Alzi la mano chi avrebbe scommesso anche un solo centesimo su un Claudio Baglioni ammazza ascolti, capace di dare un'anima a un festival che aveva intrapreso e percorso negli ultimi anni le strade più impervie e tortuose.

Il suo arrivo sulla barca del festival arriva il 5 settembre, annunciato dal sito di Sorrisi: Claudio Baglioni è il nuovo direttore artistico. Un fulmine a ciel sereno, ma non una risposta definitiva. Al cantautore è attribuito solo un ruolo organizzativo. Quello di scegliere le canzoni, fare il regolamento, andare a caccia di ospiti. Sul palco però ci sarà qualcun altro. Del resto chi avrebbe osato anche solo per un attimo pensare di ereditare i pazzeschi numeri dell'accomodante Carlo Conti, re incontrastato di ben tre edizioni del festival?

E Claudio si è messo da subito al lavoro, dimostrandosi così quel "Dittatore Artistico" come lui stesso ha amato definirsi in questi mesi. Ha scelto lui i cantanti, dribblando quelli provenienti dalle ultimissime stagioni dei talent; ha voluto lui riportare sul palco una Michelle Hunziker, valletta al fianco di Baudo nel 2007 e ora completamente a suo agio nei panni di padrona di casa (41 anni! Arrivarci!); ha scelto lui un attore, Pierfrancesco Favino che si è dimostrato poliedrico, ironico e autoironico, ma anche intenso, autentico, vero. 

E alla prova del nove, quella con i dati d’ascolto – perchè in fondo tutto ruota attorno a numeri, percentuali, share – Claudio Baglioni vince, convince. Stravince.

E no, non è il ciclone Fiorello la prima sera a trascinare la carovana. E' proprio il Festival di Baglioni che incanta, affascina. Un festival che riscopre la normalità di una equazione forse troppo banale per essere ritenuta vincente negli ultimi anni: festival = musica.

Scompaiono i costosi e inutili super ospiti internazionali (Ricordate Sharon Stone o Mike Tyson?), scompaioni i comici (l'ultima Crozza subissato dai fischi del Sanremo di Fazio vi dice qualcosa?). Spazio a Pierfrancesco Favino e a Michelle Hunziker, tra piccole gag, reinterpretazioni di brani storici della tradizione italiana, mash up ironici.

Spazio dunque alla musica. Non solo quello dei cantanti in gara (nessuna esclusione, allungati i tempi dell'esecuzione dei brani, modificata la serata del venerdì: non più un revival di evergreen, ma duetti inediti per una nuova riesecuzione del brano in gara ) ma anche nelle ospitate. E' stato lui, il “direttore/dittatore”, il vero protagonista musicale di questa edizione. Ritagliandosi circa 15 minuti a sera per le sue indimenticabili canzoni. Duettando, tra i tanti, anche con Laura Pausini e Biagio Antonacci, Gianna Nannini e Negramaro e nell'ultima sera col trio Max Pezzali, Renga e Nek. Un one man show sull’onda del ricordo e della nostalgia di canzoni colossali come "Poster" e "Strada facendo", "Avrai"  e "Amore Bello".

Dopotutto non c’è da meravigliarsene. Gli Italiani devono tantissimo a Baglioni, allo stesso modo come il cantante lo deve a loro. Secondo la SIAE il suo “La vita è adesso” (1985) e l'album più venduto nella storia di sempre in Italia con quasi 4 milioni di copie. Naturale che un suo brano non possa non essere stato per molti di noi, la colonna sonora di un primo bacio, di un matrimonio, di una maternità … di una gioia…

E così per tornare all'inizio della nostra storia adesso chi non scommetterebbe per un Claudio Baglioni bis? L'uomo che ha rottamato il Sanremo delle chiacchiere, per rimettere al centro la musica?