L'Italia si lecca le ferite. L'addio a Russia 2018 fa male. Molto male. Ci mette di fronte la realtà di quattro mesi, gli ultimi, senza testa né coda. Dalla disfatta del Bernabeu in poi l'Italia si è persa. Sono venuti al pettine i nodi di un biennio vissuto sugli illusori successi in un girone che, al di là dei formidabili spagnoli, era tutto sommato facile. Contro nazionali del calibro di Albania, Israele, Macedonia e Liechtenstein era quasi impossibile sbagliare. L'Italia, c'è da riconoscerlo, è riuscita a superarle, confermando i pronostici della vigilia. Il secondo posto alle spalle della Spagna era prevedibile. Ciò che invece non era pronosticabile è stata la serie infinita di errori e scelte discutibili di Ventura. Si può dire che a questo punto è troppo facile prendersela con il ct ma tutta l'Italia si è accorta di cosa non andasse in questa nazionale. Tutta, tranne l'allenatore. Tirando le somme, i motivi del fallimento possono essere sintetizzati in cinque punti.

I dubbi sul modulo.

L'Italia ha giocato il girone di qualificazione con il 4-2-4. Sembrava un'impostazione da cui non si poteva prescindere tanto che Ventura l'ha adottata persino in casa della Spagna. Le cose a Madrid sono andate male ma il tecnico ha confermato il modulo negli impegni seguenti, salvo abbandonarlo nel confronto decisivo contro la Svezia. Negli spareggi l'Italia ha giocato con il 3-5-2, un sistema di gioco completamente diverso che – pare – è stato richiesto al commissario tecnico dai "senatori" del gruppo azzurro. L'unico modulo che avrebbe permesso di schierare la Nazionale con tutti i giocatori nei ruoli giusti, esaltando le caratteristiche di elementi come Insigne, era il 4-3-3. Il sistema di gioco di Napoli, Inter e Roma non è mai stato preso in considerazione, restando in soffitta per l'intero biennio.

L'ostinato impiego di due prime punte.

Uno dei marchi dell'era Ventura è stato il costante impiego della coppia Immobile-Belotti. I due rappresentano oggettivamente il meglio del panorama italiano per il ruolo di centravanti ma appaiono difficilmente abbinabili. Nelle ultime gare è emerso come finiscano spesso per pestarsi i piedi. L'idea di un Immobile pronto ad attaccare la profondità con Belotti a venire incontro per portare via l'uomo non si è mai concretizzata. Nella gara di Stoccolma sono emersi tutti i limiti di una coppia d'attacco assortita male che, in tante occasioni, ha rappresentato un punto di riferimento per i difensori.

I calciatori fuori ruolo.

L'amore di Ventura per il 4-2-4, rivisto a partita in corso anche nelle due sfide contro la Svezia, ha portato il commissario tecnico a snaturare le caratteristiche di elementi come Insigne e Bernardeschi. Nel calcio moderno non è possibile approcciare una partita con quattro attaccanti e così gli elementi sugli esterni sono costretti ad uno stressante lavoro in fase difensiva. L'attaccante del Napoli, impiegato da titolare nelle partite precedenti gli spareggi, è stato costretto spesso e volentieri ad assumere una posizione intermedia, a metà tra l'esterno e la mezzala. Giocando in quella porzione di campo sono venute meno le caratteristiche peculiari che lo rendono uno degli attaccanti esterni più forti del panorama internazionale. Anche Bernardeschi, nella gara di ieri, ha subito un trattamento simile. Entrato negli ultimi minuti, è stato impiegato a centrocampo, impossibilitato ad esaltare le proprie caratteristiche

Le esclusioni eccellenti nei momenti chiave.

Questo punto è strettamente correlato ai precedenti. Poteva questa Italia fare a meno di Insigne ed El Shaarawy? La risposta è no. Eppure Ventura, pur di non passare ad un modulo che li mettesse in condizione di esprimersi al meglio, ha preferito tenerli fuori. Ad Insigne è stata concessa solo una manciata di minuti nella gara di andata a Stoccolma. L'attaccante della Roma è stato gettato nella mischia solo nel momento della disperazione, quando la qualificazione era da riprendere per i capelli.

I rapporti tra il commissario tecnico e la squadra.

Nelle ultime settimane sono emersi i limiti di Ventura nella gestione del gruppo. Dal chiarimento a porte chiuse, con il ct fuori, al siparietto di De Rossi di ieri sera è palese che l'allenatore non avesse più il polso della situazione. Anche la decisione di abbandonare il tanto amato 4-2-4 per passare al 3-5-2, preferito dai "senatori", rappresenta le indecisioni di un uomo influenzabile, che non ha avuto il coraggio di portare avanti le proprie idee. Gli è mancato il physique du role per imporre le proprie scelte, assumendosene la responsabilità. Anche dinanzi agli italiani. Come non è avvenuto ieri, quando ha disertato i microfoni della Rai al triplice fischio, presentandosi in sala stampa a notte inoltrata.