1) Pino Maniaci: ci sono intercettazioni audio e video con le quali sembra evidente che il giornalista di Telejato, noto per le sue battaglia contro la mafia e, più in generale, contro le mafiette della sua zona – com'altro chiamare quella nebulosa di ricatti e tangenti che coincide con la pubblica amministrazione e, in alcuni casi, anche con le forze dell'ordine e la magistratura – utilizzi gli stessi metodi per cautelare sindaci e amministratori del palermitano dalla diffusione di notizie scomode. In una immagine lo si vede chiedere 466 euro a qualcuno. In un audio lo si sente dire "vado a prendere 100 euro da quel cornuto". Non solo, si vanta del suo "potere" con una donna, che è stata appena assunta nella segreteria di un sindaco grazie, a quanto pare, alla intercessione di Maniaci. Al termine del montaggio audio diffuso dai carabinieri si sente Maniaci affermare: "Non ci sono istituzioni pulite in Italia, sono tutte cose inutili, compreso la DIA, i DDA, i Carabinieri, i Finanzieri […] A me, mettono sotto controllo a me. A uno che rischia la pelle per fare antimafia". Vogliamo essere garantisti? Siamolo. Vogliamo stupirci come quando abbiamo scoperto che Babbo Natale non esiste? D'accordo. E' caduto l'ultimo baluardo di orgoglio per una professione sempre più bistrattata? In un Paese al 77° posto per libertà di stampa? Dove non esistono editori puri? Dove si è smesso di leggere? La vicenda di Pino Maniaci è quanto di umano, troppo umano c'è nel giornalismo, e anche nella vita.

2) Thom Yorke. In due giorni i Radiohead hanno dapprima oscurato completamente le loro pagine social e web. Poi hanno inviato un volantino con su scritto "Burn the Witch, we know where you live". Poi hanno pubblicato due blips (ah, quei gran capolavori di Stanley Downwood per Kid A) e, infine, hanno pubblicato il video del primo singolo di un nuovo album del quale ancora non si sa nulla: né la data di uscita, né la composizione. Su internet si è scatenato il panico. I fan più inossidabili hanno iniziato a gridare al miracolo, come un Paolo Brosio a un'apparizione della Madonna a Medjugorie. Il resto del mondo musicale ha reagito con stizza a una tattica di marketing tesa a creare suspance sull'uscita di nuovo materiale . Ed è partita la gara fra chi minimizza la portata della band di Oxford ("Meglio Beyoncé" – vera frase tratta dai commenti su Facebook) e chi invece s infervora difronte al messaggio messianico di Yorke e soci ("Ho ejaculato nei miei pantaloni non appena ho visto che era uscito il nuovo singolo" – vera frase tratta dai commenti su Youtube).

In pratica, non c'è stato nessuno che ha commentato, invece, il valore del singolo in sé. Non lo farò neanche io, ovviamente. Quello che risulta interessante è vedere come nei social network sia importante avere un'opinione su qualsiasi argomento, come se si cercasse di spostare l'attenzione dal fatto in sé al parere individuale. Così la morte di Prince diventa un modo per testimoniare il proprio cordoglio. La vittoria della Premier da parte del Leicester diventa il modo per affermare la propria gioia al riguardo sebbene non si abbia idea né di dove si trovi Leicester, né di come si pronunci. La competizione politica diventa quindi un modo non per discutere di contenuti, ma per affermare le proprie posizioni: "Stai zitto grullino", "Sei proprio un pdiota" e via andare.

3) Donald Trump. Con Ted Cruz ai saluti rimarrebbe solo il piccolo John Kasich a contendere al magnate newyorkese la candidatura del Great ‘Ol Party per le presidenziali americane del prossimo novembre. Mentre Barack saluta i corrispondenti con uno swaggissimo ‘drop the mic': "Obama out" – ovviamente in Italia la cosa non è stata capita – è quindi certo che la parte peggiore degli Stati Uniti è venuta fuori in una eruzione di populismo e demagogia, in un meccanismo narrativo che si è perfettamente adattato ai tempi. Con l'arrivo di Snapchat e l'accelerazione dell'informazione – addirittura Snapchat elimina le notizie dopo 24 ore, come se non fossero mai accadute – Trump è stato abile nel riuscire a catalizzare l'attenzione mediatica e degli elettori con trovate a effetto, senza mai andare a toccare una tematica di reale interesse per il popolo americano. La risposta globale di Trump vince perché è semplice, rapida, veloce e contraddittoria. Il bombardamento informativo ha avuto due effetti collaterali: memoria selettiva e analfabetismo funzionale. Ovvero la gente ricorda solo quello che vuole ricordare e non capisce discorsi eccessivamente lunghi e contorti. Perciò la risposta alla delinquenza – qualsiasi tipo – è armarsi e costruire un muro ai confini. La risposta all'Isis è: "Lasciamoli uccidere a casa loro". La risposta alla crisi economica è: "Le banche sanno quello che fanno". Messaggi semplici, diretti, e che hanno la vita delle cicale.

Ora, dall'altra parte, il socialista Bernie Sanders ha vinto le ultime primarie in Indiana, ma ha un distacco di oltre 300 delegati dalla favoritissima Hillary Clinton. Bernie ha ancora qualche possibilità di vittoria, considerando che i superdelegati hanno libertà di voto al congresso nazionale del partito, mentre i semplici delegati no – e Hillary ha più superdelegati dalla sua parte – e considerato che c'è ancora in ballo la California con i suoi oltre 500 delegati. Ma le domande che possono nascere dalla conferma di Trump come candidato repubblicano sono: quale candidato opporgli? Quale messaggio lanciare? Rispondere a Trump o continuare con le politiche più tipicamente dem?

Saranno più forti le moderate aperture liberali di Hillary? O il messaggio socialista di Bernie?

4) Giulio Regeni. Puntuale come un treno (riferimento non a caso) è arrivato anche il morto egiziano in Italia. Lo aveva chiesto a gran voce Rania Yassin "Anche noi abbiamo persone sparite in Italia" – e non era vero – ed eccolo qua. Baher Sobhi, 32 anni, è stato trovato accanto ai binari della tratta Napoli – Casalnuovo. Dai primi referti pare che le ferite sul cadavere siano compatibili con uno scontro con un treno.

Il ministero degli Esteri egiziano, in un comunicato, ha annunciato che l’ambasciata d’Egitto a Roma invierà «una nota» alla Farnesina e alla «polizia italiana chiedendo un rapporto sulle circostanze» del decesso di un egiziano «trovato morto sulla linea ferroviaria a Napoli sabato scorso». Nella nota verranno richiesti anche «i risultati dell’autopsia» condotta sul corpo, annuncia il portavoce del ministero degli Esteri egiziano Ahmed Abu Zeid nel comunicato riferendo che l’uomo, stando a quanto emerge da «tracce», «è stato colpito alla testa e alle mascelle». L’egiziano «ucciso in Italia», dove era giunto nel 2006 da «immigrato illegale» ma «in possesso di passaporto», si chiamava Baher Sobhi, precisa il ministero in base a «prime informazioni».«L’ambasciata d’Egitto a Roma segue con grande interesse» il caso segnalatole dalla sorella del defunto, avverte il comunicato. (riporta Repubblica.it)

I media egiziani parlano già di "caso Regeni alla italiana", paragonando il povero Sobhi al nostro ricercatore prima sparito e poi trovato morto – guarda caso – il giorno di un meeting con addirittura l'ex ministro Guidi al Cairo. Utilizzerò questo spazio per dire alla coraggiosa signora Regeni di mettersi il cuore in pace. Una dittatura militare non consegnerà mai all'Italia il capo della polizia segreta, né i veri responsabili, militari, dell'uccisione di suo figlio. Ucciso perché vicino ai sindacati indipendenti. Ucciso perché ormai le torture erano andate così oltre, e il ragazzo sarebbe prima o poi rientrato in Italia o in Inghilterra dove lavorava, che non poteva non essere ucciso.

E l'ultima gaffe del ministero dell'Interno, con l'ordine di censurare qualsiasi notizia su Giulio Regeni, dopo l'arresto del consulente della famiglia e leader di un'associazione di diritti umani egiziana, dopo l'arresto di due giornalisti dovrebbe aver torto il collo, per sempre, anche alla verità.