Il 1° dicembre 2018 la Diocesi di Syracuse ha annunciato che due giorni dopo, il 3 dicembre, avrebbe pubblicato la lista dei sacerdoti accusati di atti di pedofilia dal 1950. L'annuncio è stato dato dal Vescovo Cunningham con una lettera ai fedeli e riguardava 57 sacerdoti, tra i quali alcuni deceduti. Per anni i vescovi della diocesi avevano accampato scuse di ogni genere pur di non pubblicare i nomi, con argomenti che vanno dalla violazione dei 10 comandamenti alla richiesta di riservatezza da parte di presunte vittime anonime.

Le pubblicazioni di nomi di sacerdoti o diaconi con accuse credibili di abusi sessuali su minori si sono ripetute di settimana in settimana e hanno portato alla luce molti nomi: 10 a Gaylord, Michigan; 28 a Las Cruces, N.M; 28 a Ogdensburg, New York; 15 ad Atlanta; 34 a San Bernardino, California. Tutte le diocesi del Texas hanno accettato di pubblicare le liste. I vertici dell'ordine gesuita hanno rilasciato i nomi di oltre 150 membri.

L'ultima pubblicazione in ordine di tempo è del 26 aprile 2019, quando la Diocesi di New York ha pubblicato 120 nomi: 115 sacerdoti e 5 diaconi. Sedici anni dopo il premio Pultitzer al Boston Globe per l'inchiesta sull'Arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto molti casi di pedofilia avvenuti in diverse parrocchie, che diede il via a numerose inchieste e ispirò il film Spotlight, il dibattito sulla carta stampata si limita ancora alle considerazioni sulla raccapricciante scoperta, sulla odiosa omertà che per decenni ha caratterizzato il comportamento dei vertici del clero e sulle lotte intestine al Vaticano.

Forse è tempo di porsi anche qualche domanda. Esiste una correlazione tra gli elementi fondanti della cultura cattolica e questo fenomeno? Esiste una correlazione tra lo stato sacerdotale, e i voti in generale, e questo fenomeno? Quali sono le proporzioni del problema rispetto a fenomeni analoghi che si sviluppano nel mondo laico? Il clero, oltre a iniziative di trasparenza e di contrasto basate su decisioni di tipo organizzativo, sta prendendo provvedimenti anche di carattere educativo?

Abbiamo una risposta molto concreta all'ultima domanda. Papa Bergoglio il 26 marzo 2019 ha promulgato una legge con la quale introduce la perseguibilità d'ufficio e l'obbligo di denuncia nei casi di abuso di minori e di persone vulnerabili. Con la legge sono state pubblicate anche delle linee guida per la protezione dei minori che si applicano a sacerdoti, canonici, parroci, cappellani e a chiunque sia impegnato a qualsiasi titolo in attività con i minori. Prescrizioni, divieti e indicazioni per la gestione dei casi di violenza che a dire il vero sono talmente rudimentali da risultare imbarazzanti.

Gli operatori pastorali debbono essere sempre visibili agli altri quando sono in presenza di minori

Agli operatori pastorali è severamente vietato chiedere a un minore di mantenere un segreto

L'impegno del Vaticano comunque non si ferma qui. Sul sito ufficiale c'è un'intera sezione dedicata al problema, Abuso sui minori: la risposta della Chiesa, in cui lettere, documenti e atti del Papa e degli organismi del Vaticano (in particolare la lettera mutu proprio Vos estis lux mundi del 7 maggio 2019) spiegano il cambiamento dall'approccio omertoso del passato a quello impresso da Papa Bergoglio, che parla esplicitamente di accountability dell'Istituzione e di responsabilità delle cariche istituzionali del Vaticano, di miglioramento della formazione e della selezione dei candidati al sacerdozio.
Difficile non considerare questo impegno come un atto di autoaccusa ben documentato, cioè quello che di solito è solo il punto di partenza.