Massimo Bossetti–Yara Gambirasio
in foto: Massimo Bossetti–Yara Gambirasio

Quando il 16 giugno Alfano ha twittato che era  stato trovato l'assassino di Yara Gambirasio, nell'altro emisfero del globo terracqueo era già  udibile il rumore prodotto dallo sfregamento di mani nelle redazioni italiane. Non tanto perché Alfano ha consegnato alla storia un'altra figura degna di uno che s'è trovato a fare il Ministro dell'Interno per un fatale errore del destino, ma perché, finalmente, questa triste vicenda di cronaca sarebbe decollata a livello mediatico.

Bisognava solo aspettare, e i risvolti sono arrivati dopo quattro anni: c'è un uomo da gettare nell'arena del pubblico, in questi giorni improvvisamente riscopertosi sia ct di nazionale che pm. Telespettatori, utenti dei social, decretano pollice alto o pollice verso nei confronti di Massimo Bossetti, al momento ancora presunto assassino, di cui però diventa sospetta persino la sua foto profilo su Facebook. Foto in cui, a onor del vero, l'unico particolare davvero sospetto è il rosa inquietante del muro.

Bossetti foto profilo Facebook
in foto: Bossetti foto profilo Facebook

Nella puntata del 20 giugno di Segreti e Delitti per esempio, nel programma di Nuzzi si diceva che quello scatto colpiva perché caricato venti giorni prima dell'omicidio. Nemmeno dopo, prima, come se già lì si potessero intravedere le future intenzioni. Sempre ammesso che l'omicida sia lui e che, in più, l'atto fosse premeditato.

L'uomo è stato individuato attraverso l'analisi del dna, incastrato dal patrimonio genetico dell'uomo che è il suo padre biologico ma non quello che l'ha cresciuto.

L'occasione è ghiotta per tv e testate: incredibile e assolutamente inaspettato, anche nella vicenda di Brembate si è aggiunta una componente sessuale che tanto attira le attenzioni del pubblico. Banalmente: le corna della madre di Bossetti, Ester Arzuffi, al marito.

Raramente si era vista un'informazione  con un approccio tanto provinciale: giornalisti alla stregua di pettegole di quartiere che giustificano l'intromissione nel privato di una famiglia con il dovere di cronaca. Una volta spiegato il motivo per cui Bossetti è stato identificato, a che pro insistere su questo aspetto?

La pressione è tale che  la signora Arzuffi  sente il bisogno di ribadire che la scienza ha fallito: Bossetti è figlio di suo marito. L'urgenza diventa parlare della propria dimensione personale, giustificarsi davanti al Paese.

A trattazione provinciale del resto, corrisponde reazione uguale e contraria: madre di un omicida può anche darsi, ma passare per zoccola proprio no. Il gossip si lega alla morte in un binomio insperato fino a qualche anno fa.

Intanto, quei leggins logori e il reggiseno viola della ragazzina vengono esposti e ri-esposti sugli schermi, sindoni di un efferato omicidio.

leggins Yara Gambirasio
in foto: leggins Yara Gambirasio

Scomparsa il 26 novembre 2010, la vicenda di Yara Gambirasio arriva a pochi mesi  di distanza da quella di Sarah Scazzi. Le trasmissioni televisive la cavalcano subito, ma il caso non ha sul pubblico lo stesso macabro appeal del delitto di Avetrana.

Qui non c’è nessuno a cui attribuire un ruolo stereotipato: manca lo zio Michele che poi diventa lo zio orco e poi torna lo zio Michele; manca la cugina Sabrina gelosa, non c’è nessuna mamma Concetta che apre la porta di casa ai giornalisti nella disperata speranza di trovare sua figlia. Manca persino l’ingrediente per eccellenza, il sesso: nessun ragazzo conteso, né tantomeno il sud omertoso a cui dare la colpa

Yara ha il nome simile a quello di Sara, ma non è bionda e ha l’apparecchio. Invece di scriverci, nel diario ci attacca figurine ed adesivi: la retorica dell'angioletto biondo alle prese con le insicurezze dell'adolescenza non è spendibile.

I cittadini di Brembate, memori dei fasti di Avetrana e del turismo dell'orrore, non si prestano volentieri alle telecamere. Difficile costruire un'intera puntata sui fatti di Brembate: le indagini sono ferme. Tranne un ragazzo tunisino fermato per un errore di traduzione, nessun elemento nuovo.

Il risultato? Quando si parla di Yara le si accosta necessariamente Sara; i lapsus freudiani dei conduttori sui loro nomi sono continui.

I media ci provano, ma Brembate rimane il fratellastro di Avetrana, tanto che nel pieno del caso Yara   lOrdine dei Giornalisti esprime allarme per l’eccessiva spettacolarizzazione dell’omicidio di Sara, in quanto la ricerca del colpevole ha portato ad una sovraesposizione mediatica dei singoli protagonisti della vicenda, dei loro consulenti ed avvocati, trasformando la tragica uccisione di una quindicenne in una storia dai tratti talmente morbosi da far passare in secondo piano la vera vittima e la corretta informazione (15 dicembre 2010).

Questo per mesi, fino a quando la scomparsa della ragazzina di Brembate diventa mediaticamente usurata. Ma il 16 giugno ci ha pensato il Ministro dell'Interno a dare nuovamente il via alle cattive abitudini giornalistiche: in un Paese di calciofili, basta fare l'assist perché gli altri tirino in porta.