Si legge in giro di quest'articolo del Washington Post scritto dal direttore della rivista online The Federalist, David Harsanyi. Il focus del suo articolo è che il problema della democrazia sono gli elettori, o meglio, la pochezza culturale degli elettori. E' giusto, al contrario, che il voto di un analfabeta possa indirizzare la politica nazionale e internazionale? E' giusto che sia la pancia dell'elettorato, piuttosto che la testa a condizionare la società attraverso i propri decisori?

Se non avete idea di cosa stia succedendo, anche sottrarre noialtri alla vostra ignoranza è un dovere civico. Introduciamo un test di educazione civica per gli elettori.

David Harsanyi

"Se non avete idea di cosa stia succedendo, anche sottrarre noialtri alla vostra ignoranza è un dovere civico. Purtroppo non ci possiamo fidare di voi. Se il voto è un rito consacrato della democrazia, come spesso sostengono i progressisti, è giusto che la società abbia delle pretese minime su chi vi partecipa; e se la cittadinanza è un valore sacro, come sostengono i conservatori, allora si può pretendere da un potenziale elettore lo stesso livello di informazione di un potenziale cittadino. Introduciamo un test per gli elettori: l’esame di educazione civica usato per ottenere la cittadinanza andrebbe benissimo",

scrive Harsanyi sul Washington Post. L'articolo è stato pubblicato qualche giorno fa ma ho deciso di pubblicare queste mie riflessioni oggi, che Donald Trump ha ricevuto la legittimazione a presentarsi come candidato del GOP (Great ‘Ol Party, se lo dicono da soli che so' vecchi) avendo conquistato 1288 delegati.

Domenica scorsa ero al Parco degli Acquedotti a Roma e discutevo amabilmente fra un cous cous, un hummus e altre cibarie con alcuni amici. Uno degli argomenti era proprio il suffragio universale. A tutti i sodali piaceva l'idea del test di educazione civica e di principi di diritto costituzionale. Per tutti noi, che partecipavamo alla discussione, era necessario sapere almeno le basi del vivere comune e della politica italiana, ma anche della storia d'Italia. Ma non è solo una questione nozionistica. Per quanto mi riguarda, in un mondo ideale e perfetto in cui il Ministero dell'Interno non faccia sparire i voti elettronici (come successo in America quando ad Al Gore è stata scippata la presidenza a favore di George W. Bush), il voto dovrebbe consistere in 3 domande di storia d'Italia, diritto pubblico e funzionamento dello Stato (per esempio: il Cnel è un organo di rilevanza costituzionale? L'anno del referendum sull'aborto? Cos'è una navetta parlamentare?) a risposta multipla. In più – e questa è, secondo me, l'idea forte – 5 domande sui programmi presentati dalle forze politiche. Nel buio della cabina elettorale non ci si nasconde dietro ideologie, fondamentalismi, preconcetti e pregiudizi. Bisogna rispondere a 5 domande secondo coscienza. Il sistema individuerà, poi, la posizione media dell'elettore e assegnerà il voto alla forza politica che si identifica in quella posizione. In pratica, l'elettore non saprà mai chi ha votato, ma eserciterà il proprio diritto di voto liberamente e secondo coscienza.

Le liste dei partiti saranno decise autonomamente, previa consultazione primaria con metodi tradizionali: gazebo, piazze, sedi dei circoli. Per cui ogni partito si occuperà di stilare le proprie liste, dopo aver fatto votare i cittadini, i propri iscritti o chi gli pare, per scegliere i propri rappresentanti territoriali. Chi ha preso più voti alle primarie, per collegio, avrà un posto più alto in lista. Poi ci sarebbe da discutere di una possibile legge elettorale, magari lo facciamo più in là.

La composizione del nuovo parlamento, una bicameralismo perfetto con riduzione del numero di deputati e senatori a 420 deputati e 210 senatori, sarà poi adeguata proporzionalmente per collegi. Ogni collegio dovrà essere rappresentato almeno da due deputati e un senatore.

Torniamo al sistema di voto: un errore dell'elettore nelle tre risposte su storia d'Italia, diritto pubblico e funzionamento dello Stato (scelte random in modo che nessun elettore possa rispondere alle stesse tre domande) invalida automaticamente il voto. Il processo continuerà con le ulteriori 5 domande sui programmi delle forze politiche per fini puramente statistici e per non dare l'impressione all'elettore di sentirsi inutile e di aver sprecato tempo. L'elettore, oltre a non dover sapere chi ha votato, non dovrà sapere se ha votato. Il tempo di risposta per l'elettore è di 10 secondi per ogni risposta, per un totale complessivo di 90 secondi. Se si superano i 90 secondi il voto viene invalidato. Essendo il procedimento del tutto elettronico, con schermi che impediscono la lettura con occhi elettronici (fotocamere, smartphone, webcam e videocamere), sarebbe possibile persino controllare in video la cabina elettorale per controllare il comportamento dell'elettore.

Ricapitoliamo: In un periodo fra i due mesi e le due settimane prima del voto, le forze politiche organizzano le proprie primarie – istituite per legge – per decidere le liste, definite collegio per collegio, secondo una "graduatoria" organizzata a seconda del numero di voti che ogni rappresentante che si presenti per le primarie possa avere. Per esempio, se Giovanni Rossi ha ricevuto 100 voti durante le primarie mentre Mario Bianchi ne ha ricevuti 89, Rossi sarà in una posizione in lista più alta di Bianchi. Nessuna possibilità di liste civetta. Per quanto riguarda le liste civiche, possono esserci due ipotesi: 1) dovranno essere presentate all'ufficio elettorale centrale del collegio di riferimento insieme a una documentazione comprendente un numero di firme pari al 2% del corpo elettori del collegio. 2) Devono essere legate ad associazioni civiche e, dopo la presentazione di un numero di firme pari al 2% del corpo elettori del collegio, hanno la possibilità di effettuare le proprie primarie.

Una volta stabilite, pubblicate e validate le liste, il giorno della tornata elettorale l'elettore entra nel seggio, consegna la propria carta d'identità elettronica che, inserita in un particolare hardware, convalida l'utilizzo di una delle cabine elettorali. Dal momento del via, l'elettore ha 90 secondi di tempo per rispondere prima alle 5 domande sui programmi elettorali (sei a favore di questo? tanto, abbastanza, poco, nulla) e poi alle 3 domande di storia italiana, diritto pubblico e funzionamento dello Stato (L'Italia è una Repubblica democratica fondata su? Lavoro – Diritto – Amore – Uomo). Un solo errore in una di queste tre domande invalida il voto. Dopo il minuto e mezzo, l'elettore ritira la sua carta d'identità elettronica e il suo telefonino e va via.

Alla chiusura dei seggi il sistema elaborerà l'idea politica che ha avuto più accostamenti. In che modo? Se un elettore risponde in modo da essere all'80% accostato a un partito o movimento, quel partito o movimento avrà l'80% del voto. Chi ha avuto, in questo modo, più voti, anche solo percentuali, vince. Ma non a livello nazionale, ma collegio per collegio. I voti andranno distribuiti proporzionalmente collegio per collegio, a seconda di una tabella che incrocia numero di abitanti e grandezza del territorio. Chi ha il maggior numero di eletti, collegio per collegio, vince. Pulito, semplice. Se un partito ha il 38,3 percento dei voti in un collegio, avrà in proporzione quel numero di deputati per quel collegio.

Potremmo chiamarlo l'IGNORANTELLUM.