Le elezioni sono ormai alle porte e la campagna elettorale già partita da diverse settimane.

Come tutti sanno, le principali opzioni che gli elettori troveranno sulla scheda, salvo sorprese dell’ultima ora, saranno 4: polo di destra (Berlusconi-Salvini-Meloni), Movimento 5 Stelle (il cui leader è Luigi Di Maio), Partito Democratico (Matteo Renzi) e Liberi ed Uguali (lista unitaria di Sinistra guidata da Pietro Grasso).

Tra le opzioni elencate, la novità più consistente appare senza dubbio la formazione progressista con a capo l’attuale Presidente del Senato ed ex Procuratore Nazionale Antimafia.

Lo è per diversi motivi.

E’ l’ultima lista venutasi a formare in ordine di tempo, essendo invece sulla scena, già da vari anni, tutte le altre (ivi compreso il Movimento 5 Stelle, ormai in procinto di iniziare la sua seconda esperienza legislativa).

E’ un movimento che, almeno nei suoi principi programmatici, coltiva l’ambizione di riportare in auge i valori della sinistra, in netta contrapposizione e discontinuità con le politiche neoliberiste operate dal principale partito che fu di sinistra, il PD; per questo merita un’attenzione particolare da parte di tutti quelli che, se indisponibili da un lato a indirizzarsi verso l’immaturità, incertezza e antipolitica dei grillini, dall’altro mai e poi mai rivoterebbero il partito guidato Matteo Renzi, “turandosi il naso” in cabina elettorale.

Infine, l’autorevolezza della figura di Pietro Grasso, progressista ma allo stesso tempo privo di una forte responsabilità politica alle spalle verso cui indirizzare una forte critica (soprattutto pensando allo smarrimento di valori culturali operato da DS e poi PD, su cui il “renzismo” ha affondato le sue radici), è un’arma destinata ad attirare consensi per chi guarda a sinistra senza dimenticare gli errori degli ultimi venti anni.

“Liberi ed Uguali”, tuttavia, per potersi presentare in modo credibile a quel tipo di elettori deve sciogliere alcuni nodi fondamentali, il primo dei quali è dato dalla composizione delle liste nelle varie città con esplicito riferimento alle candidature più forti che metterà in campo.

Sarebbe opportuno che uomini che hanno ricoperto importanti e prestigiosi incarichi in questi decenni, al governo o nelle principali amministrazioni periferiche, lasciassero generosamente spazio ad energie nuove, possibilmente meno compromesse o quantomeno più disponibili a fare una consistente autocritica, fin qui apparsa assente nei ragionamenti di troppi.

Il rischio, infatti, sarebbe quello di apparire all’elettorato nelle vesti della vecchia élite in cerca di vendetta verso Matteo Renzi, assolvendo di fatto le proprie scelte sbagliate o, talvolta, troppo blande nei confronti di una trasformazione economica neoliberista alla quale non si è stati capaci di porre un argine, sia in termini ideologici che di concrete leggi approvate.

Persone come Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani, ad esempio, hanno incarnato l’idea di una sinistra riformista che, una volta al governo del Paese, ha assecondato passivamente la progressiva precarizzazione del lavoro, la formazione di enormi disuguaglianze sociali e un distacco forte con le anime più popolari della sinistra storica.

Mentre D’Alema appare protagonista di un’epoca storica ormai passata, molto controversa e difficilmente rinnovabile nel presente, il secondo, con responsabilità più recenti, ha sostenuto per ben tre anni in Parlamento il Governo guidato dall’ex Sindaco di Firenze, pur criticandolo quasi quotidianamente e capeggiando la minoranza interna del partito; la storia, in effetti, sarebbe stata ben diversa, almeno per lui e chi lo seguiva, se una chiara e coraggiosa mozione di sfiducia fosse stata presentata e votata, assumendosi, anni prima di quanto poi abbia fatto, l’onere di abbandonare un partito con cui nulla più sentiva di condividere.

Tralasciando le figure nazionali più rappresentative di questa storia, c’è poi un caso che, al pari di questi,  rischia di diventare una pesante pregiudiziale per chi vorrà sostenere la lista di Pietro Grasso; e quest’ultimo si pone, ironia della sorte, nell’unica grande città italiana non guidata attualmente da un Sindaco del PD o del Movimento 5 Stelle, cioè Napoli.

Ci riferiamo ad Antonio Bassolino, ex Sindaco del capoluogo partenopeo ed ex Presidente della Regione Campania.

Secondo indiscrezioni di stampa (non sappiamo quanto realistiche), dopo essere recentemente uscito dal Partito Democratico, sarebbe intenzionato ad aderire alla lista “Liberi ed Uguali”, di cui ha apprezzato pubblicamente la nascita, coltivando il desiderio di candidarsi nelle sue fila e tornare così in Parlamento.

A ben guardare, sarebbe, con molta probabilità, un clamoroso autogol da parte di chi aspira a portare una ventata di novità nella politica nazionale, pur richiamandosi saldamente ad una tradizione storica di sinistra da coniugare sapientemente con le nuove dinamiche sociali ed economiche.

Ecco perché.

  • La rottamazione intesa come pregiudiziale politica basata esclusivamente sull’aspetto anagrafico è un concetto da rifiutare; la politiche si nutre di idee e non di date di nascita. Se questo è vero, è importante anche evitare l’esatto opposto, cioè pensare che esistano uomini per tutte le stagioni o che per fare politica occorra sempre e comunque stare nelle istituzioni. La politica, non si dimentichi, non dovrebbe mai diventare un mestiere ma restare sempre e comunque un servizio, svolto per un periodo transitorio, in attesa che altri possano dire la loro. Bassolino è stato nelle istituzioni per decenni: in Parlamento da giovane deputato, al Comune di Napoli da Sindaco, in Regione Campania da Presidente. Tutti incarichi duraturi, di prestigio e notevole responsabilità. Sarebbe auspicabile, da parte sua, limitarsi (se lo volesse) a dare un contributo di tipo intellettuale restando lontano dal vivo impegno elettorale e istituzionale.
  • Il peso dell’enorme crisi dei rifiuti vissuta in Campania è ancora relativamente recente e resterà senza dubbi tra le pagine più nere della nostra storia. Ovviamente, disastri di quella portata non hanno mai un unico responsabile e sarebbe moralmente ingiusto trovarne uno in Antonio Bassolino. Detto questo, non possiamo, allo stesso tempo, correre il rischio di esonerarlo da pesantissime critiche su quanto accaduto. Un Presidente di Regione (per 10 anni), Commissario straordinario del Governo sui rifiuti e ex Sindaco della città più popolosa di quel territorio, trovatosi tra l’altro ad amministrare quel disastro, ambientale ed economico, con un Sindaco (Rosa Russo Jervolino) di cui era stato grande elettore, ha di sicuro forti responsabilità per aver operato scelte sbagliate o, quantomeno, nella migliore delle ipotesi, per non essere stato in grado, attraverso altre possibili mosse (non realizzate), di prevenire un disastro ambientale senza precedenti.
  • Bonifica di Bagnoli: rappresentava il fiore all’occhiello del programma da Sindaco di Napoli al fine di raggiungere l’obiettivo di cambiare lo scenario dell’ex polo siderurgico orientale, riconvertendolo in zona turistica e balneare. Sappiamo tutti come è finita: dopo 30 anni Bagnoli resta un “deserto” incompiuto e, addirittura, le recenti cronache giudiziarie (in cui Bassolino, è bene precisare, è del tutto estraneo) sollevano fortissimi dubbi dei periti del tribunale sulla parte di bonifica già realizzata: centinaia di milioni di euro dei contribuenti spesi e un intervento, incredibilmente, nel complesso da rifare! Bassolino ha inevitabilmente legato il suo nome, da un punto di vista politico, a quella vicenda e il suo esito inglorioso rappresenta, anche per lui, una pesante sconfitta.
  • L’appoggio formale a Matteo Renzi: fermo restando i punti precedenti, anche quando nelle ultime stagioni non ha avuto incarichi amministrativi, Bassolino ha partecipato alla vita del Partito Democratico sposando la svolta renziana e dichiarandosi più volte, durante la recente e sfortunata corsa alle primarie per potersi nuovamente candidare a Sindaco, il vero candidato renziano. Il suo appoggio al congresso, in contrasto con la minoranza interna, lo attesta formalmente. Appare dunque strano che solo adesso, dopo la sconfitta in quella battaglia e il declino dell’ex pemier, Bassolino critichi fortemente Renzi, dal quale non aveva preso le distanze nemmeno dopo il Jobs Act o il referendum costituzionale, a cui aveva votato a favore (mentre la sinistra che oggi confluisce in Liberi ed Eguali votò No).
  • Il ruolo di De Magistris nella nuova sinistra: Bassolino e De Magistris sono, per loro stessa ammissione, antitetici. L’ex Sindaco ha infatti sempre criticato e attaccato fortemente l’attuale amministrazione mentre il secondo, per ben due volte, ha condotto la sua vincente battaglia elettorale in chiave pubblicamente anti-bassoliniana, ritenuta, a torto o a ragione, un’eredità pesante da cui distinguersi. In più, la sinistra che si richiama a “Liberi ed Uguali” sostiene l’attuale Sindaco da anni e, quindi, sarebbe onestamente incomprensibile una candidatura, nelle sue fila, del suo rivale ideologico più forte; allo stesso tempo, sarebbe altrettanto stupefacente non utilizzare, alle prossime elezioni politiche, la forza elettorale di De Magistris nell’unica grande città politicamente non allineata alle logiche di sistema (PD) o anti-sistema (5 Stelle).

Il ragionamento può quindi concludersi qui.

Pietro Grasso, ma anche Laura Boldrini, Nicola Fratoianni, Pippo Civati, Sergio Cofferati ed altri hanno discrete possibilità e sufficiente autorevolezza per raggiungere un importante risultato, quello di dimostrare, sia numericamente che politicamente, che la sinistra (pur non in grado di competere per il governo del paese) non solo non è morta, ma è in grado di offrire  ancora uno spazio a chi non vorrà votare PD, 5 Stelle o Berlusconi.

Tuttavia, la nascita del movimento “Liberi ed Uguali” sarà tanto più credibile quanto più sarà chiaro che guarda al futuro prendendo le distanze da errori grossi fatti in questi anni e che hanno portato la sinistra all’attuale ruolo marginale (in Italia come in Europa), sul piano politico ed ideologico.

Se all’auspicabile credibilità e coerenza si sostituirà invece una deprecabile ambiguità o, peggio, un opportunismo del momento, con il ritorno di personaggi dal passato ingombrante e storicamente non esaltante, c’è da scommettere che le file del già notevole astensionismo, anche a sinistra, non avranno più argini, compromettendo sul nascere un progetto dai presupposti interessanti.