Era la banca dove ai lavoratori dell’Italsider veniva accreditato lo stipendio, dove depositavano i loro risparmi o prelevavano contanti. Per anni, dopo la chiusura del colosso metallurgico di Bagnoli, ha vissuto nel più totale abbandono, sorte condivisa con numerose altre strutture dell’ex cittadina industriale (basti ricordare lo storico teatro Ferropoli) non funzionali al progetto di riqualificazione. Il 2 giugno, mentre a Roma si celebrava la farsa della parata ‘austera’ per la festa della Repubblica, un gruppo di cittadini e organizzazioni legate al territorio ha deciso di restituire vita a questo spazio, convertendolo da simbolo dell’economia di mercato e delle speculazioni finanziarie a strumento di condivisione e confronto di esperienze, laboratorio d’idee. Una risposta concreta al bisogno di costruire dal basso nuove forme di partecipazione alla vita sociale.

Nasce così su via Coroglio, a pochi metri dall'ingresso dell'ex acciaieria, ‘Bancarotta’, un luogo dove pensare e attuare una rete di relazioni imperniate sulla cooperazione, la diffusione del sapere, la solidarietà e la partecipazione. Un progetto partito tra mille difficoltà, si trattava infatti di valutare la concreta possibilità di utilizzo di una struttura fatiscente, senza acqua né luce, immersa in un labirinto di erbacce. Il lavoro e la forza di volontà degli occupanti ha reso l’edificio, nel giro di pochi giorni, non solo agibile, ma pronto a ospitare una serie di attività che, senza soluzione di continuità, da due settimane segnano  il calendario di Bancarotta. Concerti, dibattiti aperti alla cittadinanza su temi strettamente legati al territorio (il processo Eternit e la riqualificazione di Bagnoli), assemblee organizzative e una serie di attività in cantiere, dalla ciclofficina popolare ai corsi di yoga e abilità aeree rendono lo spazio liberato sempre più punto di riferimento per gli abitanti dell’area flegrea e non solo. Una presenza radicata sul territorio è condizione imprescindibile per scongiurare l’ipotesi di sgombero. Una minaccia che è sempre dietro l’angolo, essendo la struttura sotto la giurisdizione di Bagnolifutura. Per il momento l’amministrazione comunale resta alla finestra. De Magistris imperniò la trionfale campagna elettorale di un anno fa sui beni comuni e la necessità di una democrazia partecipativaa, chiudere Bancarotta rappresenterebbe una caduta di credibilità che la giunta

(almeno fino al rimpasto e l’apertura al Pd, prevista per settembre) non può permettersi.

chiediamo la definitiva bonifica del mare e dei terreni, la realizzazione del grande parco verde e della spiaggia pubblica e il coinvolgimento dei cittadini sui processi decisionali che riguarderanno l’area

Comunicato Bancarotta
Bancarotta si batte perché la riqualificazione dell’area ex Italsider rappresenti un reale momento di crescita sociale e culturale, non solo un grande business. "Poche e precise idee – affermano gli occupanti – identificano il nostro operato:chiediamo la definitiva bonifica del mare e dei terreni, la realizzazione del grande parco verde e della spiaggia pubblica, su cui si sta muovendo la campagna ‘Una spiaggia per tutti’, e il coinvolgimento dei cittadini sui processi decisionali che riguarderanno l’area. Il modello di sviluppo politico, economico e sociale portato avanti fino ad ora è fallito".

L’alternativa è, dunque, un nuovo modello di sviluppo che tagli i ponti con l’economia di mercato, con una politica assoggettata alle banche e che renda i cittadini consapevoli attori delle decisioni che riguardano il territorio in cui vivono. Bagnoli rappresenta un caso emblematico dell’insostenibilità di scelte calate dall’alto, non concordate con la popolazione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: vent’anni di opere di riconversione, decine di milioni di euro bruciati, una bonifica realizzata solo in minima parte, cantieri bloccati (come il Parco dello Sport, fiore all’occhiello di Bagnolifutura, che non sarà completato prima di dicembre) e una spiaggia inagibile. E’ arrivato il momento di cambiare strada.