Uno stadio che non ha mai impensierito la squadra bianconera l'Iduna Park: quattro vittorie su quattro davanti al muro giallonero che tanta paura ha fatto e continua a fare alle big d'Europa. La Juventus quindi non ha avuto paura? No, ma soggezione sì, tanta, contro una squadra che arranca in Bundesliga ma che continua a combattere con il coraggio del suo grande condottiero, Jurgen Klopp.

Davanti ad un Borussia Dortmund incredibilmente povero di idee si è presentata una Juventus tatticamente perfetta (e ho detto solo ‘tatticamente') che non ha concesso nulla, rischiato poco e concretizzato tre delle cinque nitide occasioni da gol. Pragmatismo, come diceva un vecchio rivale. Ed è proprio le sue – vincenti – squadre che mi ha ricordato ieri la Juve. Ma questa è un'analisi che, probabilmente, va oltre le mie competenze.

Ho visto una difesa agguerrita, quasi perfetta, capitanata da un Buffon inoperoso e guidata da un Bonucci elegante e solido. Ho visto un centrocampo operaio ma di qualità, che ha alternato una sorta di contenimento a giocate belle e sorprendenti. Ho visto un attacco come pochi, con due campioni, Tevez e Morata, che hanno davvero fatto la differenza.

Quello che rimane, ottenuta la qualificazione ai quarti di finale di Champions League, è tanta eccitazione ma – sì, c'è un ‘ma' grande quanto una casa – stiamo attenti. E' una Juve forte e in grado di competere con chiunque. E competere non vuol dire vincere. Gioire finché si può è lecito e così deve essere, però le illusioni sono davvero facili da far proprie. I sogni no, quelli ci danno la libertà… e certe volte possono anche smentirci.

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