La blockchain non è la risposta universale ai problemi del mondo. Come molti altri digital ledgers ha grandi qualità e qualche limite, ma l'atteggiamento che il mondo ha nei suoi confronti rischia di mettere in ombra le une e gli altri e di indurre in gravi errori i decision makers. Nell'aprile del 2018 il World Economic Forum ha pubblicato il report Blockchain beyond the hype nel quale propone un albero decisionale al quale affidarsi per comprendere se l'uso della blockchain (e più in generale di un digital ledger) può contribuire a risolvere il problema che abbiamo.

L'albero si basa su 11 domande che si riferiscono alle caratteristiche del caso applicativo specifico. L'esito della valutazione può risultare negativo: ci sono casi nei quali la blockchain (e più in generale i digital ledgers) non risponde alle aspettative. Ripetiamolo, poiché sembra incredibile poterlo dire così chiaramente: ci sono casi nei quali la blockchain non serve a nulla.
A seguire il grafico contenente l'albero decisionale, il dettaglio delle 11 domande e qualche considerazione finale.

A – Stai cercando di eliminare intermediari o brokers? Il digital ledger è una soluzione indicata nei casi in cui il modello di business mira a eliminare gli intermediari. I broker (di qualisasi tipo di mercato) e le clearing house del sistema interbancario sono esempi di intermediari che possono essere eliminati mediante l'uso della blockchain.

B – Stai trattando asset nativi digitali? Per usare la blockchain con successo è necessario lavorare con asset "digitalmente nativi", ovvero con risorse che possono essere rappresentate correttamente in formato digitale. È difficile gestire con il digital ledger una risorsa con caratteristiche fisiche che possono cambiare. Un esempio dal settore agroalimentare: se un'azienda desidera usare la blockchain per rintracciare il grano lungo l'intera filiera del pane si scontrerà con il problema di registrare le transizioni dal grano alla farina e infine al pane.

C – Si può creare un record permanente dell'asset digitale in questione? Il digital ledger si può usare solo quando è possibile creare un record permanente. Inoltre, dovendo essere una fonte di fiducia ("source of trust"), il ledger non ha senso nei casi in cui esistano authority a garanzia dell'asset, altrimenti si avrebbe un'ambiguità causata dalla molteplicità delle sources of trust.

D – Il processo richiede una bassa latenza nelle transazioni? Se sei arrivato a questo punto potresti trovare utile la blockchain. Ma le prestazioni? Servono latenze nell'ordine dei millisecondi? Forse in futuro, ad aprile del 2018 i digital ledgers più veloci processano le tranzazioni usando tempi che vanno dai 2 ai 10 minuti (Ricordate di fermarvi a questa domanda/risposta quando vi interrogate sull'uso della blockchain nel settore elettrico).

E – Il processo richiede la registrazione di molti dati "non transazionali"? Allora è meglio non usare la blockchain, potentissima con i dati transazionali ma molto inefficiente con i dati di processo. La registrazione dei dati di processo, inoltre, può entrare in conflitto con normative nazionali e internazionali come la GDPR.

F – Il processo richiede la garanzia di un'autorità? In settori nei quali sono presenti forti vincoli normativi o che addirittura prevedono un ruolo attivo di un'autorità di controllo è difficile usare la blockchain, nonostante gli eventuali vantaggi tecnologici che può portare. In questi casi l'adozione del digital ledger dovrebbe comunque vedere coinvolto attivamente il soggetto regolatore.

G – Il processo riguarda la gestione di dati contrattuali o lo scambio valori? Se l'asset da registrare è una qualche forma di transazione (relazione contrattuale, scambio di valori) allora la blockchain è la risposta giusta al problema. Ma se l'asset non è una transazione c'è sicuramente un modo migliore per gestirla.

H – È necessario che tutti/molti attori siano abilitati a scrivere sulla blockchain? Se questa condizione non si dovesse verificare, se cioè fosse sufficiente o necessario abilitare in scrittura un numero ristretto di attori del network, una soluzione diversa dal digital ledger sarebbe preferibile.

I – Gli attori del network si conoscono tra loro? Si fidano gli uni degli altri? Se si conoscono e si fidano probabilmente la blockchain non serve. Altrimenti, se non si conoscono oppure se non si fidano, può essere risolutiva.

J – È necessario poter cambiare le funzionalità del registro? Se fosse necessario tenersi la libertà di cambiare la configurazione dei nodi, il sistema dei permessi, le regole d'ingaggio o altri aspetti tecnici, la soluzione consigliata è la blockchain di tipo private-permissioned.

K – Le transazioni debbono essere pubbliche? Se sì, si può optare per una blockchain public-permissionless, altrimenti serve una private-permissioned.

Ciò che vale per la blockchain vale per i digital ledgers in generale, ma a questo punto della lettura dovrebbe essere chiaro. Per la blockchain in particolare abbiamo però una curiosità molto interessante che riguarda i consumi. Morgan Stanley prevede che nel 2018 l'attività di mining per il Bitcoin potrebbe comportare consumi di energia elettrica superiori a quelli dell'Argentina. Niente male no? Nel 2017 è stato stimato che ben 159 paesi del mondo hanno consumato meno energia del Bitcoin. Un mio collega direbbe giustamente: questo è un tema!