E pensare che stavolta aveva avuto pure più tempo, visto che la riconferma era arrivata a caldo, dopo l'incredibile edizione numero 68, un successo di pubblico e di critica, con le scommesse vinte di Hunziker e Favino e con la musica "al centro".

Claudio Baglioni ci ha potuto lavorare un anno al suo secondo Sanremo. Scegliendo l'inedita coppia Claudio Bisio – Virginia Raffaele… imponendo un regolamento che annullava la gara dei giovani, scelti con un programma a parte andato in onda un mese e mezzo prima, con la scelta innovativa e forte di nuovi generi musicali e sconosciuti artisti.

Eppure….

Eppure nulla di quanto visto sul palco lo scorso anno abbiamo potuto ammirare quest'anno. Conduttori che riuscivano ad intrattenete senza maltrattare la musica, senza metterla in secondo piano; canzoni che, in media, mettevano in scena una canzone italiana migliore del solito; con un Direttore artistico che si metteva in gioco costantemente, come conduttore, cantante, intrattenitore.

Quest'anno, ci è toccato il nulla …. o quasi …

Claudio Bisio che emerge se al suo fianco gode di spalle da massacrare (vedi Hunziker e Incontrada nelle tante edizioni di Zelig), questa volta si è trovato solo e spaesato.

Virginia Raffaele ha dovuto aspettare le ore 23.00 dell'ultima sera per tirar fuori quello per cui è universalmente riconosciuta: imitatrice raffinata, straordinaria, precisa, mai cattiva.

Troppo poco, francamente.

Claudio Baglioni dopo averci deliziato lo scorso anno con deliziosi duetti, merito dei suoi brani senza tempo, quest'anno ha duettato su brani altrui …. con un risultato molto al di sotto delle aspettative. Esempio? Quell'Almeno tu nell'universo che una perfetta Serena Rossi ha interpretato da brividi e che Claudio ha "storpiato" e ahimè rovinato.

Senza dimenticare le scelte discutibili di relegare a notte fonda il premio speciale a Pino Daniele, o di tagliare, inspiegabilmente la lettera di "scuse" a Mia Martini che la stessa Serena Rossi aveva pronta, ridimensionandola.

È rimasta solo la musica.

Si, la musica. Qui Baglioni ha osato. 24 brani – forse troppi – con una varietas di generi raramente ascoltata negli ultimi anni.

Si è cantato come sempre di un popolo che sospira per amore, si fa cullare dalle melodie orchestrali, rifugge dalle distorsioni, ma che ha potuto ascoltare anche le nuove anime del rock, del rap, della trap … del reggae, dell'indie.

Brutture o meno saranno come sempre le vendite dei dischi a parlare. Un festival dove la musica è parlata, dove la melodia è quasi scomparsa.

Come negli anni '80 dove la melodia era affidata ad Al Bano e Romina, ai Ricchi e Poveri, Pupo e i Matia Bazar, mentre dalle retrovie sentivi "urlare" la rabbia e il disagio giovanile dalle voci di Vasco Rossi e Jovanotti.

Tranquilli però, Sanremo è sempre Sanremo. È l’Italia che forse è cambiata. Ma questa è davvero un'altra storia.