Ieri è morto Ciro Paglia, giornalista napoletano nato a Salerno, che da molto tempo si era trasferito altrove – "Ciro da Umbria, Roma e Corsica" era la sua firma in mail – ma aveva sempre tenuto gli occhi puntati su quanto accadeva sulla sua città. Aveva settantatré anni che racchiudevano tante vite, molte storie, innumerevoli battaglie. Cronista di razza, maestro per tanti giornalisti, me compreso, Ciro Paglia più volte nel corso della sua vita professionale è finito sotto i riflettori della cronaca. Oggi Pietro Gargano ricorda le tante vicende in un articolo pubblicato su ‘Il Mattino', giornale nel quale Paglia entrò nel 1965 da abusivo e che un decennio dopo lo vide, giovanissimo, a capo della cronaca. Dalla tragica morte di Anna Parlato Grimaldi alla lettera a Raffaele Cutolo. Della prima vicenda si è parlato tantissimo, della seconda pochissimo (ma si potrebbe, anzi si dovrebbe parlare tanto anche della battaglia contro i manicomi al fianco di Franco Basaglia e Sergio Piro ). Ho rubato due ore al lavoro in cronaca per rendere omaggio a questo grande collega, a questo ottimo amico, a questa persona sempre disponibile ad aiutare coloro che riteneva "meritevoli" per ritrovare il suo editoriale nelle collezioni dell'Emeroteca Tucci, il luogo della memoria dei giornalisti napoletani.

Il titolo del pezzo, pubblicato domenica 26 ottobre 1980 era: "Imputato Cutolo Raffaele, ora basta". Sessanta righe dense e pesanti come piombo fuso ‘chiuse' in prima pagina. Una severa accusa non solo al boss della Nco – che dal carcere continuava a impartire ordini, disporre di uomini e commissionare omicidi – ma anche a magistrati e forze dell'ordine: basta incertezze, colpire duramente la criminalità organizzata. Due anni dopo Cutolo sarebbe stato rinchiuso in isolamento totale all'Asinara per volontà del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, ma all'epoca di quell'articolo continuava ad essere uno dei più sanguinari capoclan della Campania.  Fu coraggioso scriverlo e pubblicarlo, quel pezzo, sapendo che a sgarrare con don Raffaele si rischiava la vita. Per questo motivo – aver ‘sfidato' il boss – a Ciro Paglia fu infatti assegnata per lungo tempo una scorta, conseguenza di una lettera di replica di Cutolo ricca di minacce.
Erano altri tempi: la ‘compagnia' delle forze dell'ordine per un cronista non era certo uno status symbol. E il peso specifico di certi editoriali era molto rilevante: non era mica l'epoca di Facebook, dove le parole si perdono nel mare magnum dell'irrilevanza.

La  cosa migliore è riproporre qui, quell'articolo del Mattino. Ad imperitura memoria di un cronista vero.

Ora basta.
La magistratura faccia la magistratura, la polizia faccia la polizia, la direzione del carcere faccia la direzione del carcere.
Di fronte al signor Cutolo Raffaele, di professione pregiudicato, in arte sceneggiatore di storie camorristiche (con tanto di abbracci, baci e ossequi da parte di un certo mondo «insospettabile») le cosiddette «istituzioni dello Stato» sembrano incerte, contraddittorie, per non dire riluttanti.
Quel che è accaduto e quel che sta accadendo da quando è cominciato il processo all'uomo che viene definito il capo della nuova camorra rasenta l'incredibile. Ricorda storie d'altri tempi, storie della vecchia camorra quella dei Cuocolo e degli Abbatemaggio, storie di trame subdole ed oscure tra malavita e organismi dello Stato. Il processo a Raffaele Cutolo – lo dice la cronaca di ogni udienza – è sempre meno un processo ed è sempre più una rappresentazione teatrale con guitti d'avanspettacolo.
Quindici giorni fa «Il Mattino» denunciò il clima di queste udienze. Il giorno successivo «don» Raffaele Cutolo redarguì il magistrato. «Ora fate il duro, dopo aver letto il Mattino».
Ieri l'altro tutta la città di Castellammare è scesa in piazza contro la camorra all'Italcantieri. Ed al processo il presidente del tribunale ha interrogato Cutolo su questa vicenda. «Io non c'entro – ha risposto il boss – non mi sono mai schierato contro gli operai».
A distanza di poche ore la casa di chi la polizia doveva proteggere dalla camorra – la casa cioè del presidente che sta conducendo, sia pure con «delicatezza» il processo a Cutolo – è stata presa di mira da un «compare» della camorra: hanno fatto scoppiare un ordigno sotto quel portone. Un avvertimento. Raffaele Cutolo ci ha scritto dal carcere. Una raccomandata-espresso uscita chissà come (su cosa vigila la direzione del penitenziario?) da Poggioreale. Solite storie: oscure minacce e il «perdono» del boss per quanto avevamo scritto sul giornale. Al collega Mino Jouakim, che per «Il Mattino» segue il processo, Cutolo ha detto di essere stato generoso. «Avrei potuto mandare due operai miei…».
Quel che non hanno capito magistrati, politica, direzione del carcere è la grande lezione che proprio in questi giorni Napoli e la sua provincia stanno dando a tutti noi: una lezione di civiltà e di coraggio. Basta con la paura. Castellammare ieri l'altro s'è fermata per opporsi ai taglieggiamenti che minacciano la vita dei suoi cantieri. Tra una decina di giorni i commercianti di Napoli scenderanno in piazza contro gli estorsori: per la prima volta in Italia una grande metropoli lancia la sfida contro la delinquenza.
Una sfida che deve far riflettere: dopo aver subito in silenzio il ricatto degli estorsori, dopo aver assistito senza reagire alle spavalderie di questi delinquenti che vogliono imporre le leggi della nuova camorra, la città risponde. Risponde con fermezza. Con la sicurezza di chi sa che deve mobilitarsi se vuole che la nuova criminalità organizzata non stringa le sue mani su Napoli per ricavarne tangenti che andranno a finanziarie altre imprese di malavita. Di fronte a questa lezione gli organi dello Stato sono chiamati a tradurre nei fatti le affermazioni di principio.
Ciascuno faccia il proprio dovere. Senza esitazioni, senza colpevoli inerzie, senza paura. Raffaele Cutolo e il mondo che lui rappresenta devono sapere che le sceneggiate e gli «avvertimenti» non disorientano né magistrati, né poliziotti, né funzionari dello Stato.
Né giornalisti.
Cutolo ed i suoi «compari» devono sapere che di fronte ai sistemi di camorra c'è una sola scelta da compiere. Essere contro. I Cutolo possono parlare di perdono. Noi, la società civile, no. Per noi conta una sola legge, quella dello Stato. Pretendiamo che essa sia applicata. Contro tutti. A cominciare dai Cutolo e dai suoi «compari».

Ciro Paglia

L’editoriale contro Cutolo firmato da Ciro Paglia su Il Mattino dell’ottobre 1980
in foto: L’editoriale contro Cutolo firmato da Ciro Paglia su Il Mattino dell’ottobre 1980