A quanto pare Matteo Renzi non finisce di stupire.

Prima vorrebbe accorpare il corpo forestale e la polizia penitenziaria alla polizia di stato, successivamente, e improvvisamente, spunta fuori l’ipotesi di sopprimere la polizia penitenziaria e creare una sorta di "super polizia" con compiti di primo piano e non più confinati all’interno del carcere.

La nuova polizia penitenziaria dovrebbe somigliare alla "Probation officer",  eseguendo gli ordini di arresto per gli imputati con condanne definitive, ricercare latitanti, controllare gli arrestati domiciliari e i soggetti sottoposti alle misure alternative, proteggere i collaboratori di giustizia, i tribunali e i magistrati.

I nuclei operativi Servizio centrale di protezione dei “pentiti” potrebbero subire modifiche e gli agenti incaricati di questa missione transiterebbero sotto un’unica polizia, quella della giustizia (ex polizia penitenziaria).

Un progetto su cui ci starebbe lavorando, a quanto pare su richiesta del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, una squadra di super – esperti,  i magistrati  Nicola GratteriPiercamillo DavigoSebastiano Ardita e Alberto Macchia.  

Nel grande progetto c’è anche l’ipotesi di sopprimere il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: i dirigenti verrebbero reclutati direttamente tra gli attuali commissari della polizia penitenziaria, mentre i direttori andrebbero in un ruolo ad esaurimento.

Si vuole creare un corpo di polizia ad alta qualificazione costituita anche dagli assistenti sociali, quest’ultimi, a quanto pare, per seguire il percorso di reinserimento dei condannati.

L’obbiettivo è quello di riservare il carcere ai criminali più pericolosi, mafiosi in testa, e di allargare il più possibile l’area delle pene alternative, dando effettività alla pena, evitando indulti e amnistie.

Per fortuna, il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri ha accettato l’incarico a titolo gratuito, perché quando questo progetto ambizioso si scontrerà con i tecnici di via Arenula e quelli del DAP, potrebbe rischiare di rimanere all’interno di un cassetto. Non è facile per alcune figure professionali del DAP perdere il controllo totale sulle donne e gli uomini della polizia penitenziaria, ed essere esiliati in un ruolo ad esaurimento. Senza sottolineare la possibile alzata di scudi degli assistenti sociali che mal digerirebbero l’ipotesi di un passaggio a questo corpo di “polizia di giustizia” o “Probation officer" che dir si voglia.

Questo progetto, oltretutto, costringerà molti sindacati a dover modificare il loro nome, cancellando una parte della loro storia, perché non avrebbero più ragione di esistere le parole “polizia” e “ penitenziaria”, che a questo dovrebbero dare spazio a nuove altisonanti nomenclature.

Un progetto che rischia di rimanere tale.