Sono passati due mesi da quella tragica notte, da quella tragica mattinata. L'Italia si fermò, è uno di  quei momenti in cui tutti, in un giorno futuro, ricorderanno l'esatta posizione e le attività che stavano facendo quando cominciò a girare il tam tam della notizia, un po' come per la "nascita" del grunge in Canada con Robin Scherbatsky. Io ero a telefono con mio cugino e chattavo con uno dei miei migliori amici (Andrea) quando all'improvviso mi scrive "Leo è morto Astori". La prima risposta è stata "Eh?", per forza, perché non poteva essere, era una bufala, un ragazzo nel pieno delle sue forze, a 31 anni, che fa il calciatore, che è eticamente ed atleticamente impeccabile, non può subire questo destino, nella notte poi, mancano appigli addirittura scientifici come ha ricordato a mente lucida, per quanto possa essere lucida la mente su un episodio del genere, Riccardo Saponara, suo compagno e forse autore del ricordo più bello e commovente: "Fosse successo in campo, quando il cuore è sotto stress, forse lo avrei perfino accettato. Ma così, è dura". 

Ho provato ad immedesimarmi in quei frangenti. Vai a letto, lo saluti, ridi, tutto apposto.
La mattina, sono le 9:30, non è sceso ancora per la colazione, lui che da capitano è sempre precisissimo allora lo vai a chiamare, magari anche col sorriso sulle labbra, lo prendi in giro, invece… Invece no.

Come detto l'Italia si è fermata, intensificando i controlli per una morte che poi si scoprirà, essere stata imprevedibile, tragica ed ineluttabile nella sua forma più pura. Una nazione che comincia a riflettere su se stessa dopo una serie di immani fallimenti sportivi e non, che si unisce come non si univa da tempo. Si respirava un'aria distesa, di sommesso dolore, di rispetto per il gioco del calcio e per la vita stessa, come se il sacrificio di Davide Astori avesse portato ad una consapevolezza dei temi delicati che scontornano il campo e che rendono questo sport, e lo sport in generale, più frizzante, divertente.

Sono giorni di dolore immenso, ma anche di rinascita. Così si pensava almeno perché se c'è una costante nella storia di questa nazione è che non ha mai imparato dai propri errori, perché questo tipo di sentimento ci fu anche per la morte di Morosini, in mondovisione perché avvenuta in campo, più che di Simoncelli, perché un incidente te lo puoi aspettare se corri a 300km/h. Abbiamo visto conferenze e lutti al braccio, abbiamo visto lacrime, abbiamo visto una città che si è unita attorno al proprio capitano e proprio da quella città che lui ha amato bisogna partire per capire che fine ha fatto Davide Astori.

Firenze, una delle capitali mondiali della cultura, che ha visto consumarsi il povero Stefano Borgonovo, mostrando un'umanità sconfinata, così come mostrata con Davide ma che in occasione di Fiorentina-Napoli mostra la sua parte peggiore, con cori beceri, murales dedicati alla "spazzatura", fermandosi solo nel momento in cui capisce che il Napoli prima del riscaldamento decide di portare una corona di fiori in memoria del capitano scomparso. Anche lì si è dimenticato presto il gesto, perché i cori sono proseguiti, dimenticando addirittura gli affetti di Astori, la cui bambina è mezza partenopea, con la sua amata, napoletana al 100%, con una città che anche grazie a questo legame che aveva unito Bergamo e Napoli, ha dedicato a sua volta un murales al numero 13 viola, che sarà per sempre il numero 13 viola.

Ed è successo di peggio, con i romanisti che massacrano i tifosi del Liverpool mentre ad Anfield espongono uno striscione per Daniele De Santis, l'assassino di Ciro Esposito, morto 4 anni fa. Non si sono fermati, perché mentre il povero Sean Cox, il tifoso del Liverpool in coma dopo gli scontri, lotta fra la vita e la morte, i romanisti al confine con il settore degli hooligans del Liverpool facevano vedere la sua foto, sbeffeggiandoli. Dov'è Davide Astori in questi casi? Che fine ha fatto il suo ricordo?

C'è anche altro da raccontare, proprio per chi racconta. Fiumi di parole, pagine di inchiostro virtuale sono state sprecate (perché a questo punto bisogna dire sprecate) per ricordare la sua figura, il bel personaggio che era, e poi gli aneddoti, le curiosità, le interviste, tutto pur di dare un ricordo completo, pur di tracciare un contorno lineare ma soprattutto, per fare più click possibili. A due mesi da quella tragedia però cosa ne rimane? Odio. Complotti. Agitazioni. Ne rimane un arbitro che adesso ha la scorta dei carabinieri fuori casa, ne rimane un fratello/cugino che è stato vilipeso da mezza Italia per il solo azzardo di essere allo stesso tempo parente di un arbitro e di tifare per una squadra strisciata, senza crearsi il minimo problema delle conseguenze che può creare questa invasione della privacy da parte della stampa che incautamente sui social network sputa veleno su qualsiasi cosa non riguardi la propria squadra del cuore, qualunque essa sia. Ne rimane un ragazzino, che di cognome fa Pirlo, sbattuto sulle pagine dei giornali perché ha osato dire (volgarmente) cose brutte ad una squadra che non sopporta e che è avversaria della sua squadra del cuore e per la quale gioca tra l'altro. Niccolò ha 15 anni e viene criticato da adulti, che potrebbero essere i genitori, che ad un'età molto più matura scrivono cose ben peggiori. Ne rimane addirittura una ragazza minacciata di stupro, di morte e di violenza solo perché il suo fidanzato ha osato giocare male una partita di calcio.

A due mesi dalla sua morte mi viene da pensare una cosa: se al posto di Santon ci fosse stato Astori, la pressione psicologica a cui è stata sottoposta Chloe Sanderson sarebbe stata per Francesca Fioretti? La risposta, tristemente, è sì. Ignorando che Francesca è madre, figlia, sorella, amica di qualcuno, così come Chole ma questo è il mondo di internet ed il mondo di internet dimentica presto. Dimentica perfino chi non dovrebbe essere dimenticato e se c'è una cosa che dovremmo tenere bene a mente da tutta questa storia è che Davide Astori è un esempio da seguire e che avremmo dovuto imparare da questa tragedia, riflettendo sul fatto che chi va in campo è prima di tutto una persona, e poi il calciatore da insultare e idolatrare. Davide Astori vive in ogni essere umano che ritiene il calcio lo sport più bello del mondo e lo onora, da che scalcia scherzosamente un pacchetto vuoto di sigarette buttato incautamente per terra a quando gioca a Kiev la finale di Champions League.