiaro intento di difendere sogni ed interessi corporativi.  D'altra parte prima ancora del Nord i veri colonizzatori del Sud sono stati quei furbetti che hanno immaginato solo il proprio futuro su una poltrona o peggio ancora, quei parassitari pseudo rappresentanti della società civile che con qualche libro impolverato e qualche denaro in cassa, immaginano di poter rappresentare le istanze di tutti senza tuttavia avere un'idea di coscienza collettiva.

Siano cacciati i farisei falso meridionalisti dai tempi della cultura. Si riappropri la gente del futuro dei propri figli e del proprio presente.  Un Comitato Referendario è il motore di una idea. Affinchè l'idea sia valida occorre sia condivisa. Superiamo gli steccati che limitano la nostra mente e diamo energia e forma al sogno di un Sud adeguatamente presente nei piani di sviluppo nazionali ed internazionali.

Chi non fa non sbaglia.  Chi fa può sbagliare ma senza errori non si compie la storia.