Nel giorno successivo alla favola di Leicester, che festeggia il suo primo titolo della Premier League in 132 anni, sono stato colpito da un'altra storia. Riguarda un ragazzo di 23 anni, fulgente realtà del calcio italiano, già nazionale maggiore e capitano della squadra nella quale milita, con il vizio dei social network. Il suddetto calciatore, originario di Latina e di cui eviterò di citare il nome per pudore, durante una conversazione virtual-testuale tenutasi sul social fotografico di Instagram – probabilmente con un sostenitore del Frosinone, storico rivale territoriale del Latina – ha pensato di rispondere alle offese che gli venivano mosse contro scrivendo la seguente frase: "A Vallecorsa cambiò la storia, tuo nonno è arabo… il mio fondò Littoria".

Il riferimento è alle "marocchinate", ovvero la tragica sequela di stupri e omicidi che le truppe francesi – costituite in prevalenza da maghrebini – praticò nel '44 in Italia, in special modo nella zona del frusinate ma anche nella regione pontina e in altre parti d'Italia. A Castro de' Volsci c'è una statua che si affaccia sulla valle, che raffigura una donna che si immola per proteggere le proprie figlie.

Le "marocchinate" sono una di quelle tragedie nascoste del II dopoguerra, di quelle cose che non vengono scritte nei libri di storia perché, come si sa, quelli li scrivono i vincitori. Queste storie vengono erroneamente tramandate da esponenti di destra per legittimare il loro astio verso la "liberazione" dal fascismo, e addossare colpe ai "liberatori". Nondimeno, le medesime storie diventano tradizione e folclore, nel racconto e, in taluni casi, diventano anche sfottò per sminuire una o l'altra parte.

Dopo qualche ora, accortosi dell'evidente orrore, il giovane – non nuovo a litigi "virtuali" con risposte oltre il limite della dignità – ha pubblicato un post di scuse sullo stesso social: "Ho fatto erroneamente riferimento a fatti storici che non conoscevo appieno in tutta la loro tragica gravità"

Ho fatto erroneamente riferimento a fatti storici che non conoscevo appieno in tutta la loro tragica gravità.

M.P.
afferma il calciatore, chiedendo scusa a tutti coloro che si fossero sentiti offesi. "In un periodo non semplice a livello professionale, non ho avuto la lucidità per evitare di reagire a una serie di continue e gravissime provocazioni rivolte a me e alla mia famiglia" ha continuato, il giovane.

L'allenatore del Pisa, Gennaro Gattuso, intervenendo a un evento a Milano ha affermato "Ai miei tempi ci si allenava dieci ore al giorno, ora dieci ore a settimana. I ragazzi sono tutti bravissimi, alla playstation". Considerato l'ammontare degli stipendi e il tempo libero a loro disposizione, suddetti calciatori – che, in molti casi, vengono presi a esempio ed emulati da molte persone – sarebbe meglio che spendessero il loro tempo libero ad acculturarsi. D'altra parte, se l'Italia è il Paese con il più alto numero di analfabeti funzionali è possibile che il mondo del calcio abbia quantomeno la stessa alta percentuale del resto della popolazione. Ed è quindi possibile che alcuni calciatori possano scrivere cose senza comprendere cosa stiano scrivendo. Come è possibile che esista gente che non ha di meglio da fare che insultare i calciatori attraverso i social network.

E se un giornalista tedesco è stato licenziato per frasi anti-migranti potrebbe il giovane subire lo stesso trattamento per delle frasi antistoriche e discriminatorie? Non succederà. Nel calcio si può far riferimento ai morti dell'Heysel o di Hillsborough, si possono fischiare i giocatori di colore, si possono impiccare manichini ed esporre croci celtiche, si possono offendere personalmente calciatori. E' il calcio delle risse, degli accoltellamenti, delle prevaricazioni di alcuni gruppi di tifosi, dell'"ebreo" o "frocio" come offesa personale. Dei bambini che insultano i portieri ai rinvii, delle risse nei campionati giovanili, delle minacce personali a intere squadre di calcio.

Dall'altra parte della Manica una città di 300mila abitanti delle Midlands, di cui più della metà sono immigrati, festeggia fino all'alba uno storico titolo, tutti insieme, brandendo le loro sciarpe bianche e blu e cantando a squarciagola in coro.